90 views 24 mins 0 comments

Charles de Gaulle

Di — In Senza categoria
Settembre 20, 2026

Charles André Joseph Marie de Gaulle, comunemente chiamato il Generale de Gaulle, nacque a Lilla in una famiglia cattolica e fortemente nazionalista, di origine aristocratica, de Gaulle era figlio di un professore di storia e letteratura, Henri de Gaulle (1848-1932), che gli fece scoprire il nazionalismo, e di Jeanne Maillot (1860-1940). Il nonno paterno Julien Philippe era storico e scrittore. Charles de Gaulle era il terzo figlio ed aveva tre fratelli e una sorella. Terminati gli studi secondari presso un collegio dei gesuiti stabilitosi al Castello di Antoing, nel 1909 entrò alla scuola militare di Saint-Cyr; nell’ottobre 1912 fu promosso sottotenente e assegnato al 33º reggimento di fanteria, allora comandato dal colonnello Philippe Pétain.

Terminati gli studi secondari presso un collegio dei gesuiti stabilitosi al Castello di Antoing, nel 1909 entrò alla scuola militare di Saint-Cyr; nell’ottobre 1912 fu promosso sottotenente e assegnato al 33º reggimento di fanteria, allora comandato dal colonnello Philippe Pétain. Combatté nella prima guerra mondiale con il grado di tenente nella 11ª compagnia del 33º reggimento di fanteria di Arras. Il 15 agosto 1914 fu ferito durante la battaglia di Dinant, il 15 ottobre 1914 ottenne il comando della 8ª compagnia e ad inizio dicembre assunse il comando del 33º reggimento.

Il 18 gennaio 1915 ricevette la Croix de guerre e il 10 febbraio fu promosso capitano. Il 6 marzo fu ferito superficialmente a un orecchio e il 10 marzo a una mano a Mesnil-les-Hurlus, venne quindi ospedalizzato. All’inizio di agosto prese il comando della 10ª compagnia e il 3 settembre il grado di capitano diventò definitivo. Il 26 febbraio 1916 il 33º reggimento di fanteria era a Verdun e partecipò alla battaglia. La 10ª compagnia fu circondata dal nemico nei pressi del fort Douaumont, il 2 marzo fu ferito a una coscia e dato per disperso. Fatto prigioniero fu curato all’ospedale di Magonza. Restò prigioniero fino al termine del conflitto. Durante i due anni di prigionia conobbe un giovane sottotenente russo, il futuro generale sovietico Michail Tuchačevskij e tentò per ben 5 volte di evadere; rientrò in Francia nel dicembre 1918. Nel 1919 e 1920 partecipò alla campagna di Polonia con il generale Weygand e prese parte alle operazioni militari condotte dal generale polacco Edward Rydz-Śmigły. Questa esperienza gli valse una citazione da parte del Ministero della Guerra francese e la Virtuti militari polacca.

Nel 1921 ottenne l’incarico di professore di storia militare alla scuola militare di Saint-Cyr. Tra le due guerre la sua carriera militare conobbe alti e bassi, ma si rivelò comunque piuttosto rapida. Divenne famoso (e controverso) per due proposte: la formazione di un esercito professionale, al posto della leva, e la sua passione per il carro armato, arma di cui divenne uno dei maggiori teorici francesi.

Il 7 aprile 1921 sposò Yvonne Charlotte Anne Marie Vendroux, da cui ebbe tre figli:

