La sconfitta militare subita nella prima guerra mondiale conduce la Germania ad una profonda crisi politica, sociale ed economica.
L’imperatore Guglielmo II è costretto ad abdicare e al suo posto viene instaurata la Repubblica di Weimar, ma l’ondata di agitazioni sociali non si placa. Iniziano infatti a nascere movimenti rivoluzionari tra cui spicca maggiormente la “Lega di Spartaco” capeggiata da Rosa Luxemburg, ma le insurrezioni vengono represse nel sangue.
Repubblica di Weimar è la denominazione non ufficiale con cui viene normalmente indicato il Reich tedesco nel periodo tra il novembre 1918 e il 1933. Deve il suo nome alla città di Weimar, dove si riunì l’assemblea nazionale che redasse la nuova costituzione dello Stato tedesco a seguito della conclusione della prima guerra mondiale e l’esito della Rivoluzione di novembre, scoppiata all’inizio del novembre 1918 e causa principale dell’abdicazione al trono di Guglielmo II e proclamazione della Prima Repubblica Tedesca.
Il primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania fu un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali, ma anche di conflitti interni, che si concluse con il crollo dell’economia tedesca, a causa della crisi economica scoppiata nel 1929, il progressivo deteriorarsi della vita politica del paese a partire dalla nomina di Brüning a Cancelliere, e l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori nel gennaio 1933. Anche se tecnicamente la costituzione del 1919 non venne mai revocata del tutto fino a dopo la seconda guerra mondiale, le misure legali prese dal governo nazista nel 1933, comunemente note come Gleichschaltung, in effetti distrussero tutti i meccanismi forniti da un normale sistema democratico ed è quindi comune segnare il 1933 come la fine della Repubblica di Weimar.
Dal 1916 in poi, l’Impero tedesco era stato di fatto governato dai militari guidati dall‘Oberste Heeresleitung (OHL, Comando Supremo dell’Esercito) tramite il Capo di Stato Maggiore Paul von Hindenburg, coadiuvato dal collega Erich Ludendorff, che avevano finito con l’assumere una preminenza tale da condizionare irrevocabilmente le scelte del potere politico (si è parlato in tal senso di una “dittatura silenziosa” imposta dai generali nel corso della fase finale della guerra). Quando divenne evidente che la prima guerra mondiale era persa, l’OHL richiese che venisse instaurato un governo civile. Ogni tentativo di continuare la guerra, dopo che la Bulgaria aveva abbandonato gli Imperi centrali, avrebbe provocato l’occupazione del territorio nazionale. Il nuovo cancelliere del Reich, principe Maximilian von Baden, offrì quindi un cessate il fuoco al Presidente statunitense Woodrow Wilson, il 4 ottobre 1918.
Il 28 ottobre 1918 la costituzione del 1848 venne emendata per rendere il Reich una democrazia parlamentare: diversamente da quanto previsto dalla costituzione del 1871, il Cancelliere avrebbe risposto al Parlamento, il Reichstag, e non più all’Imperatore; va notato che il potere legislativo durante il periodo 1871-1918 spettava al parlamento che, approvando o meno le iniziative di legge proposte dal Cancelliere, poteva condizionare l’azione dell’esecutivo, così potendo produrre, addirittura, una crisi di governo. Il piano allora in corso che prevedeva di trasformare la Germania in una monarchia parlamentare anche de iure divenne ben presto obsoleto, mentre la nazione scivolava in uno stato di caos. La Germania accoglieva peraltro moltissimi soldati di ritorno dal fronte, molti dei quali erano feriti sia fisicamente che psicologicamente.

