L’Impero Russo all’indomani della Prima Guerra Mondiale III Parte

Di In Almanacco
Agosto 18, 2026

L’esito del tentativo rivoluzionario abortito ad agosto e la vicenda di quello controrivoluzionario di Kornilov, portarono a radicali decisioni sui programmi futuri sia nel campo governativo, sia nel campo dei rivoluzionari.

Il governo, guidato da Kerenskij, si decise a stabilire la data (il 28 novembre) e le regole secondo cui si sarebbero tenute le elezioni per l’Assemblea Costituente. L’importanza dei soviet diventava via via maggiore, in quanto in molti casi il loro controllo permetteva il controllo delle guarnigioni militari. Questa forza venne notevolmente sottovalutata dal governo provvisorio.

Fra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1917, Lenin riuscì a convincere anche le parti meno convinte del proprio partito della necessità di tentare la presa del potere prima delle elezioni per la Costituente. Anzi, stabilì che la cosa migliore sarebbe stata ottenerlo prima dell’apertura del Secondo Congresso dei Soviet, che avrebbe potuto legittimare così il nuovo ordine. Il controllo, da parte del neocostituito Consiglio Militare Rivoluzionario, della guarnigione di Pietrogrado e dei marinai della flotta del Baltico, si sarebbe rivelato fondamentale per rovesciare con uno sforzo relativamente modesto, il governo provvisorio. Quest’ultimo disponeva in città di poche centinaia di uomini delle scuole ufficiali.

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L’assalto al Palazzo d’Inverno nella ricostruzione del film Ottobre (1927).

Il 24 ottobre (O.S.) i bolscevichi cominciarono ad occupare i punti nevralgici della capitale, senza incontrare quasi resistenza. Il passaggio della città nelle mani degli insorti fu quindi abbastanza pacifico, ed avvenne senza che la cittadinanza (e nemmeno il governo) se ne rendessero conto. Nella giornata del 25 la situazione era ormai disperata per Kerenskij, che fuggì dalla città a bordo di un’automobile dell’ambasciata americana per cercare rinforzi nelle caserme lontane dalla capitale. I ministri invece si barricarono nel Palazzo d’Inverno, ma la loro resistenza venne sopraffatta in poche ore. La maggior parte di loro venne arrestata e condotta alla fortezza di Pietro e Paolo. La sera dello stesso giorno, 25 ottobre (O.S.), Lenin poté annunciare la presa del potere al Secondo Congresso dei Soviet, di cui fino a quel momento si era cercato di rallentare i lavori. In questa sede vennero quindi approvati i primi provvedimenti, come il trasferimento del potere ai soviet, ed i provvedimenti sulla pace con la Germania e la distribuzione della terra ai contadini.

Nei giorni successivi a Pietrogrado veniva creato il Consiglio dei Commissari del Popolo (così venivano denominati coloro che occupavano incarichi di tipo ministeriale). Pochi giorni dopo, sotto la minaccia di uno sciopero di tutti i lavoratori ferroviari, il consiglio subì un primo rimpasto, grazie al quale ai bolscevichi si affiancarono alcuni socialrivoluzionari di sinistra, in un governo di coalizione che non avrà vita lunga. Nel frattempo, scontri più sanguinosi si ebbero a Mosca, dove la resistenza terminò solo il 2 novembre (O.S.). Ora il nuovo governo controllava i due centri principali, anche se la diffusione della rivoluzione negli altri territori, in gran parte contadini, avrebbe richiesto un tempo molto più lungo.

Mentre la rivoluzione si diffondeva con l’aiuto dell’armata rossa di Lev Trockij, il nuovo governo sovietico (inteso come espressione del Congresso dei Soviet e non come governo dell’Unione Sovietica che ancora non esisteva) muoveva i suoi primi passi ed emetteva i suoi primi atti formali.

Come già annunciato da Lenin il 26 ottobre (calendario giuliano), il decreto sulla terra prevedeva l’immediata distribuzione, senza indennizzo, delle terre dei pomeščiki (i proprietari terrieri) ai contadini privi di terra. Con il decreto sulla pace si proponeva a tutti i belligeranti l’apertura immediata di trattative per una pace “giusta e democratica”, accompagnate da un immediato armistizio di almeno tre mesi. Al vecchio sistema giudiziario si sostituivano i tribunali del popolo, inizialmente di tipo elettivo; la polizia veniva sostituita da una milizia composta prevalentemente di operai; veniva realizzata la completa separazione tra Stato e Chiesa; veniva introdotto il matrimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi, e il divorzio; la donna otteneva la totale parità di diritti rispetto all’uomo; si introduceva la giornata lavorativa di otto ore. Riguardo all’esercito, venivano cancellate le differenze di trattamento fra soldati e ufficiali. Sul fronte dell’economia, venivano nazionalizzate tutte le banche private; il commercio estero diventò monopolio dello Stato; flotta mercantile e ferrovie diventavano statali, mentre le fabbriche venivano affidate direttamente agli operai. Il nuovo governo denunciò anche tutti gli accordi internazionali, compresi quelli segreti, e sospese il rimborso dei prestiti ottenuti all’estero dal regime zarista.

