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Neonati sepolti a Parma, le motivazioni della sentenza: «Chiara lucida e determinata, voleva eliminare il figlio»

Di In Cronaca
Giugno 25, 2026
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Chiara Petrolini, la 22enne di Vignale di Traversetolo condannata in primo grado a 24 anni e 3 mesi di reclusione per l’omicidio premeditato del figlio nato il 7 agosto 2024 e successivamente sepolto nel giardino della casa di famiglia, avrebbe agito con «lucidità e determinazione», mantenendo costante la volontà di partorire il bambino per poi eliminarlo. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dalla Corte d’Assise di Parma.

Secondo i giudici, nonostante la giovane fosse caratterizzata da fragilità e immaturità personale, avrebbe dimostrato una chiara consapevolezza delle proprie azioni e una precisa intenzione di nascondere quanto accaduto. La Corte evidenzia come l’imputata abbia cercato di non far emergere la verità fino a quando le indagini non l’hanno posta di fronte a prove considerate incontrovertibili.

Per quanto riguarda il secondo neonato trovato sepolto nel giardino dell’abitazione, nato nel maggio 2023, la ragazza è stata invece assolta. La Procura aveva richiesto una condanna complessiva a 26 anni di carcere.

Nelle motivazioni, i magistrati sottolineano che il comportamento dell’imputata dimostrerebbe come la decisione di causare la morte del neonato fosse stata maturata e pianificata nel tempo, anche alla luce dell’esperienza già vissuta con la precedente gravidanza. La morte del bambino, al quale è stato successivamente attribuito il nome Angelo Federico, sarebbe stata provocata dal taglio del cordone ombelicale senza il necessario clampaggio e dalla successiva omissione di soccorso.

La Corte ritiene inoltre che la premeditazione emerga da diversi elementi raccolti durante le indagini. Secondo i giudici, Chiara avrebbe previsto e accettato la morte del figlio già nelle settimane precedenti alla partenza per New York, continuando a coltivare tale proposito senza ripensamenti. Dopo il parto, infatti, la giovane partì regolarmente per una vacanza negli Stati Uniti con la propria famiglia, che, insieme al fidanzato, sarebbe rimasta all’oscuro della gravidanza.

I giudici escludono anche l’ipotesi del diniego di gravidanza sostenuta dalla difesa. Nelle motivazioni si legge che non vi sono elementi che dimostrino una inconsapevolezza del proprio stato o una percezione intermittente della gravidanza. Tale circostanza, evidenzia la Corte, non sarebbe mai stata riferita dall’imputata nel corso delle indagini né sarebbe emersa dai racconti forniti a familiari e amici.

A sostegno della consapevolezza della giovane vengono richiamate numerose ricerche effettuate su Internet, che, secondo i magistrati, dimostrerebbero come fosse pienamente cosciente della gravidanza e dell’avanzamento della gestazione sin dai primi mesi.

La sentenza sottolinea inoltre come l’imputata non abbia mai fornito una spiegazione ritenuta credibile di quanto accaduto, limitandosi a negare le proprie responsabilità e modificando più volte la propria versione dei fatti. Anche alcune dichiarazioni rese dai familiari sono state considerate poco attendibili e in contrasto con gli elementi investigativi raccolti dagli inquirenti.

Secondo la Corte d’Assise, Chiara avrebbe ripetutamente fornito informazioni non veritiere ai genitori, al fidanzato e agli investigatori, circostanza che contribuirebbe a rafforzare il giudizio negativo sulla credibilità delle sue dichiarazioni. I magistrati concludono che le versioni fornite nel corso del procedimento sarebbero apparse finalizzate principalmente a sostenere la ricostruzione proposta dalla difesa e dai consulenti dell’imputata.

Con il deposito delle motivazioni, la Corte ha dunque delineato il quadro che ha portato alla condanna della giovane, ritenendo accertata la premeditazione e la piena consapevolezza delle proprie azioni nella morte del neonato nato nell’agosto 2024.