Il Parlamento italiano è chiuso ormai da tre giorni per la pausa estiva e, per un mese, le due Camere resteranno ferme: i lavori riprenderanno a partire dal prossimo 9 settembre. Al loro rientro, il governo sottoporrà all’attenzione di Camera e Senato alcune tematiche importanti, come il nucleare, il caro bollette e la riforma dei carburanti, dossier legati a doppio filo con la terza crisi del Golfo, con protagonisti Stati Uniti e Iran e inevitabilmente con lo stretto di Hormuz.
Intanto, il governo di centrodestra guidato dal premier Giorgia Meloni, che dal 22 ottobre 2022 è alla guida del Paese, sta per tagliare il traguardo di esecutivo più lungo della storia repubblicana. Il primato appartiene al secondo governo Berlusconi (11 giugno 2001 – 23 aprile 2005) e il 4 settembre Meloni supererà in durata il Cavaliere.
Raggiunto questo importante obiettivo, la leader di Fratelli d’Italia punterà a vincere le elezioni politiche del 2027, che le permetterebbero di centrare una clamorosa doppietta elettorale. La politica, si sa, di per sé è divisiva e questo vale per ogni popolo e nazione del pianeta. In Italia, però, l’effetto è esageratamente amplificato e gli italiani guardano a questa partita con grande curiosità e grande attesa.
Le due grandi coalizioni della politica stanno iniziando a scaldare i motori, ma al momento non ci sono ancora ufficialità. Soprattutto il fronte progressista non ha ancora svelato il nome del leader o della leader che si contrapporrà a Giorgia Meloni. Questo potrebbe rappresentare uno dei punti di vantaggio che l’attuale presidente del Consiglio potrebbe sfruttare. Di seguito, alcune delle mosse che Meloni e il centrodestra potrebbero mettere in campo per vincere le prossime elezioni.
Elezioni anticipate per cogliere di sorpresa il campo largo
La prima mossa potrebbe essere quella più clamorosa: chiamare gli italiani alle urne in anticipo, cogliendo di sorpresa un centrosinistra che non ha ancora individuato ufficialmente il proprio candidato alla guida della coalizione. Le divisioni sulla leadership tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein o eventuali outsiders rappresentano infatti uno dei principali punti deboli del campo largo. Andare al voto prima che il fronte progressista riesca a trovare una sintesi significherebbe, per Meloni, affrontare un avversario ancora impegnato a risolvere i propri problemi interni.
Portare Futuro Nazionale dentro al centrodestra
Il secondo step potrebbe essere quello di trovare un’intesa con Roberto Vannacci, l’ex generale ed eurodeputato che a febbraio ha lasciato la Lega e fondato Futuro Nazionale. Il centrodestra potrebbe provare a riassorbire la spinta della destra più radicale, sfruttando il fenomeno Vannacci e trasformando quello che oggi rappresenta soprattutto un voto di protesta in un voto utile alla coalizione. L’operazione avrebbe però anche un’altra finalità: mantenere Vannacci all’interno del perimetro del centrodestra, provando a moderarne le posizioni e impedendogli di trasformarsi in un polo autonomo capace di sottrarre consensi alla coalizione. Nei giorni scorsi, del resto, Vannacci ha lanciato il manifesto politico di Futuro Nazionale, nel quale il partito si presenta come una forza fortemente identitaria e sovranista, con al centro sicurezza, famiglia tradizionale, immigrazione e difesa delle radici cristiane dell’Italia.