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Trockij e Lenin (al centro in piedi) in una foto scattata con alcuni soldati di Pietrogrado

Le forze contrarie all’azione bolscevica cercavano nel frattempo di riorganizzarsi. Kerenskij, dopo la precipitosa fuga da Pietrogrado si recò presso la Stavka ossia il quartier generale dell’esercito a Mogilëv, dove si erano rifugiati anche alcuni altri membri del disciolto governo provvisorio. Mentre si formava, anche se con vita effimera, un nuovo governo provvisorio con a capo il socialista-rivoluzionario Viktor Michajlovič Černov, Kerenskij, che da settembre aveva anche assunto il grado di generalissimo, ritirò dal fronte circa 20 000 cosacchi che affidò al generale Krasnov con l’ordine di marciare su Pietrogrado. Una parte di queste truppe si sbandò durante l’avvicinamento alla capitale, anche in seguito all’intervento di emissari bolscevichi che convinsero i soldati ad unirsi alla rivoluzione; il resto venne battuta a Pulkovo e Gatčina dalla Guardia Rossa, la milizia operaia organizzata da Trockij (presidente del soviet di Pietrogrado e ministro degli esteri).

I bolscevichi, oltre a difendere militarmente la loro rivoluzione, si trovarono anche a confrontarsi con il sistematico sabotaggio operato da tutto l’apparato burocratico. Furono necessarie settimane, quando non mesi, perché i commissari del popolo potessero prendere possesso degli uffici dei ministeri o delle banche.

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Assemblea dei Soviet a Pietrogrado nel 1917

A partire dal 12 novembre 1917 (O.S.), nel pieno dell’insurrezione bolscevica, fu convocata l’elezione per l’Assemblea Costituente mediante una legge elettorale definita dal precedente, ormai deposto, Governo Provvisorio. A essa si presentarono quattro differenti liste: bolscevichi, menscevichi, cadettisocialisti rivoluzionari. Le elezioni si svolsero a suffragio universale, ma ciò non evitò un forte astensionismo: i voti risultarono inferiori al 50% degli aventi diritto. Nell’esito prevalsero i socialisti rivoluzionari con un netto 58%, seguiti dai bolscevichi al 25%, i cadetti con il 14%, e i menscevichi al 4%. La rilevanza politica dei socialisti rivoluzionari va ricercata nel loro pieno controllo dei soviet dei contadini, che andavano formandosi negli ultimi mesi. I bolscevichi raggiunsero invece nelle grandi città e al fronte (in comitati militari rivoluzionari) risultati fino al 40%, mentre si consolidò la loro fiducia nel soviet di Pietroburgo (di cui presidente fu Trockij, menscevico, poi bolscevico dall’estate del 1917 O.S.) raggiungendo picchi di consenso fino al 60%.

Dei 715 rappresentanti eletti, 370 furono socialisti rivoluzionari, 175 bolscevichi, 40 socialisti rivoluzionari di sinistra (corrente di sinistra fuoriuscita dai socialisti rivoluzionari), 16 menscevichi e 17 cadetti. L’Assemblea Costituente si insediò il 5 gennaio 1918 (O.S.) in Palazzo Tauride a Pietrogrado. Intanto, la corrente politica dei socialisti rivoluzionari di sinistra decise di unirsi ai bolscevichi, scelta che portò all’unione tra il Comitato esecutivo dei Soviet contadini (socialista rivoluzionario di sinistra) e il Comitato esecutivo dei Soviet degli operai e dei soldati (bolscevico), dando vita a quello che viene conosciuto come Comitato esecutivo centrale panrusso. Nel corso della prima seduta, Viktor Černov venne eletto presidente dell’Assemblea con 244 voti contro i 153 di Marija Spiridonova, candidata dei socialisti rivoluzionari di sinistra. Inoltre, l’Assemblea Costituente venne proclamata autorità suprema di tutta Russia (Panrussa), non riconoscendo il potere dei soviet dei lavoratori (operai, contadini e soldati). I bolscevichi e i socialisti rivoluzionari di sinistra chiesero all’assemblea di ratificare tutti gli atti e i decreti emessi dai Commissari del Popolo (bolscevichi) per la distribuzione della terra ai contadini, l’apertura immediata di trattative per una pace con i paesi belligeranti, la completa separazione tra stato e chiesa; l’introduzione del matrimonio civile con uguali diritti per entrambi i coniugi, il libero divorzio, totale parità di diritti della donna rispetto all’uomo; l’introduzione della giornata lavorativa di otto ore, l’abbattimento delle differenze di trattamento fra soldati e ufficiali nell’esercito, le nazionalizzazioni dell’economia e della finanza.

