Prima di Jarno Trulli, di Giancarlo Fisichella e adesso di Andrea Kimi Antonelli, l’Italia della Formula 1 si poggiava Riccardo Patrese. Ecco la sua storia incredibile
Il padovano sin dall’inizio ha dimostrato grande velocità, tecnica e determinazione, in una Formula 1 dove alla fine degli anni 70 era una categoria assurda. Il suo esordio è stata alla Shadow nel 1977 e nella stessa stagione ha realizzato una pole position sul tracciato del Nurburgring Nordschleife in Germania. L’anno dopo è passato alla Arrows conquistando un secondo posto in Svezia dietro solo a Niki Lauda sulla Brabham BT46. E’ stata una stagione particolare la sua a causa di un terribile incidente a Monza quando ha innescato una carambola coinvolgendo diversi piloti. In questa occasione molti suoi colleghi lo hanno accusato di essere incauto e di essere un pilota pericoloso. Questa macchia lo ha reso antipatico all’opinione pubblica diventando bersaglio della critica. Questa scossa negativa ha rallentato il suo percorso facendolo entrare in crisi: infatti nella stagione 1979 sempre in Arrows ha conquistato solo 2 punti (un quinto posto in Belgio). La sua determinazione però è sempre stata costante difronte anche a numerosi ritiri: la fine del tunnel è stata intravista nel 1980, sempre in Arrows, quando è tornato sul secondo scalino del podio negli Stati Uniti dietro a Nelson Piquet con la Brabham. La classe di Riccardo Patrese è stata evidente nel 1981 quando ha collezionato altri 2 podi: in Brasile all’esordio (terzo) e a San Marino (secondo). Questi sono stati gli unici barlumi di velocità alla Arrows. Questi quattro anni sono stato avaro per Riccardo Patrese: i soli 4 podi conquistati non lo hanno lanciato verso un top team, anche se è sempre stato costante nelle gare (quando non aveva problemi alla vettura). I perenni problemi meccanici, errori in pista (o durante le qualifiche) e una vettura non proprio di prima fascia, non ha aiutato l’italiano a emergere.
L’addio alla Arrows ha aperto le porte a Riccardo Patrese: infatti nel 1982 alla Brabham a Montecarlo ha conquistato la sua prima vittoria in carriera. Una gara ricca di colpi di scena e di fascino come la pista monegasca ha sempre dimostrato di avere. Sempre in questa stagione la sua classe è stata evidente: la Brabham rispetto alla Arrows era una vettura più competitiva e lo si è visto. Infatti il padovano, oltre ad aver vinto a Monaco, è salito sul podio in 2 occasioni: negli USA e in Canada con terzo e secondo posto. I vertici della scuderia hanno trovato un pilota che quando arriva fino al traguardo porta non solo punti, ma anche podi. Questo ha sicuramente rimesso in ottima luce Riccardo Patrese cancellando le passate stagioni e mettendolo in evidenza.
La stagione successiva è stata in chiaro scuro: sempre alla guida della Brabham Riccardo Patrese ha conquistato un terzo posto in Germania e una vittoria in SudAfrica. Le potenzialità erano evidenti, la classe anche, mancava però la costanza. Se si analizzano i dettagli nelle prime 9 gare disputate, solo una volta ha visto la bandiera a scacchi (decimo negli USA) e questo ha compromesso la qualità del suo lavoro. E’ arrivata la sua seconda vittoria, ma Riccardo Patrese a fine stagione ha deciso di lasciare la scuderia per approdare all’Alfa Romeo. Le due stagioni con la vettura italiana sono state un autentico calvario tolto il terzo posto nel 1984 in Italia a Monza. Un biennio totalmente da dimenticare col morale sotto i tacchi. La scelta di andare in Alfa Romeo si è rivelata un passo indietro per Riccardo Patrese e il ritorno alla Brabham per una stagione e mezza non lo hanno aiutato. Nel 1988 è passato alla Williams: dopo un periodo un po’ di rodaggio nel 1989 Riccardo Patrese è tornato a splendere. In questa stagione i podi sono stati 6 e la costanza è stata più che accettabile. Alla fine della stagione ha chiuso terzo nel mondiale piloti e questa è stata l’inizio di un periodo importante per la sua carriera. Nel 1990 ha vinto a San Marino e nel 1991 e 1992 sono stati gli ultimi anni, ma anche di massima lucentezza.
Analizzando questo biennio, si deve necessariamente esaltare il 1992: se nel 1991 è salito sul terzo gradino della classifica piloti, in questa stagione è stato battuto solo dal compagno di squadra Nigel Mansell. L’Italia era tornata protagonista e aveva ridato al padovano quella consacrazione che si è sempre meritato. Erano diversi anni che un pilota della nostra penisola non aveva successo in Formula 1 e molti piloti italiani (come Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella) hanno preso nozioni importanti su di lui per il futuro a venire. La carriera di Riccardo Patrese si è conclusa alla Benetton salendo 2 volte sul podio. Il totale dei Gp disputati è di 256 solcando 3 epoche importanti della Formula 1: se non fosse stata per l’incostanza delle vetture da lui guidate probabilmente un titolo mondiale lo avrebbe sicuramente vinto.
Riccardo Patrese ha sempre avuto un talento nel cercare il giro perfetto e quando la vettura lo assecondava non deludeva le aspettative. Le vittorie (6 in totale), 37 podi, 8 pole e 13 giri veloci hanno esaltato il popolo italiano che per diversi anni non ha pregustato un pilota competitivo e vincente. Il suo stile di guida è stato pulito basato su una notevole intelligenza tattica capace di capire l’evoluzione tecnica della Formula1. Ha incontrato in pista diverse leggende di questo sport battagliando e dimostrando loro di non essere troppo inferiore. Il nome di Riccardo Patrese rievoca tante stupende emozioni che resteranno nel tempo come pagine di storia.