Una troupe della Rai è stata vittima di un’aggressione mentre stava svolgendo il proprio lavoro. L’episodio, avvenuto durante alcune riprese, avrebbe coinvolto insulti, atteggiamenti minacciosi e anche contatti fisici. A rendere noto quanto accaduto è stato Marco Salaris, che sui social ha espresso pubblicamente la propria solidarietà ai giornalisti coinvolti.
“Piena solidarietà a Domenico Marocchi, al collega Alessandro Politi, alla troupe Rai aggredita” ha scritto Salaris su X, aggiungendo: “Durante delle riprese sono stati avvicinati da delle persone che hanno iniziato ad insultarli con fare minaccioso. Domenico è stato anche spintonato”.
Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle dinamiche dell’aggressione. Sui profili social dei diretti interessati non sono apparsi commenti espliciti sull’accaduto, ma proprio in risposta al messaggio di Salaris, Domenico Marocchi ha rassicurato tutti con poche parole:“Grazie ragazzi, tutto ok ora”.
Poche ore dopo l’episodio, il giornalista si trovava a Crans Montana, località teatro di una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica: l’incendio del locale Le Constellation, in cui hanno perso la vita quaranta ragazzi.
Sulla strage avvenuta in Svizzera è intervenuta anche Antonella Clerici nel corso della trasmissione È Sempre Mezzogiorno, visibilmente commossa. “Io sono mamma di una ragazza di 16 anni e posso solo provare a immaginare il dolore di quei genitori” ha detto in apertura del suo intervento.
La conduttrice ha poi criticato duramente i giudizi emersi sui social: “Quello che ho letto l’ho trovato profondamente vergognoso”, spiegando come in contesti di piccoli paesi di montagna esista un senso diffuso di sicurezza che porta i genitori a sentirsi tranquilli. “I ragazzi riprendono con i telefoni: è normale, hanno 16 anni, non capiscono davvero cosa stia succedendo, pensano sia una bravata, una goliardata”.
Infine, un appello all’umanità e all’empatia: “L’unica cosa che possiamo fare davanti a eventi del genere è pregare, per chi crede, e stringerci con tutto il cuore ai genitori”. E ancora: “Non dobbiamo giudicare, perché farlo è ripugnante, è qualcosa di indegno, privo di qualsiasi empatia”. Clerici ha concluso ricordando come “senza empatia rischiamo di perdere la nostra umanità”.
Davanti a tragedie come quella avvenuta in Svizzera, ogni parola dovrebbe farsi più leggera, più umana. Il dolore di chi perde un figlio non può essere analizzato, sezionato o giudicato con la freddezza di uno schermo o la superficialità di un commento sui social. Come ha ricordato Antonella Clerici, esistono contesti in cui la fiducia, il senso di comunità e la tranquillità portano a credere che nulla di irreparabile possa accadere, soprattutto quando si parla di ragazzi così giovani. Puntare il dito, cercare colpe a caldo o pretendere lucidità da chi si trova improvvisamente immerso nell’orrore significa dimenticare cosa vuol dire essere umani. In momenti simili, l’unica risposta possibile è il silenzio rispettoso, la vicinanza sincera e l’empatia. Perché senza empatia, come ha detto Clerici, non perdiamo solo il senso della misura,perdiamo una parte fondamentale della nostra umanità.