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Cittadinanza italiana, una possibile svolta riaccende la battaglia legale globale

Di In Politica
Luglio 27, 2026
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Mentre in Italia e in Germania i movimenti sovranisti continuano a guadagnare terreno, seppur con caratteristiche differenti, è soprattutto il tema dell’identità nazionale a dominare il dibattito politico. Se guardiamo alla politica italiana è Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci nel febbraio scorso, a rappresentare la principale novità del panorama conservatore, intercettando una parte dell’elettorato deluso dal centrodestra di governo. D’oltralpe, invece, Alternative für Deutschland guidata da Alice Weidel continua a consolidare la propria crescita nei sondaggi in vista delle prossime elezioni. Entrambi i partiti hanno costruito parte della loro proposta politica sul tema della remigrazione, ossia il ritorno degli immigrati nei Paesi d’origine attraverso accordi bilaterali o multilaterali.

La stretta sulla cittadinanza italiana

Nel marzo 2025, il governo italiano ha introdotto una nuova legge destinata a cambiare radicalmente le regole per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Il provvedimento ha fissato un limite massimo di due generazioni per la trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti residenti all’estero, interrompendo di fatto il percorso di milioni di persone che, soprattutto tra le comunità italiane delle Americhe, stavano già avviando le pratiche per ottenere il passaporto italiano.

Come riportato dalla CNN, la nuova normativa ha colto di sorpresa migliaia di famiglie che avevano già investito tempo e denaro nella ricostruzione dell’albero genealogico e nelle procedure legali necessarie per vedersi riconosciuto un diritto che, fino a quel momento, appariva consolidato.

In un primo momento la Corte Costituzionale aveva confermato la legittimità della legge, respingendo i ricorsi presentati contro il nuovo impianto normativo. Una decisione che aveva provocato la bocciatura di centinaia di cause intentate dai discendenti degli emigrati italiani.

La svolta della Corte Costituzionale

Nelle ultime ore, però, il quadro è cambiato. Secondo quanto riferisce la CNN, la Corte Costituzionale ha sospeso l’esame degli ultimi ricorsi presentati dai giudici italiani e ha deciso di investire della questione la Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a stabilire se la nuova disciplina sia compatibile con il diritto europeo.

Una decisione che gli avvocati impegnati nella battaglia giudiziaria hanno accolto come un importante cambio di rotta.

«È un’inversione di marcia di 180 gradi», ha dichiarato alla CNN l’avvocato Marco Mellone, uno dei legali che hanno sostenuto i ricorsi durante l’udienza dello scorso giugno. Secondo Mellone, il rinvio alla Corte di giustizia rappresenterebbe un’implicita ammissione del fatto che la questione meriti un approfondimento ulteriore.

Sulla stessa linea anche il costituzionalista Corrado Caruso, docente dell’Università di Bologna, secondo il quale il rinvio dimostra che la Corte abbia maturato nuovi dubbi rispetto alla decisione adottata nei mesi precedenti.

Più ottimista ancora Monica Restanio, altra legale coinvolta nel procedimento, che ha definito la decisione «la migliore notizia possibile», sostenendo che la vicenda sia ora completamente riaperta.

La partita si sposta in Europa

Il nodo centrale riguarda il rapporto tra la nuova legge italiana e la giurisprudenza europea maturata negli ultimi decenni.

Come evidenzia la CNN, secondo numerose sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea la cittadinanza non può essere limitata o revocata senza rispettare i principi di proporzionalità, tutela dell’affidamento e valutazione individuale delle singole posizioni.

Proprio su questo punto si concentra il ricorso dei discendenti degli emigrati italiani, convinti che il limite delle due generazioni abbia cancellato, senza alcun periodo transitorio, diritti che fino a quel momento erano riconosciuti dall’ordinamento italiano.

Secondo i ricorrenti, migliaia di persone si sono ritrovate improvvisamente escluse mentre avevano già avviato le procedure amministrative o giudiziarie per ottenere il riconoscimento della cittadinanza.

Cosa può succedere adesso

L’ultima parola spetterà ora alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Se i giudici di Lussemburgo dovessero ritenere incompatibile la legge italiana con il diritto europeo, il provvedimento potrebbe essere disapplicato, costringendo il Governo e il Parlamento a riscrivere integralmente la disciplina sulla cittadinanza per renderla conforme ai principi dell’Unione.

Per i ricorrenti si tratta del primo vero spiraglio dopo mesi di sconfitte giudiziarie. Come ha dichiarato ancora Marco Mellone alla CNN, «eravamo quasi spacciati. Adesso la nostra battaglia ricomincia».

Una vicenda che, al di là degli aspetti giuridici, potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo per milioni di discendenti degli emigrati italiani nel mondo, ma anche per il futuro equilibrio tra sovranità nazionale e diritto europeo in materia di cittadinanza.