Nella metà degli anni ’80, a Napoli, esistevano due religioni: il calcio e Diego Armando Maradona.
Siamo nel 1986. Maradona è appena tornato dal Messico con la Coppa del Mondo tra le braccia e il mondo ai suoi piedi. Mentre il Napoli si prepara a rincorrere il primo storico scudetto, Diego avanza una richiesta al suo manager, Guillermo Coppola: «Voglio una Ferrari, ma la voglio nera».
All’epoca, una Ferrari che non fosse “Rosso Corsa” era considerata quasi un sacrilegio a Maranello. Coppola, però, non si dà per vinto e vola in Italia. La leggenda narra di una trattativa serrata con Enzo Ferrari in persona. Il Drake, inizialmente irremovibile, cede solo davanti all’eccezionalità del personaggio: Diego sarebbe stato il secondo proprietario di una Testarossa, dopo Sylvester Stallone.
Entra in scena Corrado Ferlaino. Il presidente del Napoli, consapevole che per tenersi stretto ilPibe de Oro bisogna nutrire il suo mito, decide di farsi carico del regalo. Il prezzo? Circa 430.000 dollari dell’epoca, a cui si aggiunsero altri 130.000 dollari per la verniciatura speciale e gli interni personalizzati in pelle bianca.
Il momento della consegna a Capodichino è rimasto negli annali del folklore napoletano. Diego scende dall’aereo, vede la vettura splendente sulla pista e i suoi occhi brillano. Ma appena si siede al volante, il sorriso svanisce.
«Guille, ma dov’è lo stereo?» chiese Diego a Coppola.
«Diego, è un’auto da corsa. Non ha lo stereo, non ha l’aria condizionata, non ha niente» rispose il manager.
La replica di Maradona fu fulminea e colorita: «E allora se la possono mettere nel…».
Ferlaino restò impietrito. Aveva appena speso una fortuna per un’auto che il suo fuoriclasse minacciava di rifiutare perché “troppo spartana”. Tuttavia, il capriccio durò poco: la Testarossa divenne l’ombra notturna di Diego, che amava guidarla a folle velocità tra le strade di Posillipo e il lungomare.
Un pezzo di storia
Quella Testarossa (targata NA N93951) è oggi un pezzo da collezione dal valore inestimabile. È passata di mano in mano, finendo prima a un collezionista spagnolo e poi in mani anonime per cifre che superano i 250.000 euro, nonostante avesse percorso poco più di 20.000 chilometri.