25 views 5 mins 0 comments

Trump e l’intelligenza artificiale: la nuova frontiera della comunicazione politica

Di In Politica
Giugno 01, 2026
Donald trump

Mentre prosegue la guerra in Medio Oriente tra l’asse USA-Israele e l’Iran, Teheran continua a fissare le proprie condizioni per arrivare a un’intesa. Nelle ultime ore, infatti, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che il cessate il fuoco in Libano rappresenta uno dei paletti indispensabili per raggiungere un accordo.

In questo contesto, il presidente americano Donald Trump guarda anche all’interno della nazione che guida, dove si avvicinano una serie di appuntamenti importanti: le elezioni di metà mandato, il 4 luglio — Giorno dell’Indipendenza e festività più sentita negli Stati Uniti — e l’inizio dei Mondiali.

In una fase di stallo internazionale, con la tregua che dovrebbe portare sia all’abbandono del programma nucleare iraniano sia alla fine del blocco navale americano nello strategico Stretto di Hormuz, lo staff dell’inquilino della Casa Bianca sembra essersi sbizzarrito con l’intelligenza artificiale.

L’offensiva social di Trump e i contenuti generati con l’AI

Sabato scorso, infatti, sono stati pubblicati su Truth Social oltre 50 messaggi e immagini realizzati con l’AI, nei quali il Tycoon si è definito più popolare di Elvis Presley e ha dichiarato di possedere un’intelligenza “estrema”.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è coinciso con l’esplosione del fenomeno dell’intelligenza artificiale, diventata a tutti gli effetti un nuovo strumento di propaganda politica.

Il riferimento al re del rock rappresenta uno dei passaggi più significativi della lunga sequenza di contenuti pubblicati dal presidente americano. Non tanto per il paragone in sé, quanto per ciò che lascia intravedere del suo modo di concepire il successo e la leadership.

Rivendicare di aver richiamato più persone di Elvis significa infatti trasformare un fenomeno culturale in una semplice questione numerica, come se il valore di un artista, di un leader o di un evento potesse essere misurato esclusivamente dalla dimensione della folla che riesce a radunare.

Dai meme agli attacchi politici

Negli ultimi mesi i contenuti generati dall’intelligenza artificiale sono diventati una presenza costante nella comunicazione trumpiana.

Ne sono un esempio i video apertamente provocatori sugli Obama pubblicati lo scorso 7 febbraio, il progetto della presunta “Riviera del Medio Oriente” costruita sulle rovine di Gaza, oppure le immagini dello stesso Trump raffigurato come Gesù Cristo o accanto alla figura del Messia.

Nel mirino dei meme generati con l’AI da parte dell’universo MAGA (Make America Great Again, ovvero “Rendere l’America di nuovo grande”) sono finiti anche numerosi esponenti del Partito Democratico, tra cui il governatore della California Gavin Newsom, leader di altri Paesi, attori, giornalisti e persino il suo connazionale Papa Leone XIV.

Il Monte Rushmore e il messaggio all’elettorato conservatore

Al di là del nuovo record di pubblicazioni — con una frequenza di circa due post all’ora — nella lunga fiumana di contenuti comparsi su Truth spicca anche un’immagine nella quale il volto di Donald Trump appare accanto a quelli dei suoi illustri predecessori George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln sul Monte Rushmore, la celebre montagna del South Dakota dove sono scolpiti nel granito quattro dei presidenti più influenti della storia americana.

È evidente che, in un contesto simile, il Tycoon — che dovrà affrontare il passaggio cruciale delle elezioni di metà mandato, caratteristica tipica delle repubbliche presidenziali — stia cercando di parlare direttamente alla pancia dell’elettorato, in particolare a quello repubblicano e conservatore.

Lo fa non tanto attraverso le parole quanto attraverso immagini dal significato immediato, che non necessitano di particolari interpretazioni.

L’autocelebrazione del presidente americano

Quella a cui stiamo assistendo sembra essere una vera e propria operazione di autocelebrazione del presidente americano durante il suo secondo mandato.

Un fenomeno che, se non fosse per certi aspetti al limite tra il tragico e il comico, potrebbe ricordare quei processi di costruzione del culto della personalità spesso associati ai regimi autoritari e ai dittatori che lo stesso Trump ha più volte indicato come suoi acerrimi nemici.

Una strategia comunicativa che punta a rafforzare il consenso interno e a consolidare la propria immagine di leader carismatico proprio mentre sullo sfondo restano aperti alcuni dei principali dossier internazionali, dalla crisi mediorientale alle tensioni sul nucleare iraniano.