Sua Maestà il Cavallo — Elogio dell’irregolari

Di — In Almanacco
Settembre 25, 2026
Maestà

Sua Maestà il Cavallo — Elogio dell’irregolari.

Fra tutti gli abitanti della scacchiera ce n’è uno che sembra essere arrivato lì pererrore. O, forse, proprio per impedire agli altri di prendersi troppo sul serio.La Torre procede diritta, con la sicurezza di chi non ha mai avuto dubbi sulladirezione da prendere. L’Alfiere trascorre la propria esistenza sulle diagonali. La Donna, privilegiata dalla sorte, può scegliere quasi ogni strada. Perfino il Re, contutta la prudenza che il rango gli impone, si muove in maniera perfettamentecomprensibile.Poi arriva il Cavallo.E la geometria perde improvvisamente le proprie buone maniere.Abbiamo imparato a descriverne il movimento con una lettera: una L. Due case inuna direzione e una di lato, oppure una casa in una direzione e due nell’altra. Ladefinizione è esatta, naturalmente, ma non riesce a restituire fino in fondo lastranezza del suo movimento.

Il Cavallo, infatti, non sembra percorrere una strada:parte da una casa e ricompare in un’altra.Nel mezzo può esserci qualunque cosa.Pedoni, Alfieri, Torri, perfino un piccolo ingorgo di pezzi: a lui non interessa. Se lacasa d’arrivo è disponibile, salta. È l’unico pezzo della scacchiera al quale siaconcesso farlo.Mentre gli altri devono aspettare che qualcuno apra loro un passaggio, il Cavallopuò uscire dal proprio accampamento fin dalle prime mosse, scavalcandotranquillamente amici e nemici.

Sua Maestà il Cavallo — Elogio dell’irregolari

Gli altri pezzi hanno bisogno di una strada. IlCavallo ha bisogno soltanto di una destinazione. È un privilegio curioso. In un esercito nel quale tutti devono rispettarerigorosamente gli spazi occupati dagli altri, proprio lui può ignorarli. Ci sonoprivilegi che derivano dal rango. Quello del Cavallo deriva dalla sua eccentricità.Non dobbiamo però confondere questa eccentricità con una libertà assoluta. IlCavallo può saltare, certo, ma non può scegliere come farlo. Non gli è consentitoandare diritto quando gli farebbe comodo, né percorrere una diagonale quando ilbersaglio sembra vicinissimo. È libero soltanto dentro quella sua strana L.E forse proprio qui incontriamo uno dei piccoli paradossi che gli scacchi amanonascondere nelle proprie regole: essere liberi non significa poter andare ovunque,ma saper arrivare lontano con il movimento che ci è concesso.

C’è poi un’altra particolarità che rende il Cavallo diverso da tutti gli altri. Se parte dauna casa chiara, il suo salto termina sempre su una casa scura; se parte da una casascura, arriverà sempre su una chiara. A ogni mossa cambia colore.Pensiamo all’Alfiere, che abbiamo incontrato nel nostro viaggio precedente: nascesu un colore e gli rimane fedele per tutta la partita. Il Cavallo fa esattamente ilcontrario. Non riesce a compiere una sola mossa senza cambiare campo cromatico.Avevamo detto che ci sono fedeltà che durano una vita soltanto perché nonabbiamo mai avuto la possibilità di tradirle.Il Cavallo, evidentemente, quella possibilità ce l’ha.Ma per capire davvero questo pezzo dobbiamo guardare non soltanto come simuove, ma anche dove si trova. Mettiamolo al centro della scacchiera: da lì puòcontrollare fino a otto case. Spostiamolo invece in un angolo e improvvisamente lecase controllate diventano soltanto due.

È sempre lo stesso Cavallo. Non è diventato più intelligente al centro né più stupidonell’angolo. È cambiato soltanto il mondo che gli sta intorno.Qualche volta non sono le nostre capacità a essere insufficienti. È il posto nel qualeabbiamo deciso di usarle.Per il Cavallo, dunque, il centro non è soltanto una posizione geografica: è libertà.Più si avvicina ai bordi, più il suo universo si restringe. Una Torre può esserepotentissima anche da lontano, un Alfiere può attraversare la scacchiera da unangolo all’altro; il Cavallo, invece, deve conquistarsi lo spazio un salto dopo l’altro.Ed ecco un’altra delle sue stranezze.

Sua Maestà il Cavallo — Elogio dell’irregolari

Per raggiungere una casa che ai nostri occhisembra vicinissima può essere costretto a compiere un lungo giro; una casaapparentemente lontana, invece, può essere raggiunta in pochi salti.La distanza, per lui, non coincide con la nostra.Sulla scacchiera la strada più breve non è sempre la più corta. Il Cavallo sembrasaperlo fin dall’inizio.Questa sua capacità di saltare produce anche conseguenze molto concrete. Se unaTorre ci attacca lungo una colonna possiamo tentare di mettere un pezzo in mezzo;possiamo fare lo stesso contro un Alfiere chiudendone la diagonale. Contro ilCavallo no, perché tra lui e la casa che attacca non esiste alcuna strada dainterrompere.Quando un Cavallo dà scacco, non possiamo costruire in fretta una barriera tra lui eil nostro Re. Dobbiamo spostare il Re, catturare il Cavallo se è possibile o trovare unaltro modo per eliminare la minaccia.Il suo è un attacco senza traiettoria visibile.

Le minacce più facili da riconoscere sono quelle che vediamo arrivare. Il Cavallopreferisce essere già arrivato quando ce ne accorgiamo.Non lasciamoci però sedurre troppo dalla sua stranezza. Il Cavallo non è per questosuperiore agli altri pezzi. Convenzionalmente gli attribuiamo un valore simile aquello dell’Alfiere e, come ogni abitante della scacchiera, conosce giornate di gloriae posizioni nelle quali sembra quasi inutile.Il suo fascino nasce da altro.Nasce dal fatto che abbiamo costruito un mondo perfettamente quadrato, diviso incolonne, traverse e diagonali, e poi abbiamo affidato a uno dei suoi abitanti ilcompito di comportarsi come se tutto quell’ordine non lo riguardasse.Forse una geometria perfetta, senza almeno un’eccezione, sarebbe soltantogeometria.Gli scacchi hanno preferito diventare un gioco.E per farlo hanno inventato il Cavallo.Alla prossima (ci leggiamo martedì 29).