I mercati hanno guardato soprattutto al Medio Oriente, dove la tensione tra Stati Uniti e Iran e le difficoltà nello Stretto di Hormuz hanno continuato a condizionare petrolio, trasporti, inflazione e aspettative sui tassi. Secondo Trading Economics, già a inizio settimana gli investitori seguivano con attenzione la possibilità di nuovi colloqui tra Washington e Teheran, mentre petrolio e materie prime restavano il principale termometro della paura globale. Lunedì 4 maggio, l’apertura dei mercati ha raccontato una verità semplice: l’economia mondiale oggi non si muove soltanto sui dati macroeconomici, ma sulle parole dei leader, sui segnali militari e sulle rotte dell’energia.…
Ops… proprio sul più bello!
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