Pochi giorni fa è stato annunciato il nuovo direttore creativo di Versace, il nome è quello di Pieter Mulier, per anni braccio destro di Raf Simons co-direttore creativo di Prada in collaborazione con Miuccia ma in passato ha capitanato anche la direzione creativa di Calvin klein, Jil Sander e Christian Dior.
Pieter Mulier, nasce a Ostenda in Belgio nel 1978. La moda non era nei suoi progetti di vita, infatti, studiava giurisprudenza prima di virare sull’architettura all’Institut Supérieur Saint-Luc di Bruxelles. Durante l’esame finale, un giurato d’eccezione cambiò il suo destino: Raf Simons. L’aneddoto è ormai leggenda: gli studenti dovevano presentare un progetto sul concetto di “sopravvivenza”. Mulier si presentò indossando una tuta intera, spiegando che era l’abito perfetto per “sopravvivere a qualsiasi colloquio di lavoro”, senza il rischio di bottoni slacciati o disordine. Simons vide in lui non un architetto, ma uno stilista. Gli diede il suo biglietto da visita e, nonostante l’iniziale riluttanza di Mulier, iniziò un sodalizio durato quasi vent’anni.
Mulier, lascia Alaïa dopo un mandato quinquennale come direttore creativo caratterizzato da successi di critica e di pubblico. E’stato definito lo “stilista silenzioso”, colui che non ama apparire, non ama i riflettori ma la sua moda e rara e preziosa: “ascolta il corpo”. Lui non ama gli eccessi, gli scandali, le prepotenti voci di corridoio.
Ma come affronterà le onde della maison più iconica e “rumorosa” del fashion sistem?
Forse, Versace sta ricercando una nuova identità o sarà Mulier a doversi adattare all’imponente identità del marchio?
Le risposte alle nostre domande arriveranno a partire da luglio 2026, quando lo stilista metterà ufficialmente piede nell’universo Versace.
Secondo gli osservatori, il designer belga è chiamato a lavorare su una femminilità potente e sensuale, cifra storica della maison, ma con un approccio più costruito e contemporaneo. Non una nostalgia degli eccessi, ma un dialogo con l’archivio capace di riportare Versace al centro della moda globale dopo anni complessi, prima sotto Capri Holdings e ora in una nuova dimensione tutta italiana.
Presenterà prima la sua ultima collezione per Alaïa alla prossima Fashion Week di Parigi. Poi, per Versace, inizierà una fase cruciale: quella in cui una delle maison più iconiche del Made in Italy affida il proprio futuro a un progettista che ha dimostrato di saper lavorare con rispetto, profondità e visione. Certamente, però, con uno stile molto distante da quello che ha contraddistinto finora il brand della Medusa.
Facciamo il nostro in bocca al lupo Pieter Mulier e restiamo in attesa del suo debutto.