  • Philippe de Gaulle (1921-2024), ammiraglio e senatore, sposato con Henriette de Montalembert de Cers (1929-2014), da cui avrà quattro figli: Charles de Gaulle (1948-vivente), Yves de Gaulle (1951-vivente), Jean de Gaulle (1953-vivente) e Pierre de Gaulle (1963-vivente);
  • Élisabeth de Gaulle (1924-2013), moNel Regno Unito, Churchill sostenne de Gaulle come voce della Francia anti-nazista, contro il parere del suo governo che avrebbe preferito personaggi più di spicco. Alla fine passò la scelta di de Gaulle, e la BBC trasmise l’appello del 18 giugno ai francesi, da Londra, esortandoli a resistere ai tedeschi e alla richiesta di armistizio avanzata dal governo Pétain: fu il segnale d’inizio della resistenza francese ai nazisti.
  • Mentre in Francia il Regime di Vichy lo condannava a morte in contumacia per tradimento, in luglio de Gaulle, al sicuro in Gran Bretagna, cominciò a organizzare France libre (Francia libera). All’inizio si trattava di suscitare la resistenza ai tedeschi a partire dai possedimenti coloniali, che la madrepatria aveva più difficoltà a controllare; queste forze vennero poi collegate alle forze di resistenza francesi, e France libre divenne France combattante.
  • In quegli anni de Gaulle fu imposto come rappresentante della Francia libera di fronte al mondo in generale e all’Inghilterra in particolare, anche grazie alla preziosa collaborazione del Capitano Teyssot, suo “assistente” dal 1942 al 1944. La sua preoccupazione era quella di salvaguardare fin dall’inizio gli interessi e l’immagine della Francia sconfitta durante e dopo il conflitto, a partire dalla garanzia del mantenimento dei possedimenti coloniali, senza perdere di vista un momento l’onore e la grandeur francesi. Per garantire l’indipendenza della propria organizzazione, de Gaulle volle che gli stessi aiuti finanziari che il Regno Unito forniva a France Libre fossero rimborsabili – e furono effettivamente rimborsati molto prima della fine della guerra.glie del generale Alain de Boissieu (1914-2006), da cui avrà una figlia: Anne de Boissieu (1959-vivente);
  • Anne de Gaulle (1928-1948), affetta da trisomia 21 a cui è dedicata la Fondation Anne-de-Gaulle

 Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell’entrata in guerra della Francia, sottolineò l’insufficienza della difesa, ma non venne preso in considerazione. Promosso generale di brigata a titolo provvisorio, il 6 giugno 1940 entrò nel governo di Paul Reynaud come sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale. De Gaulle si oppose all’armistizio con i tedeschi e lasciò la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.

I rapporti di de Gaulle con Churchill erano spesso conflittuali e competitivi, ma sempre sostenuti da un forte rispetto reciproco. Altra era la situazione con Roosevelt: i due, provenienti da due diverse tradizioni politiche, si detestavano, e una battuta di de Gaulle con Churchill spiega in parte l’atteggiamento francese di fronte all’arroganza dello statunitense: “Sono troppo povero per inchinarmi”. Malgrado la scarsa collaborazione degli alleati, de Gaulle riuscì a sbarcare ad Algeri nel maggio 1943. Lì creò con il generale Henri Giraud il Comitato francese di Liberazione nazionale (CFLN), per unificare la direzione dell’Impero liberato, e ne venne posto presto al comando. Nel giugno 1944 il CFLN prese il nome di “Governo provvisorio della Repubblica francese” (GPRF) e arrivò a Parigi liberata il 25 agosto 1944. Il 21 aprile 1944, con un’ordinanza del Comitato francese di Liberazione nazionale, de Gaulle accordò il diritto di voto alle donne; questo diritto fu confermato in seguito da un’altra ordinanza del 5 ottobre del Governo provvisorio della Repubblica francese; le donne votarono per la prima volta in occasione delle elezioni municipali il 23 aprile 1945. Con la Liberazione de Gaulle avviò varie riforme, dalle nazionalizzazioni all’istituzione di un sistema di sicurezza sociale moderno. Dal 3 giugno 1944 al 2 novembre 1945 fu capo del governo provvisorio, e dal 2 novembre 1945 al 20 gennaio 1946 presidente del consiglio. Ma la politica riprese il suo spazio e i suoi tempi, e l’uomo era impaziente e non approvava la costituzione della Quarta repubblica.

Così nel gennaio 1946 de Gaulle si dimise e rifiutò la proposta del capo del governo di elevarlo nell’aprile di quell’anno al rango di maresciallo di Francia.

Nel 1947 fondò il suo movimento politico, il Rassemblement du Peuple Français (RPF), con l’obiettivo di trasformare la politica francese. Esso raccolse grandi consensi elettorali tra il 1947 e il 1948 (35% dei voti alle municipali, 42% tra i senatori eletti), tuttavia rigettando in blocco il sistema della Quarta Repubblica. Nel 1951 l’RPF ottenne il 22,3 % dei suffragi e 117 deputati, ma già l’anno successivo ne perse prima 27, e poi 55, che aderirono ad altri partiti. Progressivamente perse quindi importanza, e alle elezioni municipali del 1953 l’RPF perse metà dei propri voti.

