Forza Sugar, l’altro pugile dell’animazione giapponese

Di In Anime e Fumetti
Gennaio 12, 2026
Forza sugar

Forza Genki!, in Italia tradotto come Forza Sugar è il secondo anime dedicato al pugilato arrivato in Italia nel 1983, un anno dopo Rocky Joe, iconico anime e manga di cui abbiamo parlato la settimana scorsa.

Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un Manga che dopo la sua pubblicazione nel 1976 è stato trasposto in anime 4 anni dopo su Fuji Tv grazie alla produzione di Toei con la regia di Rintarō, già famoso per lavori come Capitan Harlock, Grand Prix e il campionissimo ma anche Astroboy, Capitan Jet e molti altri mentre il character design fu affidato all’immenso Kazuo Komatsubara, a cui si deve la caratterizzazione di tanti anime di successo come i lungometraggi dei robot di Go Nagai, Ufo robot Goldrake, Gackeen, Starzinger, Capitan Harlock, ecc…

Ma, come detto, la versione anime nasce dal manga scritto da e disegnato da Yū Koyama e serializzata sulla famosa rivista Weekly Shōnen Sunday prima di essere raccolta in 28 tankobon (i cui primi 13 sono stati usati per la versione televisiva).

La storia parte da un tipico elemento comune a molti altri manga, un bambino protagonista, orfano di madre, che vive la sua giovane età (5 anni) seguendo il padre pugile, famoso con il nome “Pugno d’acciaio” che continua a combattere sul ring nonostante non sia più il professionista che era prima della nascita di Sugar e della morte della moglie per il parto. Ma si sa, la fiamma agonistica arde forte nel petto degli atleti e anche Peter Pepper, vuoi per necessità vuoi per tornare a rivivere quel mondo, non può tirarsi indietro. E torna sul ring dopo essersi sottoposto ad una dura dieta per sfidare i pesi piuma. Due categorie in meno che in qualche modo si sentono ma che non gli impediscono di vincere i primi incontri. Una somiglianza con il percorso fatto da Rikiishi in Rocky Joe che pur di sfidare Joe si sottopone ad una dieta ai limiti della resistenza fisica.

Purtroppo però, il padre di Sugar muore in seguito alle conseguenze dei colpi alla testa presi durante l’incontro con il pugile Kenny Seki in una drammatica scena al luna park dove il Pepper si spegne con il figlio affianco convinto che il padre stia semplicemente riposando.

Ormai orfano, Sugar va a vivere con i nonni materni che vogliono evitare che il piccolo segua le orme del padre ma nonostante tutto il loro impegno non ci riusciranno e pian piano il percorso intrapreso dal padre diventerà quello del figlio.

Dagli allenamenti fatti di nascosto all’utilizzo dei guantoni del padre, la serie va avanti di puntata in puntata mostrando la crescita di Sugar e il legame sempre più forte alla boxe, una eredità da portare avanti e onorare la promessa fatta sulla tomba del padre.

Ovviamente Sugar diventerà un professionista ma solo nel manga sarà possibile conoscere tutto il suo percorso dato che l’anime, come scritto sopra, copre solo i primi 13 volumi.

Come sempre, quando si ha a che fare con gli Spokon, ci si trova davanti a storie molto coinvolgenti, piene di azione nonostante i finali possano essere scontati.
Ma se in Rocky Joe aleggia lo spettro della morte in buona parte della serie, in Forza Sugar la morte, ad eccezione di quella di Mishima (che non muore sul ring ma di tisi) sembra essere uno spauracchio lontano e gli stessi incontri non sono raccontati con il phatos e drammaticità visti nell’altra opera dedicata alla boxe.
Ma nonostante tutto, la storia è gradevole e il messaggio che la determinazione porta ad un risultato arriva anche con quest’opera. Lo sport è il mezzo per spingere il lettore ad impegnarsi in quello che crede perché solo così può arrivare lontano. In questo caso è la boxe ad essere il veicolo e nonostante sia uno sport duro e spesso con esiti drammatici, in Forza Sugar i toni meno cupi contribuiscono a focalizzarsi anche su altri aspetti, come per esempio l’allenamento ai binari del treno per migliorare i riflessi e rendere Sugar capace di schivare i colpi più veloci.

Una storia che riesce anche a descrivere il bisogno della rivalsa da parte di chi è stato messo alla berlina dalla società. Peter Pepper, nonostante il suo passato professionistico è di fatto un pugile fallito perché i tanti pugni presi nella sua vita non lo hanno mai portato ad un primato importante. E la condizione economica in cui versa è tale da impedirgli di smettere e quindi sacrifica il suo corpo pur di poter tornare a combattere e dare modo al piccolo Sugar di continuare a credere in lui e risultare sempre “il miglior pugile del mondo”.
Ma anche se di fatto non lo è, poco importa. Per Sugar lo è, non serve altro. Pepper è il suo idolo oltre che suo padre e solo attraverso il suo insegnamento e la sua morte, Sugar diventa uomo, attraversando un cambiamento interiore che lo porterà a diventare il pugile che forse il padre non è diventato mai, rendendogli omaggio.

Un finale che l’edizione italiana del manga ad opera di Goen ha finalmente messo il punto a quella serie tv lasciata in sospeso a suo tempo senza sapere cosa avrebbe riservato il destino a Sugar.