Chi segue il mondo degli anime e dei manga si sarà sicuramente imbattuto in questo periodo in una pubblicità massiva sui social di una nuova pubblicazione della RBA dal titolo MangAnime. Una sorta di enciclopedia dell’animazione con in catalogo moltissimi titoli famosi come Dragon Ball, Naruto, Attacco dei Giganti, I cavalieri dello Zodiaco, Goldrake e i superobot, Demon Slayer, Holly e Benji, One Piece e molti altri.
Un’edizione di riferimento e con una qualità da collezionista.
Diretta e scritta da specialisti, pensata per i fan.
Scopri la storia del manganime attraverso le sue serie più leggendarie.
Con questo claim, molti appassionati si sono preparati ad un nuovo acquisto convinti che nelle proprie case sarebbe arrivata una bibbia… ma invece è arrivata solo carta igienica (scusate il francesismo).
Andiamo con ordine.
Punto 1, “Manganime”.
Tutto attaccato, come se fosse una sola parola. Si certo, manga E anime, e sottolineo E con la maiuscola, sono due prodotti affini che spesso vivono in parallelo, che spesso vivono uno grazie all’altro. Ma tralasciando che non è sempre così (non esistono anime di tutti i manga come non esistono manga di tutti gli anime), unirli in una sola parola fa intendere che la relazione tra i due medium sia così stretta da renderli una sola cosa. E questo è il primo grande errore che fa già capire che qualcosa non va.
Punto 2, gli autori.
Ho cercato ovunque nel primo volume dedicato a Dragon Ball e pagato fortunatamente 2,99€ a fronte dei 10€ circa dei volumi che usciranno successivamente, dove fossero i credits. Ma nulla… non ci sono riferimenti in seconda di copertina, non ci sono riferimenti nei capitoli, interni, non ci sono note. Nulla se non un riferimento a Oriol Estrada Rangil, Miguel Ángel Álvarez e Jori Valerio. Tre nomi che non dicono praticamente nulla a nessuno e quindi mi sono andato a documentare perché ho pensato che se questi tre autori sono stati pubblicati dalla RBA ci sarà un motivo
Oriol Estrada Rangil è un divulgatore di cultura giapponese specializzato in manga e anime e ha anche una pagina Wikipedia
Di Miguel Ángel Álvarez come esperto di anime e manga in rete non c’è nulla. Da una ricerca escono due possibili risultati: un giocatore di calcio (ma che nel cognome ha anche Ortiz e quindi presumo non sia lui) e un direttore di produzione e direttore artistico per tre film spagnoli che sicuramente non sono noti al grande pubblico.
Resta Jori Valerio di cui non esiste traccia sul web.
Quindi eccezion fatta per il primo nome (su cui torno dopo), gli altri due non sono di certo questi specialisti promossi dalla pubblicità della RBA.
E’ il momento del punto 3, l’impaginazione.
Mai, e dico mai, ho avuto tra le mani un prodotto così scadente da tutti i punti di vista.
Tralasciando la qualità della carta che posso anche capire per una scelta di natura economica, chi ha impaginato questo lavoro probabilmente non ha mai lavorato in passato nel settore editoriale perché il livello del prodotto finale è davvero di basso livello.
Partiamo da una totale assenza di immagini che, in un libro in cui si parla di fumetti e quindi di immagini, è impensabile. E la cosa bella è che nella quarta di copertina si fa anche riferimento al fatto che essendo un libro non ufficiale, tutte le immagini usate sono solo a scopo divulgativo e di proprietà degli aventi diritto. Bene, ma le immagini non ci sono… quindi?
La risposta è che questa pubblicazione è una traduzione della stessa opera spagnola che le immagini invece le ha. Probabilmente per non pagare i diritti hanno deciso di toglierle rendendo il lavoro incompleto.

L’interno del libro è davvero brutto, con una scelta grafica davvero approssimativa. Ogni tanto compaiono dei box ai lati della pagina con un font diverso mentre in apertura e chiusura compaiono elementi che lasciano il tempo che trovano e, se la traduzione di Google è corretta, anche non attinenti.
A questo si aggiunge una poca attenzione ai titoli dei paragrafi posizionati troppo a ridosso della rilegatura, spazi nei capoversi davvero eccessivi, giustificazioni del testo senza controllo della crenatura (ovvero lo spazio che si crea tra le lettere quando viene forzato l’allineamento).
Insomma, un lavoro ai limiti dell’amatoriale.

