La Procura di Potenza ha riaperto le indagini sull’omicidio di Elisa Claps, la studentessa sedicenne scomparsa il 12 settembre 1993 e ritrovata senza vita nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità nel marzo del 2010. Il nuovo fascicolo, aperto contro ignoti, ipotizza il reato di concorso in omicidio con Danilo Restivo, già condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per il delitto.
L’obiettivo degli inquirenti è fare piena luce sulle circostanze che hanno permesso di occultare il corpo della giovane per quasi diciassette anni e verificare se altre persone abbiano avuto un ruolo nell’omicidio o nell’occultamento del cadavere. Negli ultimi mesi i Carabinieri del Ris hanno eseguito nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti raccolti sulla scena del crimine e all’interno del sottotetto della chiesa, sfruttando anche tecnologie investigative più avanzate rispetto al passato.
La riapertura dell’inchiesta era stata annunciata dal fratello della vittima, Gildo Claps, durante una puntata della trasmissione “Chi l’ha visto?”. La notizia è stata poi confermata dal procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, che ha spiegato come il fascicolo sia aperto da circa due anni e sia finalizzato ad approfondire l’ipotesi dell’esistenza di eventuali complici.
Danilo Restivo era stato individuato fin dall’inizio come il principale sospettato, essendo l’ultima persona ad aver visto Elisa viva il giorno della sua scomparsa. Secondo la ricostruzione processuale, dopo un approccio respinto dalla ragazza, l’uomo l’avrebbe uccisa colpendola tredici volte con un’arma da taglio. Poche ore dopo si presentò al pronto soccorso con una ferita alla mano e gli abiti sporchi di sangue, sostenendo di essersi ferito accidentalmente in un cantiere vicino alla chiesa, una versione che non convinse gli investigatori.
Nel 2014 la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 30 anni di carcere per Restivo, già detenuto nel Regno Unito per l’omicidio di Heather Barnett, assassinata nel 2002 a Bournemouth. Nelle motivazioni della sentenza italiana veniva evidenziata anche la possibilità che il condannato avesse beneficiato negli anni di silenzi, omertà o complicità, un’ipotesi da sempre sostenuta dalla famiglia Claps.
Il procuratore Falvo ha ribadito l’importanza di proseguire le indagini per arrivare a una verità completa, sottolineando che, nonostante il tempo trascorso, il reato di omicidio non è prescritto. Diversa la situazione per altri eventuali reati collegati all’occultamento del cadavere, che potrebbero invece essere caduti in prescrizione.
La famiglia di Elisa continua a chiedere che venga accertata ogni responsabilità. Gildo Claps ha espresso apprezzamento per il lavoro della Procura di Potenza e degli investigatori che hanno deciso di riaprire il caso, mentre la madre Filomena Iemma ha rinnovato le proprie critiche verso le autorità ecclesiastiche locali, accusandole di non aver fatto abbastanza negli anni successivi alla scomparsa della figlia.
Le nuove indagini puntano ora a chiarire se Danilo Restivo abbia agito da solo oppure se qualcuno lo abbia aiutato, direttamente o indirettamente, a nascondere il corpo di Elisa e a ostacolare la ricerca della verità per così tanto tempo.