La ribellione esplose quando, il 29 ottobre, il comando militare, senza essersi consultato con il governo, ordinò alla Flotta d’alto mare (Hochseeflotte) una sortita che non solo era senza speranza da un punto di vista militare, ma che avrebbe anche portato sicuramente a un arresto dei negoziati di pace. Gli equipaggi di due navi ormeggiate a Wilhelmshaven (gli incrociatori Derfflinger e Von der Tann) si ammutinarono. Quando i militari arrestarono circa mille marinai e li fecero trasportare a Kiel, la rivolta locale si trasformò in una ribellione generale, che dilagò rapidamente in gran parte della Germania. Altri marinai, soldati e persino operai solidarizzarono con gli arrestati, iniziando a eleggere consigli di lavoratori e soldati modellati sui soviet della Rivoluzione Russa del 1917 e presero il potere civile e militare in molte città. Il 7 novembre la rivoluzione aveva raggiunto Monaco di Baviera, provocando la fuga di Ludovico III di Baviera in qualità di primo monarca tedesco decaduto.
Inizialmente le richieste dei consigli erano modeste, limitandosi alla liberazione dei marinai arrestati. Contrariamente alla Russia dell’anno precedente, i consigli non erano controllati da un partito comunista. Nonostante ciò, il vicino sorgere della Russia bolscevica causò grande tensione nelle classi medio alte che temevano forse una prossima trasformazione della nazione in una Repubblica Socialista. A quel tempo la rappresentanza politica della classe operaia era divisa; una fazione definitasi “Social Democratici Indipendenti” (l’Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands, USPD) si era separata dai Socialdemocratici e spingeva verso un sistema di stampo socialista. I restanti “Social Democratici Maggioritari” (MSPD), che appoggiavano un sistema parlamentare, decisero di mettersi alla testa del movimento allo scopo di non perdere la loro influenza e, sempre il 7 novembre, chiesero all’Imperatore Guglielmo II di abdicare. Il 9 novembre 1918 la Repubblica venne proclamata da Philipp Scheidemann, affacciatosi a una finestra del palazzo del Reichstag di Berlino. Due ore dopo una “Repubblica Socialista” venne proclamata, a poche centinaia di metri, da un balcone del Castello di Berlino da Karl Liebknecht.

Sempre il 9 novembre, con un atto discutibile dal punto di vista legale, il “Reichskanzler” Principe Maximilian von Baden, trasferì i propri poteri a Friedrich Ebert, capo della MSPD. Fu evidente che questo atto non sarebbe stato sufficiente a soddisfare le masse, sicché il giorno dopo venne eletto un governo rivoluzionario, il “Consiglio dei Commissari del Popolo” (Rat der Volksbeauftragten), composto da membri della MSPD e della USPD e guidato da Ebert per la MSPD e da Hugo Haase per la USPD. Anche se il nuovo governo venne confermato dal consiglio dei lavoratori e dei soldati di Berlino, fu avversato dagli spartachisti, l’ala sinistra della USPD guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Ebert chiese la convocazione di un Congresso Nazionale dei Consigli, che ebbe luogo dal 16 al 20 dicembre 1918, e nel quale la MSPD aveva la maggioranza. Ebert riuscì a imporre rapide elezioni per un’Assemblea Nazionale che doveva dar vita a una costituzione per un sistema parlamentare, marginalizzando così il movimento che richiedeva una Repubblica Socialista.
Per assicurarsi che il suo governo fosse in grado di mantenere il controllo sulla nazione, Ebert fece un patto con l’OHL, ora guidato dal successore di Ludendorff, il generale Wilhelm Groener. Il Patto Ebert-Groener essenzialmente stabiliva che il governo non avrebbe cercato di riformare l’esercito fino a quando l’esercito avesse giurato di difendere il governo. Da una parte, questo accordo simboleggiava l’accettazione di un nuovo governo da parte dei militari, calmando le preoccupazioni della classe media; dall’altra parte, venne considerato un tradimento degli interessi dei lavoratori da parte della sinistra; inoltre stabiliva l’Esercito come un gruppo indipendente e conservatore all’interno dello stato, in grado di influenzare il destino della neonata Repubblica. Questo fu uno dei tanti passi che determinò la permanente suddivisione della rappresentanza politica della classe operaia in SPD e comunisti.
