di Giovanni Moffa
L’acquisto della prima casa, per i giovani, ha sempre sancito l’ingresso nell’età adulta. Il rogito, le chiavi in mano, il profumo di vernice fresca segnavano e segnano uno stacco netto con la vita nella casa di famiglia.
Oggi, per la generazione dei nati tra la fine degli anni ’80 e i primi del 2000, l’acquisto della prima casa assomiglia sempre più ad una scalata estrema.
I dati del 2025 parlano chiaro. I giovani comprano, sì, ma lo fanno accettando compromessi drastici su due aspetti opposti: i metri quadri (che diminuiscono) e la durata del debito (che si allunga).
Il mercato immobiliare odierno ha imposto una dieta forzata alle planimetrie. Se vent’anni fa una giovane coppia puntava con relativa serenità a un appartamento di 90-100 metri quadri, oggi la realtà nelle grandi aree metropolitane è dominata dal monolocale e dal bilocale.
A Milano, quasi il 50% delle compravendite riguarda ormai abitazioni di piccole dimensioni. La tendenza è figlia di una forbice che non accenna a chiudersi: da un lato gli stipendi medi che per gli under 30 faticano a superare i 1.200-1.400 euro netti; dall’altro i prezzi al metro quadro che nelle città motore dell’economia sono cresciuti del 10-15% rispetto al periodo pre-pandemia.
Il risultato è una generazione che vive in spazi “ottimizzati”, dove il soggiorno è anche ufficio e la camera da letto stenta a contenere un armadio a quattro ante.
Per compensare l’aumento dei prezzi e l’erosione del potere d’acquisto, la strategia degli istituti di credito è quella di allungare le durate dei mutui per rendere le rate più sostenibili.
Indebitarsi a trent’anni significa, oggi, proiettare l’ultima rata a ridosso dell’età pensionabile. Nonostante il recente calo dei tassi della BCE rispetto ai picchi del 2023-2024, il costo del denaro resta un ostacolo per chi non possiede un capitale iniziale solido.
In questo scenario, la differenza la fa ancora una volta il patrimonio di famiglia. Quasi un giovane su tre riesce a concludere l’acquisto solo grazie al supporto economico dei genitori e/o i nonni (il cosiddetto “anticipo” o la garanzia fideiussoria).
Se la tendenza non dovesse invertirsi il rischio è che la proprietà della casa diventi un privilegio per pochi. Per molti altri, la scelta resterà confinata tra un affitto che divora metà dello stipendio o un micro-appartamento pagato a rate per tutta la vita lavorativa.