Ma andiamo avanti e arriviamo al punto 4, quello dolente: i contenuti.
Se davvero i tre autori di cui sopra sono degli esperti del settore allora abbiamo un serio problema.
Tralasciano due dei tre (su cui non ho trovato informazioni in rete), Oriol Estrada Rangil da Wikipedia risulta essere una persona addentro alla materia.
Cito testualmente: Dal 2014 collabora con Ficomic nell’organizzazione della Fiera del Manga e della Fiera Internazionale del Fumetto di Barcellona. Nel 2015 ha fondato Espai Daruma, un centro culturale, linguistico e ricreativo a Barcellona dedicato a manga, anime, lingua e cultura giapponese.
Ebbene, se il livello di un massimo esperto spagnolo del settore Anime e Manga è quello che ci è stato proposto in questo volume allora c’è qualcosa che non va.
Nomi sbagliati, confusione continua tra genere e target, date sbagliate come quella sulla prima trasmissione televisiva italiana che viene fissata al 1989 su Italia Uno quando in realtà fu Junior Tv la prima a trasmettere Dragon Ball mente solo 10 anni dopo, nel 1999 arrivò sulle reti Mediaset. E via così…
Le note a margine nelle pagine non hanno fonti e questo per un saggio è una cosa impensabile. Se viene fatto un approfondimento o una citazione è obbligatorio riportare una fonte accreditata altrimenti potrebbe essere una considerazione personale di chi sta scrivendo e rendendo il volume un punto di vista e non più un saggio.
Aggiungiamo anche che sulla copertina dell’annunciato n.2 dedicato a Naruto compare Link di Zelda e non il protagonista del volume. Immagine che poi, a seguito di segnalazioni in rete è stata sostituita con una di Gamabunta, la rana di Naruto ma in una rivisitazione dell’artita CROM che però non ha mai avuto contatti con RBA e anzi ha replicato sul suo profilo Instagram così:
Questo post è soprattutto per far sapere a tutti che io non c’entro niente con questo libro! @rbaitalia si sono presi la responsabilità di prendere il mio lavoro e metterlo sulla copertina di questa atrocità senza chiedere a me o a nessuno, per quel che conta. Hanno tutto sul loro sito e sui social e non mi hanno ancora risposto...

Insomma, un volume che più che arricchire le informazioni su Dragon Ball le confonde con inesattezze e approssimazione. Magari i volumi successivi saranno diversi ma se questo è l’inizio allora mi sa che la collana della RBA avrà vita breve…
Sui social qualcuno (anche più di qualcuno) ha ipotizzato che sia stato scritto con Chat Gpt e il dubbio viene dato che più che approfondimenti, nelle circa 140 pagine ci sono solo riassunti delle trame dei singoli episodi. Quindi nulla che Chat Gpt non possa fare e che chiunque possa copiare e incollare per fare un volume. E la presenza degli errori va ad avvalorare questa tesi dato che un esperto li avrebbe individuati subito e li avrebbe corretti (Chat GPT non è sempre preciso e gli errori sono all’ordine del giorno). Dal canto suo, RBA ha commentato sul suo profilo Facebook che il libro è frutto del lavoro umano e questo quindi non fa che alimentare la consapevolezza che i tre autori che vengono presentati come autori del volume tutto siano meno che esperti del settore.
Un ultimo appunto. Leggendo il piano dell’opera ho letto che tra i titoli c’è Holly e Benji.
Ora, capisco che per arrivare al grande pubblico italiano venga usato il nome con cui è più famoso nel grande pubblico. Ma una collana che si proclama come un must-have per tutti quelli che vogliono colmare le proprie lacune o scoprire segreti e curiosità dei manga e anime, non può usare un nome farlocco italiano ma quello originale. Captain Tsubasa e magari tra parentesi in piccolo il nome italiano.
Ad ogni modo, il consiglio è quello di lasciar perdere questa collana e di leggere libri dedicati all’argomento scritti da nomi illustri e competenti che in Italia hanno scritto tanto e con molta precisione.