La divisione divenne definitiva dopo che Ebert fece richiesta all’OHL di truppe per sedare un altro ammutinamento di soldati a Berlino, il 23 novembre 1918, nel quale i soldati in rivolta avevano catturato il comandante della città e chiuso la Reichskanzlei, nella quale il Consiglio dei Deputati del Popolo risiedeva. L’intervento fu brutale, con parecchi morti e feriti. Ciò indusse l’estrema sinistra a invocare la scissione dalla MSPD che, nella loro visione, era sceso a patti con i militari controrivoluzionari per sopprimere la rivoluzione. La USPD lasciò quindi il Consiglio dei Deputati del Popolo dopo solo sette settimane. La spaccatura si approfondì quando, nel mese di dicembre, la Kommunistische Partei Deutschlands (KPD) venne formata da un certo numero di gruppi di sinistra, inclusa l’ala sinistra della USPD e i gruppi Spartachisti.
In gennaio ci furono ulteriori tentativi di stabilire uno stato socialista da parte dei lavoratori nelle strade di Berlino, ma questi tentativi vennero soffocati nel sangue dalle unità paramilitari dei Freikorps, truppe composte da ex-soldati e volontari solitamente di estrema destra. Gli scontri culminarono il 15 gennaio con la morte di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Con l’affermazione di Ebert, gli assassini non vennero processati davanti a una corte civile, ma davanti a una militare, il che portò alla irrogazione di pene molto lievi, che non portarono precisamente a una maggiore accettazione di Ebert da parte della sinistra. Le elezioni dell’Assemblea Nazionale avvennero il 19 gennaio 1919. In questa occasione i nuovi partiti della sinistra, inclusi la USPD e la KPD, furono a malapena in grado di organizzarsi, permettendo la costituzione di una solida maggioranza delle forze moderate.
Per evitare le continue lotte a Berlino, l’Assemblea Nazionale si riunì nella città di Weimar, motivo per cui il nascente stato veniva in seguito soprannominato Repubblica di Weimar (in tedesco: Weimarer Republik). La Costituzione di Weimar creò una repubblica con un sistema semi-presidenziale, nel quale il Reichstag era eletto con un sistema proporzionale. Durante i dibattiti di Weimar, le lotte continuarono. Una Repubblica Sovietica venne dichiarata a Monaco di Baviera, solo per essere abbattuta dai Freikorps e da unità dell’esercito regolare; combattimenti sporadici continuarono a scoppiare in giro per il paese.
Ci furono scontri anche nelle province orientali della Germania, che erano fedeli all’Imperatore e non volevano far parte della Repubblica: la Grande Sollevazione Polacca nella Provincia di Posen e tre sollevazioni slesiane nella Slesia Superiore. Nel frattempo, in assenza di una delegazione di pace tedesca in Francia, le potenze vincitrici firmavano il trattato di Versailles, minacciando il governo tedesco che, se non avesse a sua volta firmato, la Germania sarebbe stata nuovamente invasa. Furono imposte (Diktat) pesanti riduzioni dell’esercito tedesco, altrettanto pesanti pagamenti per le riparazioni, e la cosiddetta clausola della “Germania come unica responsabile dello scoppio della guerra”, che venne inserita su insistenza francese nonostante la contrarietà del presidente statunitense Wilson. Particolarmente pesanti sul piano morale risultavano l’articolo 227, in forza del quale l’ex imperatore Guglielmo II veniva messo in stato d’accusa di fronte a un venturo Tribunale Internazionale “per offesa suprema alla morale internazionale” e l’art. 231, in cui appunto “la Germania riconosce che essa e i suoi alleati sono responsabili per aver causato tutti i danni subìti dai Governi Alleati e associati e dai loro cittadini a seguito della guerra, che a loro è stata imposta dall’aggressione della Germania e dei suoi alleati”.
L’accettazione del Trattato rappresenta una sorta di “peccato originale” della Repubblica di Weimar, che alienò subito il favore di gran parte della popolazione tedesca, e che infine favorì l’impetuosa ascesa elettorale dei nazisti. A testimonianza dell’odio che il Trattato suscitò in terra tedesca può ricordarsi che nel 1921 venne assassinato Matthias Erzberger (politico cattolico che materialmente lo aveva firmato), mentre nel 1922 analoga sorte spettò a Walther Rathenau (ministro degli esteri di Weimar impegnatosi a pagare regolarmente le riparazioni di guerra alla Francia). Adolf Hitler avrebbe più tardi dato la colpa alla Repubblica e alla sua democrazia per questo trattato. Il Primo Presidente della Germania, Friedrich Ebert della MSPD, firmò la nuova costituzione tedesca l’11 agosto 1919.