Scontento dei risultati, de Gaulle si ritirò dalla vita politica nel 1953 rimanendo appartato a Colombey-les-deux-Eglises, mentre di fatto il partito venne messo “in sonno” nel 1955. Gli restarono accanto i sostenitori più fedeli come Jacques Chaban-Delmas, Michel Debré, Jacques Foccart, Roger Frey, Olivier Guichard e André Malraux, i cosiddetti “baroni del gollismo” che avranno un ruolo eminente negli anni successivi. Rientrò in scena allorché la crisi delle dominazioni coloniali successiva alla fine della guerra bussò anche alle porte della Francia. I fallimenti in Indocina e in Algeria travolsero la Quarta Repubblica, in particolare la vicenda algerina, gestita in modo maldestro dai governi di coalizione e causa principale della crisi costituzionale del maggio 1958. Infatti il governo di Pierre Pflimlin, che si era installato il 14 maggio, si dimise il 28 maggio. Nel frattempo de Gaulle, con la dichiarazione del 15 maggio, si dichiarò pronto ad assumere i poteri della Repubblica e, nella conferenza stampa del 19 maggio, confermò la sua volontà di rendersi utile per il Paese ma in un quadro strettamente legale e nel rispetto delle libertà pubbliche. Il 29 maggio il presidente René Coty fece appello “al più illustre dei francesi”. De Gaulle accettò e il 1º giugno 1958 formò il governo e il giorno dopo ottenne i pieni poteri dall’Assemblea nazionale francese e divenne Presidente del Consiglio, con poteri quasi equivalenti a quelli della prima Costituente.

Come aveva annunciato, utilizzò questo potere per far redigere una nuova Costituzione sulla base delle idee enunciate nel discorso di Bayeux. Questa Costituzione mirava a esautorare la dialettica parlamentare, che egli stesso definiva la “dittatura parlamentare” (cioè quell’assetto istituzionale per il quale il potere di veto delle minoranze parlamentari, in un’Assemblea estremamente frazionata e rissosa, finisce per paralizzare le possibilità di azione dell’esecutivo, condanna i governi all’instabilità e genera una politica caotica), prevedendo una notevole concentrazione di poteri nelle mani dell’esecutivo (Presidente della Repubblica e governo da lui nominato) a discapito del Parlamento. Il presidente della Repubblica, in base agli articoli 6 e 7 della Costituzione, è eletto da un collegio di grandi elettori.

Charles de Gaulle
Charles de Gaulle, il 25 agosto 1944, sulla Place de l’Hôtel-de-Ville mentre pronuncia la sua famosa frase: Parigi, Parigi oltraggiata! Parigi spezzata, Parigi martirizzata ma Parigi liberata!)».

La nuova Costituzione, approvata con il 79,25% di voti favorevoli nella Francia metropolitana al referendum del 28 settembre, segnò il passaggio della Francia alla Quinta Repubblica con i poteri dell’esecutivo fortemente rafforzati. Le elezioni dell’Assemblea nazionale del 23 e 30 novembre (rispettivamente, primo e secondo turno elettorale) accordarono una larga maggioranza ai partiti gollisti. Il 21 dicembre de Gaulle fu eletto Presidente della Repubblica con oltre il 78% dei voti dei grandi elettori. L’8 gennaio 1959 all’Eliseo avvenne il passaggio delle consegne con René Coty, l’ultimo presidente della Quarta Repubblica. Nel 1958 de Gaulle fu nominato Persona dell’anno dalla rivista statunitense Time, secondo e sinora ultimo francese a essere nominato dalla rivista.

Assunta la presidenza, de Gaulle perseguì quelli che considerava gli obiettivi strategici della Francia:

