Negli ultimi anni il fenomeno del doom-scrolling — ovvero lo scorrere compulsivo di notizie negative sui social network — è diventato sempre più diffuso, attirando l’attenzione non solo degli utenti ma anche di istituzioni, governi e organizzazioni internazionali. Quello che inizialmente sembrava un semplice comportamento individuale è oggi al centro di denunce e proteste contro le grandi piattaforme digitali.
Cos’è il doom-scrolling e perché preoccupa
Il termine “doom-scrolling” si riferisce all’abitudine di consumare in modo continuo contenuti negativi, spesso legati a crisi, guerre, disastri o cronaca nera. Questo comportamento è stato particolarmente evidente durante la pandemia, quando milioni di persone passavano ore sui social cercando aggiornamenti, spesso peggiorando il proprio stato emotivo.
Diversi studi in ambito di psicologia e neuroscienze hanno evidenziato che l’esposizione prolungata a contenuti negativi può aumentare ansia, stress e senso di impotenza. Il problema, però, non riguarda solo gli utenti: molte critiche sono rivolte direttamente agli algoritmi delle piattaforme.
Le accuse alle piattaforme social
Grandi aziende come Meta Platforms (proprietaria di Facebook e Instagram), TikTok e X sono state accusate di favorire la diffusione di contenuti polarizzanti o negativi. Il motivo è semplice: questi contenuti generano più interazioni e quindi tengono gli utenti più a lungo sulla piattaforma.
Nel 2021, l’ex dipendente Frances Haugen ha reso pubblici documenti interni che mostravano come Facebook fosse consapevole degli effetti negativi dei propri algoritmi, in particolare sui giovani. Le sue rivelazioni hanno alimentato un’ondata di critiche globali.
Anche TikTok è finita sotto osservazione per il modo in cui il suo algoritmo propone contenuti sempre più estremi o emotivamente coinvolgenti, contribuendo a creare una spirale di negatività.
Cause legali e interventi istituzionali
Negli Stati Uniti e in Europa sono state avviate diverse azioni legali contro le piattaforme social. Alcune famiglie hanno denunciato le aziende sostenendo che l’uso intensivo dei social abbia contribuito a problemi di salute mentale nei loro figli.
In Europa, la Commissione Europea ha introdotto il Digital Services Act, che impone alle piattaforme maggiori responsabilità nella gestione dei contenuti e nella trasparenza degli algoritmi. Questa legge rappresenta uno dei tentativi più concreti di regolamentare il potere delle Big Tech.
Negli Stati Uniti, invece, il dibattito è ancora aperto: diversi stati stanno cercando di introdurre leggi per limitare l’uso dei social da parte dei minori, ma le aziende tecnologiche si oppongono sostenendo la libertà di espressione.
Proteste e movimenti sociali
Parallelamente alle azioni legali, sono nate proteste e movimenti di sensibilizzazione.
In molti casi, queste proteste sono sostenute da ex dipendenti delle stesse aziende tecnologiche, che denunciano pratiche interne poco etiche.
Verso un uso più consapevole
Il fenomeno del doom-scrolling ha aperto un dibattito più ampio sul rapporto tra esseri umani e tecnologia. Se da un lato i social network rappresentano uno strumento potente di informazione e connessione, dall’altro possono amplificare emozioni negative e creare dipendenza.