Siamo in un periodo piuttosto buio dell’industria videoludica: come infatti abbiamo raccontato su queste pagine nei mesi passati, numerosi studi sono stati chiusi, altri hanno sofferto licenziamenti, i prezzi degli hardware sono impennati a dismisura e, per lo più, c’è una generale tendenza di sfiducia da parte del pubblico nei confronti delle grandi produzioni tripla A e delle software house più blasonate. Ci sono tanti motivazioni che hanno portato a questa situazioni, alcuni più validi degli altri, ma la sensazione è, generalmente, che non si riesca più a produrre giochi effettivamente innovativi, capaci di catturare la magia come facevano quelli di dieci, quindici o venti anni fa.
Genera quindi sia una sorta di ilarità che, nel momento in cui i giocatori chiedono a gran voce una nuova linfa vitale per i brand più amati e i nuovi giochi in uscita in questi anni, ad essere i giochi più venduti dell’estate del 2026 siano proprio un remake di un gioco di tredici anni fa e il porting di uno di quattordici.
Assassin’s Creed IV è ricordato ancora oggi da molti come il miglior capitolo della saga, una vetta che nessuno dei successori è mai riuscito a sfiorare. Ciononostante, soprattutto considerate le pessime premesse di Shadows, l’ultimo capitolo della saga, che si era fermato lontano dalle previsioni di vendita, era difficile immaginare un successo strepitoso quale è stato. Il gioco ha venduto in solo due settimane dall’uscita tre milioni e mezzo di copie, superando le stime di Ubisoft per le vendite dell’intero anno fiscale. Resynced, il sottotitolo di questa nuova versione, arriva in un momento cruciale per la compagnia, scottata da tanti fallimenti degli anni precedenti come il succitato Assassin’s Creed Shadows, ma anche i giochi su licenza Star Wars Outlaws e Avatar: Frontiers of Pandora, che ha portato al licenziamento di un’enorme mole di forza lavora, con la conseguente chiusura di molte sussidiarie. Che sia il primo segnale di una ripresa per l’editor francese?
A fare da specchio a questa operazione ci sono i due porting di Call of Duty: Black Ops e Black Ops 2, che hanno venduto ben sette milioni di copie su Playstation 4 e 5. Fa riflettere davvero tanto quando i giocatori preferiscono due capitoli usciti ormai tre lustri fa ai giochi attuali della saga, ma è ormai noto che gli ultimi Call of Duty non hanno incontrato minimamente il favore del pubblico, con l’ultimo capitolo, Black Ops 7, che ha segnato il punto più basso della serie nelle vendite sul suolo americano dal 2008. Segno di come i giocatori siano ancora attaccati fortemente alle esperienze vissute in adolescenza, e che forse cercano davvero un ritorno a quelle sensazioni, che qualcosa di effettivamente nuovo.
Certo, fa un po’ di tristezza vedere le persone comprare un gioco di quindici anni fa venduto a quaranta euro, senza contare i DLC venduti a parte, ma il cliente ha sempre ragione, ed evidentemente ci sono molte persone disposte a pagare non poco per tornare su Nuketown e le altre mappe che hanno caratterizzato tempi più spensierati della loro vita.
Ci sarebbe poi un terzo gioco simbolo di questa tendenza estiva del “vecchio che avanza”: Halo Campaign Evolved; ma, essendo quest’ultimo uscito soltanto da pochi giorni, non sono ancora disponibili i dati di vendita. Ma, guardando il trend, azzarderei che probabilmente anche questo non farà una brutta figura.