Fin dall’inizio, la Repubblica fu posta sotto grande pressione tanto dagli estremisti di destra quanto da quelli di sinistra. La sinistra accusava i Socialdemocratici al potere di aver tradito gli ideali del movimento operaio, parteggiando con i poteri del vecchio stato invece di mettere in atto una rivoluzione comunista. La destra si opponeva a un sistema democratico, perché avrebbe preferito mantenere uno stato autoritario come l’Impero del 1871. Per minare la credibilità della Repubblica, la destra, specialmente i militari, la accusavano di essere responsabile della sconfitta della prima guerra mondiale propagandando il mito sociale della Dolchstoßlegende.

Il 13 marzo 1920 ebbe luogo il “Putsch di Kapp“, che coinvolse la presa di Berlino da parte di un gruppo di truppe dei Freikorps e l’insediamento di Wolfgang Kapp, un giornalista di destra, come Cancelliere del nuovo governo. I Freikorps, che avevano propri progetti per il potere, gli si rivoltarono contro. Ebert poté solo ritirare il suo parlamento da Berlino e riunirlo a Dresda, da dove il governo indisse uno sciopero generale. Questo ebbe successo nel fermare completamente l’economia e il governo Kapp collassò già il 17 marzo.
Il 6 giugno 1920 si tenne la seconda tornata di elezioni della Repubblica, la prima dall’emanazione della Costituzione: esse confermarono Ebert alla guida del governo e, nonostante un calo di consensi, la supremazia dei socialdemocratici. Ispirate dal successo dello sciopero generale, nel 1920 si ebbero alcune sollevazioni comuniste nella Ruhr, quando 50 000 persone formarono un’Armata Rossa e presero il controllo della regione. L’esercito regolare e i Freikorps misero fine alla sollevazione senza ricevere ordini dal governo. Altre ribellioni comuniste vennero inscenate nel marzo 1921 in Sassonia e nella città di Amburgo.
Per il 1923 la Repubblica non poteva più permettersi di tener fede ai pagamenti delle riparazioni di guerra stabilite a Versailles e il nuovo governo divenne insolvente. Come risposta, l’11 gennaio del 1923, le truppe francesi e belghe occuparono la Ruhr, la regione a quell’epoca più importante dal punto di vista industriale, prendendo il controllo delle industrie minerarie e manifatturiere.[18] Nel gennaio del 1923 vennero di nuovo indetti alcuni scioperi e venne incoraggiata la resistenza passiva. Gli scioperi durarono per otto mesi, causando grave sofferenza all’economia e determinando la necessità di importazioni.
Poiché anche gli operai in sciopero venivano pagati dallo stato, venne stampata valuta aggiuntiva che innescò un processo di iperinflazione.[senza fonte] Il valore del Papiermark crollò da 4,2 per ogni dollaro statunitense a 1 000 000 di marchi per dollaro nell’agosto 1923 e a 4 200 000 000 000 per dollaro il 20 novembre. Il 1º dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1 000 000 000 000 di vecchi marchi per 1 nuovo marco, il Rentenmark. I pagamenti delle riparazioni vennero ripresi e la Ruhr restituita alla Germania.
Il 1923 vide anche un attacco dalla destra che prese forma nel Putsch della Birreria, messo in piedi da Adolf Hitler a Monaco di Baviera. Nel 1920 il Partito Tedesco dei Lavoratori (DAP) si trasformò nel Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) — il partito nazista — che sarebbe divenuto la forza motrice del collasso della Repubblica di Weimar. Hitler divenne Segretario del partito nel luglio 1921. Nel novembre di quell’anno vennero fondate le SA (Sturmabteilung), che avrebbero agito come l’esercito personale di Hitler nella sua lotta per il potere.
