Il nuovo corso della Figc, tra realtà e commedia all’italiana
Le premesse erano tutt’altre. Il nuovo corso della FIGC targato Giovanni Malagò avrebbe dovuto inaugurare una nuova era, restituire entusiasmo e credibilità al calcio italiano. E invece, almeno per il momento, l’impressione è quella di assistere all’ennesima commedia all’italiana. Una di quelle che per decenni hanno fatto sorridere intere generazioni di spettatori. Solo che questa volta il palcoscenico non è Cinecittà. È il calcio.I protagonisti, del resto, ci sono tutti.
Il primo è Giovanni Malagò. Uomo sicuro di sé, dal carattere istrionico, abituato a esporre il proprio pensiero prima ancora di ascoltare quello della controparte.Dall’altra parte c’è Paolo Maldini. Un uomo di carattere, diretto, poco incline ai compromessi. Uno che ha sempre detto ciò che pensava, nel bene e nel male, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.Poi c’è Leonardo. Il brasiliano. L’uomo delle relazioni, della diplomazia, quello che osserva più di quanto parli. Il classico straniero, o come direbbe qualcuno con una battuta tutta italiana, il “viandante bulgaro”: poche parole, ma sempre pronto a dispensare un consiglio, un’intuizione, una via d’uscita.
Questa commedia si consuma tra Barcellona e Roma. Due città, due scenari, una fitta rete di telefonate, incontri riservati, indiscrezioni e retroscena. Dura appena sedici giorni, ma andiamo con in ordine perché ci sono diversi personaggi pronti a comparire . Il primo atto è nel segno di Pep Guardiola, allenatore unico e Deus Ex Machina di una delle macchine da calcio migliori di sempre. Maldini vola a Barcellona con l’intento di strappare un si al catalano, il tutto si tramuta in un nulla di fatto, prima però c’è la gaffe enorme fatta in conferenza stampa alimentando false speranze per l’arrivo del catalano sulla panchina azzurra.
Il secondo atto è contrassegnato da Andrea Pirlo, “alleato”- in questi giorni ne sono state dette veramente tante- dei russi. Tutto fatto per il suo arrivo, un contratto di sponsorizzazione con una società russa fa saltare tutto, secondo Malagò sarebbe ingiurioso portare sulla panchina della nazionale una persona che percepisce soldi dai russi- i grandi cattivoni dei film dell’epoca-. Adesso Maldini e Leonardo portano il loro colpo di scena in atto, tradite le loro aspettative da Malagò decidono di fare un passo indietro, lasciando il neo presidente federale solo al timone.
Il magnifico regista che ha scritto questa sceneggiatura, lascia spazio ad un ennesimo colpo di scena. Il coup de théâtre questa volta è di Malagò. Tradito nell’anima decide di chiamare un amico a capo della nazionale italiana di calcio, un certo Roberto Mancini. Lo stesso che pochi anni prima ha fallito una qualificazione al Mondiale, lo stesso che senza alcun tipo di problema ha deciso di lasciare l’Italia per percepire vagonate di soldi in Arabia Saudita, il potere dell’amicizia in un batter d’occhio cancella tutte le perplessità morali sorte sul caso Pirlo.
I sedici giorni più confusionari e tristi del calcio italiano, l tempo perfetto per un film. Abbastanza per costruire aspettative, alimentare speranze e, infine, lasciare spazio ai colpi di scena. Perché quella che sembrava l’alba di una nuova FIGC si è trasformata, nel giro di poco più di due settimane, in una storia che ha tutti gli ingredienti della migliore commedia all’italiana. Doveva essere l’inizio di una nuova storia, di un rinnovamento ma si è trasformata solamente in un qualcosa che in modo molto sonnecchiante purtroppo abbiamo già visto. Cambiano gli interpreti, il copione resta sempre e solo lo stesso.