  • misure economiche di sostegno all’economia, con l’introduzione del nuovo franco;
  • forte affermazione, nel pieno della guerra fredda, dell’indipendenza della Francia sia dal blocco sovietico, sia dal dominio statunitense sull’Europa, a questo scopo dotò la Francia di proprie risorse nucleari, la force de frappe e pose il veto per due volte all’ingresso del Regno Unito nella CEE, considerato la longa manus degli USA in Europa. Nel 1964 la Francia riconobbe la Repubblica Popolare Cinese;
  • concessione dell’indipendenza all’Algeria, nel 1962, sulla base di due referendum popolari: sugli accordi di Évian e d’autodeterminazione dell’Algeria, nella forte consapevolezza che la guerra d’Algeria non poteva essere vinta, nonostante la forte e violenta opposizione di una parte dei francesi: le rivolte dei pieds-noirs, il terrorismo dell’OAS come nel caso dell’attentato di Pont-sur-Seine, il tentativo di putsch dei generali di Algeri nell’aprile del 1961 e gli attentati contro la stessa persona di de Gaulle, in particolare il 22 agosto 1962, quando il generale sfuggì a un attentato a Clamart insieme alla moglie, al genero (all’epoca colonnello) Alain de Boissieu e all’autista, perpetrato dall’OAS e organizzato da Jean-Marie Bastien-Thiry, che per questo motivo fu l’ultimo condannato a morte per fucilazione, la pena di morte in Francia avveniva unicamente tramite la ghigliottina, tranne nei casi di crimini contro la sovranità dello stato nei quali era prevista la fucilazione. Nel 1962 de Gaulle propose un emendamento agli articoli 6 e 7 della Costituzione per consentire l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, nonostante la forte opposizione di quasi tutte le forze politiche rappresentate all’Assemblea nazionale. Di fronte a ciò, la procedura di riforma costituzionale (che, regolata dall’articolo 89 della Costituzione, richiedeva – e tuttora richiede – almeno un’approvazione a maggioranza di entrambe le camere) si rivelò irta di ostacoli. Charles de Gaulle decise allora di ricorrere al potere presidenziale – previsto dall’articolo 11 della Costituzione – di indire un referendum popolare su proposta del governo concernente, tra l’altro, un progetto di legge riguardante l’organizzazione dei pubblici poteri.
  • L’Assemblea nazionale, per reazione al “colpo di mano” del presidente, sfiduciò il governo di Georges Pompidou (5 ottobre) e de Gaulle decise d’indire nuove elezioni. Anche se la forzatura della norma costituzionale era abbastanza evidente (l’articolo 11 si riferisce a leggi ordinarie, mentre le riforme della costituzione richiedono la procedura “rinforzata” di cui all’articolo 89), il 28 ottobre l’emendamento venne approvato dal corpo elettorale, con il 62,25% dei voti. Le successive elezioni politiche del 18 e 25 novembre videro una notevole affermazione gollista.
  • Adito dal Presidente del Senato il Conseil Constitutionnel (6 novembre 1962) contro tale “forzatura” costituzionale, questo rispose di non essere competente a giudicare questa questione perché il suo compito di giudicare in conformità della Costituzione le leggi organiche e le leggi ordinarie si “ferma” davanti alle leggi adottate dal popolo mediante Referendum. Ciò risultava dallo spirito della Costituzione che aveva fatto del Conseil Constitutionnel un organo regolatore dei pubblici poteri che visiona unicamente le leggi votate dal Parlamento e non anche quelle adottate dal popolo con Referendum, le quali costituiscono l’espressione diretta della sovranità nazionale.
  • Nel 1963 fu uno dei candidati per il Premio Nobel per la letteratura. Nel 1965 si concluse il primo mandato presidenziale di de Gaulle e si svolsero le prime elezioni presidenziali a suffragio universale diretto. Al primo turno de Gaulle si fermò al 44,65% dei voti e fu costretto al turno di ballottaggio da François Mitterrand, secondo con il 31,72% dei voti, anche a causa della candidatura del centrista Jean Lecanuet, terzo con il 15,57% dei voti. Al secondo turno de Gaulle ottenne un nuovo mandato settennale, con il 55,20% dei voti.
  • De Gaulle continuò a promuovere energicamente l’indipendenza e un forte ruolo della Francia in politica estera:
  • mantenne il rifiuto all’entrata della Gran Bretagna nella CEE e sostenne l’Europa delle nazioni contro ogni modello di Europa sovranazionale, immaginandola imperniata sull’asse franco-tedesco ed estesa, in prospettiva, dall’Atlantico agli Urali;
