Ieri, 14 Luglio si festeggiava l’anniversario dell’assalto alla Bastiglia, un evento storico importantissimo nella rivoluzione francese che segnava la fine dell’Ancien Régime, un momento spartiacque per la Francia e per il mondo intero avvenuto nel 1789. Una data importante per la storia ma per chi è cresciuto a pane e anime, il 14 luglio rievoca immediatamente i pomeriggi passati davanti alla TV con due cult assoluti dell’animazione giapponese arrivati sui nostri schermi nei primi anni Ottanta: Il tulipano nero – La stella della Senna e l’intramontabile Lady Oscar.
Pur con evidenti differenze di spessore e stile, le due serie condividono la stessa cornice storica e una figura chiave: la Regina Maria Antonietta. È affascinante notare come la sfortunata sovrana austriaca diventi il perno di due narrazioni parallele. Entrambi i titoli mescolano sapientemente realtà e finzione, ma è soprattutto Lady Oscar a elevare questo mix, incastonando vicende reali in una trama romanzata che rende gli eventi storici incredibilmente vicini e tangibili.
I due anime debuttano in Italia a poca distanza l’uno dall’altro: Lady Oscar sbarca sulle TV locali il 3 ottobre 1982, mentre Il tulipano nero arriva su Italia 1 nel gennaio del 1984. Entrambi mettono al centro figure femminili coraggiose che si muovono nella tempesta della Rivoluzione. Tuttavia, il divario tecnico e narrativo pende decisamente a favore delle avventure di Oscar François de Jarjayes, diventate una pietra miliare dell’animazione nel nostro Paese ancora oggi amatissimo dai fan.
Ma se Lady Oscar è abbastanza scolpito nella mente di tutti, Il tulipano nero probabilmente necessita di un rinfresco e quindi, facciamo un piccolo passo indietro per dare una mano alla memoria così da rispolverare quei ricordi che col tempo sono diventati più sfocati per il grande pubblico.
La stella della Senna
Prodotta da Unimax e Sunrise (lo storico studio dietro colossi come Gundam e Daitarn 3), questa serie nasce direttamente come progetto televisivo, a cui solo in seguito seguirà un adattamento manga rimasto incompiuto.
Il cast tecnico della serie è di tutto rispetto: soggetto di Mitsuru Kaneko, regia firmata nientemeno che dal papà di Gundam, Yoshiyuki Tomino (affiancato da Masaki Osumi), character design di Akio Sugino. L’anime racconta la storia di Simone Lorène. figlia segreta dell’imperatore Francesco I e quindi sorellastra di Maria Antonietta, anche se cresce con due fiorai ignara delle sue origini nobili. Il solo a conoscere la verità è il Conte de Vaudreuil, che la prende sotto la sua ala e le insegna ad usare la spada.
Quando i genitori adottivi vengono uccisi dai soprusi della nobiltà, il conte adotta Simone per sottrarla ai pericoli di corte. Ma quando anche il nobile tutore cade in un’imboscata, la ragazza decide di agire: indossa una maschera e, con il nome di Stella della Senna, inizia a combattere i potenti corrotti insieme al fratello adottivo, che nei panni del Tulipano Nero le fa da spalla.
Tra un duello e l’altro si arriva al climax: Simone scopre il legame di sangue con Maria Antonietta proprio mentre la rivoluzione bussa alle porte di Parigi. Combattuta tra la fedeltà ai suoi ideali di giustizia e il desiderio di salvare la sorellastra, Simone assisterà impotente al crollo della monarchia. Poco prima che la regina salga al patibolo, le prometterà solennemente di proteggere e crescere i suoi figli lontano dai veleni della corte.
Lady Oscar (La rosa di Versailles)
Nato dalla penna di Riyoko Ikeda come manga di clamoroso successo e poi trasposto in anime, questo capolavoro assoluto debutta in Italia nel 1982, conquistando immediatamente intere generazioni.
La trama è impressa nella memoria collettiva: il Generale de Jarjayes, desideroso di un erede maschio, decide di crescere l’ultima figlia come un soldato. Oscar diventa così una spadaccina formidabile e assume il comando della Guardia Reale. Gran parte degli episodi si snoda a Versailles, ricostruendo minuziosamente gli anni precedenti alla presa della Bastiglia. Accanto a Oscar si muovono personaggi storici e di fantasia: Maria Antonietta, il conte svedese Fersen, la calcolatrice Duchessa di Polignac, la giovane Rosalie e l’intrigante Jeanne Valois, artefice del celebre scandalo della collana che screditò la regina.
A tenere incollati gli spettatori sono soprattutto i tormenti sentimentali: l’amore proibito tra la Regina e Fersen (da cui anche Oscar è segretamente attratta) e lo straziante sentimento di André, l’amico d’infanzia che ama Oscar in silenzio per una vita intera, venendo ricambiato solo alle soglie della fine. Sullo sfondo, la tensione sociale cresce fino all’esplosione del 14 luglio 1789. André muore sul campo, seguito il giorno dopo da Oscar durante l’assalto alla Bastiglia. Un finale tragico, sublimato dai disegni del leggendario Shingo Araki e da una colonna sonora indimenticabile, che ha reso quest’opera un cult assoluto in Italia (mentre in patria, ironicamente, la serie animata fu inizialmente un insuccesso commerciale).
Nonostante qualche alleggerimento e censura nei dialoghi adattati per il nostro pubblico, Lady Oscar è entrata di diritto nel nostro immaginario culturale, complice anche la storica sigla dei Cavalieri del Re. Nei primi anni Novanta, l’anime è tornato in replica con un nuovo montaggio e la celebre sigla Una spada per Lady Oscar interpretata in prima battuta da Enzo Draghi (voce di Mirko dei BeeHive nel celebre Kiss me Licia e successivi telefilm prodotti da Mediaset a suo tempo) e successivamente da Cristina D’Avena.
Punti di contatto e curiosità
L’anime de La Stella della Senna nacque in Giappone proprio per sfruttare l’enorme popolarità del manga di Riyoko Ikeda, mentre lo studio di produzione attendeva i diritti per poter animare “La rosa di Versailles”. Di fatto, Lady Oscar è stata prodotta dopo, ma in Italia la programmazione è arrivata invertita (un po’ come accadde con i robot di Go Nagai), senza comunque intaccare la comprensione delle storie, che restano del tutto indipendenti.
Un dettaglio curioso riguarda il titolo italiano Il Tulipano Nero. La scelta di focalizzarsi sul comprimario maschile piuttosto che sulla protagonista femminile fu dettata da ragioni commerciali: la Rai aveva trasmesso con successo uno sceneggiato con lo stesso nome, e il pubblico ricordava bene il celebre film del 1964 con Alain Delon ambientato nella stessa epoca. Solo in seguito la titolazione fu corretta in Il tulipano nero – La stella della Senna.
Un paragone qualitativo tra le due opere è quasi impossibile. Da un lato abbiamo i disegni monumentali e fluidi di Shingo Araki (già noto per Goldrake e futuro character designer de I Cavalieri dello Zodiaco), dall’altro un prodotto visivamente più semplice, pensato per un target di giovanissimi.
L’unico, vero filo conduttore tutto italiano tra i due anime sta nel doppiaggio: sia Simone che Oscar hanno la voce della straordinaria Cinzia De Carolis, nota anche per aver dato vita a Bia e a Maisha in Galaxy Express 999.
Le memorabili sigle di queste serie meriterebbero un capitolo a parte, ma per oggi ci fermiamo qui. Ci torneremo sicuramente in un prossimo articolo.