Dopo diciannove anni di silenzio, Marco Poggi ha deciso di parlare pubblicamente del delitto che nel 2007 costò la vita alla sorella Chiara. Lo ha fatto in un’intervista esclusiva concessa a “Quarto Grado”, nella quale ha affrontato i temi più controversi emersi negli ultimi mesi con la riapertura delle indagini sul caso di Garlasco.
Il fratello della vittima ha spiegato di aver sempre evitato l’esposizione mediatica, ma che il crescente coinvolgimento della sua figura nelle nuove ricostruzioni lo ha spinto a intervenire. Tra le accuse che lo hanno maggiormente ferito, Poggi ha citato quelle che lo hanno addirittura indicato come possibile responsabile dell’omicidio della sorella. «È una cosa che difficilmente mi andrà più via», ha dichiarato, aggiungendo di aver sviluppato anche un senso di colpa per non essere intervenuto prima a smentire le numerose voci circolate sul suo conto.
Marco Poggi ha respinto con decisione le ipotesi che lo vedrebbero coinvolto in ambienti legati alla droga insieme ad Andrea Sempio e Stefania Cappa. «Non ho mai fatto uso di droga, siamo nella fantasia più assoluta», ha affermato, criticando la diffusione di piste investigative che ritiene prive di fondamento e che, a suo giudizio, hanno contribuito ad alimentare un clima di confusione e speculazione.
Particolarmente dura è stata la sua posizione sulle teorie alternative emerse negli ultimi anni, tra cui quella secondo cui Chiara Poggi avrebbe scoperto un presunto giro di pedofilia e droga collegato al Santuario della Bozzola. Poggi ha definito queste ricostruzioni «pura fantasia», sostenendo che tali ipotesi abbiano finito per danneggiare soprattutto il ricordo della sorella. Ha inoltre lamentato la mancanza di interventi istituzionali volti a frenare quello che ha definito un vero e proprio «circo mediatico».
Nel corso dell’intervista ha parlato anche delle intercettazioni effettuate nei confronti suoi e dei genitori durante le nuove indagini. Pur comprendendo la necessità di verifiche sulla propria posizione, ha espresso amarezza per il coinvolgimento dei familiari e per il fatto di essere stati tenuti ai margini dell’inchiesta. Ha ricordato inoltre il disappunto provato nello scoprire che il suo Dna era stato acquisito attraverso materiale recuperato dalla spazzatura senza una preventiva comunicazione alla famiglia.
Riguardo ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, Marco ha ribadito la convinzione della sua famiglia sulla correttezza delle sentenze. Ha spiegato che tale convinzione si è formata nel corso degli anni seguendo processi, perizie e motivazioni giudiziarie. Ha anche ricordato come inizialmente lui stesso non credesse alla colpevolezza dell’allora fidanzato della sorella, cambiando idea soltanto dopo aver approfondito gli atti processuali.
Sul fronte della nuova indagine che vede Andrea Sempio indagato, Poggi ha dichiarato di non essere convinto degli elementi emersi finora e ha ribadito la propria opinione personale sull’estraneità dell’amico. Ha però sottolineato di non voler trasformare le proprie convinzioni in una verità assoluta, chiedendo soltanto rispetto per la posizione della famiglia.
Marco Poggi ha affrontato anche il tema delle telefonate ricevute a casa nei giorni precedenti al delitto e delle ipotesi relative a presunte molestie telefoniche nei confronti della sorella. Ha affermato di non ricordare particolari episodi e di aver persino messo a disposizione degli investigatori il cellulare utilizzato all’epoca, ancora conservato, senza che fosse ritenuto utile per ulteriori accertamenti.
Tra i passaggi più toccanti dell’intervista, il ricordo degli ultimi momenti prima della tragedia. Poggi ha raccontato di non ricordare più l’ultimo saluto a Chiara prima della partenza per la montagna e di aver appreso la notizia della sua morte mentre si trovava in un rifugio alpino, dopo essere stato raggiunto insieme alla famiglia dai soccorritori.
In chiusura, Marco Poggi ha espresso il desiderio che il ricordo della sorella possa finalmente essere lasciato in pace. «Chi l’ha uccisa ha tolto tutto», ha detto, confessando il rimpianto di non aver potuto vivere con Chiara un rapporto più maturo e profondo negli anni della crescita. Infine ha rivolto un pensiero di gratitudine ai genitori, che in quasi vent’anni non hanno mai smesso di sostenerlo e di affrontare insieme il peso di una tragedia che continua a segnare la loro vita.