Non c’è mai fine al peggio recita un proverbio della Vox Populi. Tuttavia al peggio, con il tempo, ci si abitua, diremmo noi. Ed è quello che è successo, per certi versi anche per il terremoto, considerato un nemico di famiglia, o meglio un nemico delle famiglie perdirsivoglia. Da quella famosa data del 23 novembre del 1980, data in cui il terremoto sconvolse la vita di molte persone residenti in Campania, ne è passata di acqua sotto i ponti. Guerre, epidemie e disordini di ogni genere, ci hanno insegnato a convivere con questi nemici di famiglia. Si è arrivati ad un certo punto che nulla ci sconvolge più facilmente.
Le persone sono stanche di essere stanche di lamentarsi, tanto nulla cambia più di tanto. Questo mondo, a causa di molteplici ragioni, tra le quali lo sfrenato progresso tecnologico e la ricerca del potere ad ogni costo, si sta lentamente avviando verso un punto di non ritorno. Si è persi il gusto delle cose semplici della vita, tra le quali la vera solidarietà umana, la condivisione sociale e la gioia di ricevere e restituire un sincero sorriso. C’è ostililita’ in ogni ambiente per la contesa di un bene materiale o di un obiettivo comune da raggiungere. Ma dove crediamo di arrivare? Siamo davvero tutti consapevoli che il nostro è un viaggio a senso unico senza speranza di ritorno?
Meditiamo tutti indistintamente