Motore PureTech: da capolavoro d’ingegneria ad incubo

Di In Motori
Gennaio 06, 2026

di Giovanni Moffa

Il motore 1.2 PureTech del gruppo Stellantis, presentato come propulsore rivoluzionario e pluripremiato per efficienza e prestazioni, si è trasformato in un incubo tecnico ed economico per migliaia di automobilisti.

Il tallone d’Achille di questo motore è principalmente un difetto tecnico: la cinghia di distribuzione a bagno d’olio. Progettata originariamente per ridurre gli attriti e migliorare i consumi, questa soluzione ha mostrato un limite strutturale; con il tempo, il contatto prolungato con il lubrificante causa lo sfaldamento della gomma. I detriti della cinghia finiscono per ostruire la pompa dell’olio, provocando dal calo della pressione dell’olio fino alla rottura totale del motore.

Stellantis dal 18 febbraio 2024 ha introdotto una versione a catena di distribuzione per i nuovi modelli ibridi. Ma il parco circolante con la vecchia tecnologia resta vastissimo e vulnerabile.

Le ricadute finanziarie sui proprietari dei veicoli in questione sono state molteplici.
Costi di Manutenzione e Riparazione
Chi non rientra nei parametri di garanzia estesa si trova ad affrontare preventivi esorbitanti. La sola sostituzione preventiva della cinghia può costare tra i 600€ e i 900€, mentre la sostituzione di un motore fuso può superare i 5.000€ – 6.000€.

Svalutazione record dell’Usato
Nel 2025 e 2026, il mercato dell’usato ha iniziato a “rigettare” queste motorizzazioni. In mercati chiave, come quello francese e italiano, le auto equipaggiate con il 1.2 hanno subito svalutazioni che toccano il 50%. Molti concessionari dell’usato sono riluttanti a ritirare queste vetture se non a prezzi di saldo.

Il caro costo dei tagliandi 
Per accedere ai rimborsi previsti dalla nuova piattaforma Stellantis (che offre garanzie fino a 10 anni o 175.000 km), il cliente deve dimostrare una manutenzione perfetta presso la rete ufficiale. Questo obbliga i proprietari a pagare tagliandi mediamente più costosi del 30-40% rispetto alle officine indipendenti, spesso senza la certezza che il danno venga poi riconosciuto come difetto di fabbrica.

Il caso PureTech ha incrinato il rapporto di fiducia tra produttore e consumatore, macchiando inesorabilmente la reputazione dei veicoli del gruppo Stellantis.