Quindi, l’8 novembre 1923, il Kampfbund in combutta con Erich Ludendorff assunse la direzione di un incontro del Primo Ministro bavarese, Gustav von Kahr, in una birreria di Monaco. Ludendorff e Hitler dichiararono un nuovo governo e pianificarono di prendere il controllo di Monaco il giorno seguente. I 3 000 rivoltosi vennero fermati da cento poliziotti e Hitler venne arrestato e condannato a cinque anni di prigione, ma ne scontò solo uno, una sentenza molto lieve. Dopo il fallimento del Putsch della Birreria, il suo imprigionamento e il successivo rilascio, Hitler si concentrò sui metodi legali per ottenere il potere.
Gustav Stresemann era il leader del Partito Popolare Tedesco, di formazione democratico-liberale. Fu cancelliere per un breve periodo nel 1923 e ricoprì il ruolo di Ministro degli Esteri (1923-1929). Formò un governo di grande coalizione con il Zentrum e i socialisti. Questo periodo fu di relativa stabilità per la Repubblica di Weimar, con un minor numero di sollevazioni e l’inizio di un’apparente ripresa economica.

La politica di Stresemann aveva come fine la riapertura del dialogo con le potenze straniere e il risollevamento economico della nazione. La sua prima mossa fu quella di emettere una nuova valuta, il Rentenmark, per arrestare l’iperinflazione che stava paralizzando la società e l’economia tedesca. Questo scopo fu raggiunto e Stresemann si rifiutò ripetutamente di emettere altra valuta, che era stata la causa iniziale della precedente spirale inflattiva. Per stabilizzare ulteriormente l’economia, ridusse le spese e la burocrazia e al tempo stesso aumentò le tasse.
Il governo cercò anche di mettere fine al conflitto con la Francia e risolse la questione della resistenza passiva della Ruhr. Inoltre, represse senza mezzi termini tutti i tentativi di opposizione degli estremisti di destra e sinistra. Durante questo periodo venne creato anche il piano Dawes per permettere alla Germania di mantenersi in grado di pagare le riparazioni di guerra, che vennero dilazionate. La maggior parte dei finanziamenti necessari a far ripartire l’industria produttiva tedesca sarebbero stati messi a disposizione proprio dagli Stati Uniti che, in questo modo, avrebbero potuto collocare i capitali eccedenti, investendoli in Germania in cambio di grandi profitti. Ma, soprattutto, consentendo alla Germania di pagare le riparazioni, gli Stati Uniti rendevano possibile il pagamento degli ingenti debiti contratti, durante la guerra, da parte di Francia, Gran Bretagna e Italia, nei loro confronti.

Nel 1925, dunque, l’economia e il sistema finanziario tedesco sembravano aver superato il momento più difficile. Intanto, Stresemann strinse con il ministro degli esteri francese Briand una serie di accordi che normalizzarono finalmente i rapporti tra le due nazioni. Nell’ottobre del 1925, infatti, si giunse alla firma degli Accordi di Locarno, cui aderirono anche Inghilterra, Italia, Belgio e Polonia. Con questo trattato la Germania riconosceva la perdita dell’Alsazia e della Lorena, accettava la smilitarizzazione della Renania ma non assumeva impegni riguardo alle frontiere orientali. Questo fu un vero e proprio successo per la Germania di Stresemann, la quale non veniva più considerata come una nazione sconfitta, ma come un interlocutore a livello internazionale.
Nel 1926 la Germania fu ammessa nella Società delle Nazioni, firmò un patto di neutralità con l’Unione Sovietica e il disarmo venne bloccato. Infine, il 24 luglio 1929 entrò in vigore il Patto Briand-Kellog, per il quale i sottoscrittori (tra cui, oltre alla Germania, alla Francia e agli Stati Uniti, anche il Giappone, la Russia e l’Italia) si impegnavano a rinunciare alla guerra e risolvere i contrasti per via diplomatica. Quello stesso anno, la morte di Stresemann segnò la fine dell'”epoca d’oro” della Repubblica di Weimar.