L’area di destra dell’assemblea – cadetti, parte dei menscevichi, socialisti rivoluzionari facenti capo a Černov – respinse la mozione bolscevica. Così, in segno di protesta, gli stessi bolscevichi e i socialisti rivoluzionari di sinistra decisero di abbandonare l’aula. La successiva seduta venne convocata per le ore 17:00 del 6 gennaio 1918 (O.S.) ma, una volta presentatisi, i costituenti trovarono l’ingresso di Palazzo Tauride chiuso. Bolscevichi e socialisti rivoluzionari di sinistra dichiararono dissolta l’Assemblea Costituente Panrussa (mediante un decreto ratificato dal Comitato esecutivo centrale panrusso), per poi convocare il III Congresso panrusso dei deputati operai e soldati e il III Congresso panrusso dei deputati contadini che, unificati, approvarono il pieno scioglimento dell’Assemblea Costituente e la “Dichiarazione dei diritti dei lavoratori”.

La rivoluzione di febbraio e gli avvenimenti dei mesi che seguirono rinvigorirono tutta una serie di fermenti nazionalistici da sempre presenti nella complessa struttura politico-sociale della Russia. Già a luglio 1917 Kerenskij concesse un’ampia autonomia all’Ucraina. A novembre il governo dei Soviet riconobbe l’indipendenza della Finlandia e pubblicò una risoluzione che sanciva i diritti delle minoranze nazionali: uguali diritti per tutti i popoli, diritto di autodecisione, compreso il diritto di staccarsi dalla Russia per fondare Stati indipendenti, diritto al libero sviluppo di tutte le minoranze nazionali e gruppi etnici. Da questa dichiarazione nacquero prima la Federazione Russa e poi l’Unione Sovietica. Tuttavia, quando le truppe germaniche capitolarono nel novembre 1918, iniziò l’occupazione di tutti gli Stati dell’ex Impero zarista che si erano proclamati indipendenti.

Il 3 marzo 1918 la Russia firma una pace separata con la Germania, accettando di perdere la Finlandia, l’Ucraina, la Polonia e i Paesi baltici, essendo così privata di circa 800 000 km2 di territori e del 26% della popolazione

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Truppe straniere, qui in parata a Vladivostok (1918), accorsero da vari paesi per contrastare la Rivoluzione a fianco dei contro-rivoluzionari, in prevalenza zaristi e nazionalisti
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Truppe bolsceviche impegnate in combattimento durante la guerra civile

Il periodo immediatamente successivo alla firma del trattato di pace con gli Imperi Centrali sembra voler concedere al giovane potere dei soviet il tempo di consolidarsi, al punto che il 23 aprile 1918 Lenin può dichiarare “la guerra civile è, per l’essenziale, finita”. In questo caso la previsione del principale dirigente bolscevico risulta errata: due mesi dopo la guerra infuria su decine di fronti ed il nuovo potere giunge, più volte, alla soglia della distruzione. Tra le molte cause che si possono riconoscere per tali avvenimenti, due sono quelle forse di maggior peso, una di ordine esterno ed una di ordine interno.

Nel giugno 1918 la Legione Cecoslovacca, in fase di trasferimento verso Vladivostok, dove avrebbe dovuto imbarcarsi per essere trasferita sul fronte occidentale, spinta da agenti delle Potenze Occidentali, che cercavano un pretesto per intervenire in Russia, e in parte anche dagli ordini diretti che provenivano da Parigi, dove si trovava un governo cecoslovacco in esilio, dà inizio ad una rivolta che coinvolge tutta la Russia asiatica e fa da attrattore per numerosi altri gruppi di oppositori al nuovo regime.

Nel suo rapido avanzare verso le regioni interne della Russia, spinge il commissario bolscevico Jakov Jurovskij, detentore del deposto zar Nicola II, a fucilare, il 17 luglio, quest’ultimo e tutta la sua famiglia. Sul fronte interno la politica del nuovo governo deve registrare una gravissima crisi tra le due forze trainanti della rivoluzione di ottobre: gli operai ed i contadini. In primavera il governo è costretto a dare inizio alle requisizioni di grano allo scopo di rifornire le città, le cui scorte sono ormai esaurite. Anche se le requisizioni, almeno all’inizio, colpiscono principalmente i contadini più agiati, i cosiddetti kulaki, sono spesso alla base di vere e proprie rivolte, talvolta dirette dai rivoluzionari socialisti. La repressione delle rivolte portò alla fucilazione di oltre 200 000 contadini.