Sul fronte economico propone una maggiore sovranità rispetto all’euro, mentre in politica estera chiede una linea più autonoma, con lo stop all’invio di armi in Ucraina e la riapertura del dialogo con la Russia. Tra le proposte figurano anche la cosiddetta “remigrazione”, maggiori restrizioni sulla cittadinanza e l’abbassamento a 12 anni della soglia di imputabilità per i reati più gravi. Un programma che presenta inevitabilmente diversi punti di distanza rispetto all’attuale centrodestra, ma che proprio per questo potrebbe rendere ancora più importante un confronto diretto. In vista delle prossime elezioni, per evitare una dispersione di voti a destra, Giorgia Meloni farebbe quindi bene ad aprire un dialogo con il nuovo soggetto politico, cercando di costruire un’intesa capace di ricondurre Futuro Nazionale all’interno del perimetro della coalizione e di trasformare una possibile fonte di concorrenza in una risorsa elettorale. L’effetto collaterale dell’operazione, tuttavia, potrebbe essere quello di spostare il baricentro troppo a destra, riducendo il consenso moderato che potrebbe finire al centrosinistra o ad altri soggetti, come Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi.
Rivendicare i risultati del governo e portare a casa una riforma
La terza mossa sarebbe naturalmente quella di impostare la campagna elettorale sui risultati ottenuti dall’esecutivo. Onestamente, longevità a parte, l’attuale governo non è riuscito a realizzare quanto promesso in campagna elettorale: dalla rimozione delle accise alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, passando per le grandi riforme, come quella sulla giustizia, bocciata dagli italiani nel referendum di marzo, il premierato e l’autonomia differenziata.
Il primo argomento che la leader del centrodestra potrebbe sfruttare è quello della stabilità: come detto in precedenza, il governo Meloni supererà il secondo governo Berlusconi e diventerà il più longevo della storia repubblicana. Un primato che Palazzo Chigi potrebbe trasformare in uno dei principali argomenti della propria narrazione elettorale.
A questo si aggiungerebbero i risultati ottenuti dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che nel corso del suo mandato ha adottato una linea improntata alla prudenza fiscale, al realismo macroeconomico e al rigore dei conti pubblici. Una strategia che il governo potrebbe rivendicare alla luce del calo della disoccupazione e del miglioramento di alcuni indicatori economici. Infine, c’è la partita dei centri per i rimpatri in Albania, da presentare soprattutto come una vittoria politica ottenuta sul piano europeo, al di là del loro effettivo utilizzo.
Sul piano delle riforme, in questo ipotetico scenario, Giorgia Meloni potrebbe inoltre avere il tempo di ottenere una grande vittoria personale: la nuova legge elettorale che potrebbe essere un risultato particolarmente importante. L’eventuale indicazione del presidente del Consiglio sulla scheda elettorale consentirebbe infatti alla premier di presentare la riforma come un ulteriore passo verso il rafforzamento della figura del capo del governo, una sorta di “piccolo premierato” da rivendicare davanti agli elettori.
La nuova immagine istituzionale di Meloni
Infine, c’è un elemento più politico che programmatico: la trasformazione dell’immagine di Giorgia Meloni. L’attuale premier vuole apparire molto diversa dalla leader di opposizione che infiammava le piazze e gli interventi parlamentari. Dopo quasi quattro anni a Palazzo Chigi, Meloni punta sempre più su un profilo istituzionale, quello di una presidente del Consiglio forte, affidabile e capace di garantire stabilità. Una strategia che potrebbe essere sostenuta anche dai sondaggi sulla fiducia nei leader politici, nei quali Meloni continua a occupare una posizione di vertice, davanti agli altri principali esponenti del centrosinistra.
La sfida del 2027: tra stabilità e rischio di dispersione dei consensi
In definitiva, la partita del 2027 si giocherà non soltanto sui risultati del governo, ma anche sulla capacità del centrodestra di arrivare al voto compatto, intercettando tutte le anime del proprio elettorato senza perdere quella moderata. Giorgia Meloni parte da una posizione di forza, ma per trasformare la lunga permanenza a Palazzo Chigi in una nuova vittoria elettorale dovrà riuscire a tenere insieme stabilità, risultati, consenso e capacità di allargare il proprio perimetro politico. Di fronte, un centrosinistra ancora alla ricerca di una leadership e di una sintesi programmatica potrebbe rappresentare un’opportunità, ma anche un avversario capace di ricompattarsi proprio nella sfida decisiva.