. Luca Chiaravalle – Un Assicuratore Amico
Prima di partire aveva stipulato una polizza. Poi è accaduto qualcosa che nessuno vorrebbe immaginare durante un viaggio. E quella copertura, almeno per il rientro sanitario in Italia, è diventata improvvisamente molto più di un documento.
Ci sono polizze che facciamo sperando di non dover utilizzare mai.
Quella stipulata da Alessandro Di Battista prima di partire per Cuba è stata una di queste.
Durante il viaggio arriva un grave problema di salute. Il ricovero, gli accertamenti, la diagnosi e poi un delicato intervento chirurgico. Di Battista ha raccontato pubblicamente quanto gli è accaduto e l’assistenza ricevuta dai medici cubani. Una storia personale e dolorosa sulla quale non voglio entrare.
C’è però un particolare del suo racconto che, da assicuratore, mi ha fatto riflettere.
Quando è arrivato il momento di tornare in Italia, Di Battista non poteva semplicemente prendere un normale volo di linea.
È rientrato con un volo sanitario e a pagarlo, come lui stesso ha raccontato, è stata la sua assicurazione.
E se fosse successo a noi? È questa la domanda che mi sono fatto.
Quando prepariamo un viaggio pensiamo al volo, all’albergo, ai documenti, al bagaglio.
Qualche volta facciamo anche un’assicurazione. Magari velocemente. Un’altra spesa da aggiungere al viaggio. Qualche decina di euro e via.
Poi partiamo. Ma cosa abbiamo realmente comprato?
Perché ovviamente una cosa è perdere una valigia. Un’altra è avere bisogno di cure a migliaia di chilometri da casa.
E un’altra ancora è scoprire che, per tornare in Italia, abbiamo bisogno di un trasporto sanitario organizzato.
È in quel momento che una parola scritta dentro una polizza può assumere improvvisamente un significato completamente diverso.
“Ho l’assicurazione” non basta.
Sul caso Di Battista dobbiamo essere precisi.
Sappiamo che aveva stipulato una polizza prima della partenza e che l’assicurazione ha sostenuto il costo del suo rientro sanitario.
Non sappiamo invece se quella stessa polizza abbia pagato il ricovero, l’intervento o le altre cure ricevute a Cuba.
E quindi non possiamo dirlo.
Ma proprio questa distinzione ci aiuta a capire qualcosa.
Dire semplicemente “ho fatto l’assicurazione viaggio” non significa ancora sapere come siamo protetti.
Alcune polizze possono prevedere spese mediche all’estero, ricovero, assistenza, trasporto sanitario e rientro in Italia.
Ma cambiano i massimali, le condizioni, le esclusioni.
E soprattutto cambia ciò che accadrà quando avremo davvero bisogno di quella copertura.
“E se mi succedesse qualcosa di serio lontano da casa, questa polizza cosa farebbe per me?”
Non significa necessariamente comprare la polizza più costosa.
Significa sapere cosa stiamo comprando.
Anche perché oggi possiamo fare un preventivo in pochi minuti e acquistare una copertura con qualche clic.
Ma il rischio che stiamo assicurando non diventa più semplice soltanto perché è diventato più semplice acquistare la polizza.
La storia di Alessandro Di Battista ce lo ricorda in maniera molto concreta.
Prima di partire aveva stipulato una copertura. Probabilmente sperando, come tutti noi, di non averne mai bisogno.
Poi è accaduto l’impensabile e quella polizza, almeno per ciò che sappiamo con certezza, è diventata un volo sanitario per tornare a casa.
Forse il valore dell’assicurazione è anche questo. Il prezzo lo conosciamo quando la compriamo. Quanto possa valere davvero, qualche volta, purtroppo, lo scopriamo soltanto quando ne abbiamo bisogno.
Luca Chiaravalle
Un Assicuratore Amico