Approfondimenti sociali

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Assemblea degli operai nella fabbrica Putilov di Pietrogrado, 1917

Gli eventi della Rivoluzione Russa sono collocati nella particolare struttura sociale ed economica della Russia. All’inizio del XX secolo la popolazione della Russia era, dal punto di vista anagrafico, per quattro quinti contadina.

Non si può capire la dinamica e le ragioni della Rivoluzione Russa senza capire la mentalità dei contadini, o senza conoscere il loro mondo. La società contadina ruotava attorno a tre pilastri: il nucleo familiare (dvor); il villaggio (selo); e la comunità (mir o obščina). Il mondo contadino era un mondo chiuso, separato dalla vita sociale ed economica cittadina. Il contadino era fedele esclusivamente al proprio villaggio, non aveva senso di identità nazionale. L’unica figura a cui andava la devozione del contadino era la figura dello Zar, divinizzata e mistificata nell’immaginario collettivo. La naturale propensione conservatrice del mužik (il contadino russo) aveva spinto la classe dirigente russa a credere che fosse essenziale per la stabilità del paese l’alleanza tra campagna e corona, e che proprio il mužik fosse il modello del suddito rispettoso dell’autocrazia russa.

I fatti smentirono una simile idea, nata dal fraintendimento della mentalità del contadino. Le campagne erano infatti lente ad infiammarsi ma volubili. Il contadino rispettava la legge solamente per paura della punizione. La stessa idea della legge e dello Stato era differente rispetto al modello occidentale. L’unica cosa che faceva stare al proprio posto i mužik era il mito dello zar buono e la speranza della spartizione della terra. Una volta cadute entrambe le speranze, le campagne si trasformarono in una distesa di focolai rivoluzionari. Con il nuovo governo rivoluzionario le terre vennero distribuite ai contadini, ma alcuni mesi dopo venne introdotto l’obbligo della consegna dei raccolti allo stato. Tale provvedimento provocò un numero considerevole di insurrezioni represse con la fucilazione di circa 200 000 contadini.

La minoranza della popolazione proletaria, rappresentata dagli operai, era concentrata in pochi centri industrializzati, quale ad esempio era San Pietroburgo, città che allora prendeva nome di Pietrogrado. La figura del proletario è la figura principale, secondo la tesi Marxista, di una rivoluzione Comunista, in quanto gli operai vivendo gli stessi problemi, vivendo tutti insieme in condizioni estreme di lavoro che portano all’alienazione, non sentono lo stesso attaccamento alla terra come i mužik (i contadini russi), ma sono maggiormente preposti all’attuazione della lotta tra classi: la rivoluzione. La strategia della rivoluzione sarebbe stata quella di esportare il modello della dittatura del proletariato in Germania, cioè in un paese sviluppato (infatti secondo la tesi marxista e leninista, la rivoluzione può avviarsi definitivamente solo con l’adesione dei paesi già sviluppati) oltre che geograficamente centrale, da lì la rivoluzione si sarebbe diramata in tutto il mondo. Altrimenti, secondo Lenin, la rivoluzione russa sarebbe servita solamente ad esportare il capitalismo in Asia (come è avvenuto); ciò nonostante l’incipit della rivoluzione va comunque ricercato in un nucleo operaio: quello dei cantieri navali di San Pietroburgo. I primi scioperi cominciarono proprio in questa città nel gennaio del ’17.

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Il Battaglione della morte

Con la Rivoluzione nacquero i primi battaglioni formati di sole donne; nella foto il Battaglione della morte guidato da Marija Leont’evna Bočkarëva, fedele al governo provvisorio di Kerenskij; vestita di bianco si riconosce Emmeline Pankhurst, esponente del movimento suffragista femminile del Regno Unito.

Le donne acquisirono estrema importanza durante la guerra, in quanto dovettero sostituire gli uomini sul lavoro, favorendo così il processo di emancipazione. Tra le protagoniste della Rivoluzione vi fu Aleksandra Kollontaj che, nel 1918, divenne la prima donna al mondo a guidare un ministero, “Commissario del popolo per l’assistenza sociale”, ed in seguito prima donna a divenire ambasciatrice, dal 1923, presso la Norvegia, il Messico ed infine la Svezia.

Dopo l’ottobre le donne ottennero alcune conquiste come il diritto all’elettorato attivo (votare) e passivo (farsi eleggere), il diritto all’istruzione, l’assistenza alla maternità, la parificazione dei salari con gli uomini (anche se solo formalmente, nella prassi continuavano le differenze) ed infine la possibilità di divorziare (1918) e di abortire (1920), quest’ultimo punto venne in seguito cancellato durante lo stalinismo.