  • condannò l’intervento statunitense contro i comunisti in Vietnam (in questa chiave, nel 1966 ritirò la Francia dal comando militare integrato della NATO ed espulse tutte le basi statunitensi dal territorio francese, pur continuando a partecipare all’Alleanza atlantica);
  • nel 1967 dichiarò l’embargo contro Israele per la guerra dei sei giorni fulmineamente condotta (e vinta) contro l’Egitto, la Siria e la Giordania;
  • nel 1967, durante un viaggio ufficiale in Canada, pronunciò dal balcone del municipio di Montréal – nel Québec francofono, nel Canada francese – la celebre frase Vive le Québec libre! (Viva il Québec libero!).
  • La fase di forte inquietudine sociale culminata nel Maggio francese parve riportare de Gaulle ai tempi dell’appello del 18 giugno o della guerra d’Algeria; inizialmente scelse di allontanarsi da Parigi per incontrare a Baden Baden il generale Jacques Massu, comandante delle forze francesi in Germania. In sua assenza, il primo ministro Georges Pompidou riuscì a padroneggiare la situazione e al rientro di de Gaulle, un milione di sostenitori del gollismo sfilò per Parigi. Il Presidente sciolse l’Assemblea nazionale e stravinse le elezioni del giugno 1968, con il partito gollista che ottenne 294 seggi su 487 e una maggioranza presidenziale di 394 deputati.
  • Ma l’anno dopo il Presidente perse con uno scarto minimo il referendum sulla riforma del Senato e la regionalizzazione, che prevedeva la “costituzionalizzazione delle Regioni come collettività territoriali” e la “riforma del Senato“. Ma dissentirono da lui perfino alcuni autorevoli ex membri del governo come Valéry Giscard d’Estaing, e nell’indire il referendum, de Gaulle preannunciò che, in caso di esito negativo, ne avrebbe tratto tutte le conseguenze del caso. Preso atto dei risultati del referendum, il 28 aprile 1969 annunciò le proprie dimissioni con effetto immediato da mezzogiorno.
  • Per evitare di essere implicato nella campagna elettorale per la sua successione, partì per un soggiorno di un mese (dal 10 maggio al 19 giugno, da dove votò per procura per il nuovo Presidente) in Irlanda, a Sneem (dal 10 al 23 maggio), a Cashel (dal 24 al 3 giugno), a Killarney (dal 4 al 17) e infine a Dublino (17-19 giugno), dove fu ricevuto il 17 giugno dal Presidente della Repubblica d’Irlanda Éamon de Valera all’Áras an Uachtaráin.
  • L’anno successivo, dal 3 al 27 giugno 1970, effettuò un viaggio privato in Spagna, e fu ricevuto dal generale Franco, l’8 giugno a Madrid. De Gaulle in seguito passò la maggior parte del tempo nella sua residenza de La Boisserie a Colombey-les-Deux-Églises, dove lavorò al seguito delle sue Mémoires de guerre, il 18 settembre fu pubblicato il 5° (e ultimo) volume di Discours et messages e il 12 ottobre il 1° volume di Mémoires d’espoir: la morte gli impedirà di completare il 2° volume (solo i primi due capitoli erano pronti per la stampa) e di redigerne il 3°.
  • Il 9 novembre 1970, com’era sua abitudine, il Generale cominciò un solitario nella biblioteca della sua abitazione a Colombey; verso le 19:00 ebbe un malore causato dalla rottura di un aneurisma e morì alle 19:30. Nell’annunciare la sua morte in televisione, il nuovo presidente della Repubblica Georges Pompidou pronunciò la frase: «Françaises, Français, le général de Gaulle est mort. La France est veuve» (“Francesi, Francesi, il generale de Gaulle è morto. La Francia è vedova”).
  • I funerali furono celebrati il 12 novembre 1970 in forma privata a Colombey-les-Deux-Églises, il feretro fu trasportato su un engin blindé de reconnaissance dalla Boisserie verso la chiesa del villaggio, in presenza di una grande folla, di una delegazione dell’Armée française e dei compagni dell’Ordine della Liberazione. Una messa in memoria, in presenza di numerosi capi di Stato stranieri (tra cui Gustav Heinemann, Richard Nixon, Baldovino del Belgio, Carlo, principe di Galles, Giuseppe Saragat e Nikolaj Viktorovič Podgornyj), si tenne nella cattedrale di Notre-Dame.
  • De Gaulle è sepolto nel cimitero di Colombey-les-Deux-Églises, accanto alla figlia Anne e insieme alla moglie Yvonne (morta 9 anni dopo); a qualche metro riposano il genero Alain de Boissieu (1914-2006) e la figlia Elisabeth (1924-2013), il figlio Philippe (1921-2024) e la nuora Henriette (1929-2014)