Ultimo appuntamento con gli appuntamenti di Vite da Peter Pan al Comicon 2026 e questa volta è il turno dei Tokusatsu.
Dopo i due articoli dedicati ai 50 anni di Candy Candy e Gaiking il robot guerriero, questa volta è il turno dei telefilm giapponesi arrivati in Italia nel boom degli anni 80 e che si sono inseriti nella programmazione televisiva basata sugli anime e che hanno saputo conquistare il cuore dei bambini seduti davanti la tv.
Vite da Peter Pan ogni anno presenta panel a tema “vintage” conservando viva la memoria storica di un periodo in cui la programmazione televisiva per ragazzi era basata quasi esclusivamente sui prodotti del sol levante. E anche quest’anno, i panel presentati al Napoli Comicon 2026 hanno saputo raccontare attraverso aneddoti, curiosità e storia, quello che c’era dietro i personaggi oggetto dei talk.
Grazie a video e immagini, il pubblico ha rivissuto l’epopea dei Tokusatsu scoprendo anche cosa ha portato alla nascita di un fenomeno ancora vivo in Giappone.
Le origini
I Tokusatsu sono tutti quei prodotti televisivi che fanno uso di effetti speciali. Non a caso il nome deriva dalla fusione di due termini Tokushu e Satsuei ovvero “effetti speciali”.
La storia nasce tanto tempo e la si riconduce all’intuizione di Eiji Tsuburaya, direttore della fotografia e produttore giapponese oltre che regista, che con il suo Godzilla inventa un nuovo modo di fare film con mostri e affini. Non più riprese in stop-motion ma tute in gomma al cui interno ci sono attori in carne ed ossa che si muovono in un set creato all’occorrenza che riproduce le città in scala con gli attori vestiti da mostri.
Ed è proprio Godzilla ad aprire il genere nel 1954, un Kaiju (mostro) che avrà tanto successo non solo in Giappone ma in tutto il mondo al punto da entrare nella storia del cinema di fantascienza diventando il simbolo del genere guadagnandosi il nome “Il re dei mostri”.
Eiji Tsuburaya dopo il successo di Godzilla fonda la Tsuburaya Production e da vita alla serie Tokusatsu Ultra Q che è inedita in Italia a differenza dell’altro suo grande successo, Ultraman, che è arrivato sui nostri schermi tv nei primi anni 80 ma nella versione importata dagli Stati Uniti e quindi con nomi adattati e relativa sigla americana.
La trilogia dei dinosauri
Nel panorama dei Tokusatsu arrivati in Italia, un posto sul podio va alla trilogia dei dinosauri che è composta dai titoli Born Free (1976), I-Zenborg (1977), Koseidon (1978). Questi tre prodotti sono accoumunati dalla presenza dei dinosauri nella storia ma i primi due si differenziano dall’ultimo per una modalità diversa di realizzazione. Born Free e I-Zenborg sono un misto di scene girate live unite ai disegni. Quello che molti anni dopo (1988) farà Disney con Chi ha incastrato Roger Rabbit.
Koseidon invece è interamente girato live, ovviamente sempre con l’uso di modellini per la parte legata agli scontri con astronavi e quant’altro.
Piccola curiosità legata alle sigle.
Born Free, I-Zenborg e Koseidono sono molto simili da un punto di vista di immagini: l’hangar che si apre, l’astronave che si muove al suo interno per avviarsi verso l’uscita, e solo dopo compaiono gli elementi caratterizzanti della serie (i dinosauri nel primo, la trasformazione dei due gemelli I e Zen in I-Zenborg, il viaggio nel tempo nel terzo).
Ma mentre Born Free è stata trasmessa con la sigla originale giapponese, per I-Zenborg e Koseidon sono state realizzate le sigle italiane che hanno dato sicuramente più impatto e fortuna dato che furono realizzati i vinili 45 giri per il mercato italiano. Koseidon nell’introduzione della sigla tv, si fregia della voce fuori campo dell’immenso Romano Malaspina, (doppiatore di Actarus in Ufo Robot Goldrake, Hiroshi in Jeeg Robot, Ryo Nagare nella saga Getter Robot, Takeru in Gackeen, Kloppen in Daltanious e molti altri).
Ma, a questa saga, si collega un quarto titolo, ovvero Tansor 5 che anche se non legato alla trilogia, mostra tra le astronavi dei protagonisti proprio l’astronave di Koseidon nonostante in questo caso non parliamo di Tokusatsu ma di Anime. La sigla di Tansor 5 fu realizzata e interpretata da Augusto Martelli, già autore e interprete di una sigla che condivide lo stile e la ritmica, ovvero La battaglia dei pianeti, la versione americana della serie Gatchaman che fu trasmessa da Canale 5 in quegli anni.

Prima della trilogia: Ogon Bat
Ma, prima del successo della trilogia della Tsuburaya Production, ci fu un altro titolo che fece la storia in Giappone e, in modalità diversa, anche in Italia. Parliamo di Ogon Bat, il pipistrello d’oro protagonista dei Kamishibai, ovvero i teatrini di carta formati da sfondi e tavole illustrate e una voce fuori campo che narra quello che avviene nelle tavole che si susseguono.
Il Kamishibai era molto popolare in Giappone tra gli ani ’20 e ’50 e Ogon Bat era un indiscusso protagonista. Così famoso da sopravvivere anche dopo la II Guerra Mondiale e diventando protagonista di un live action nel 1966 importato anche in Italia con il nome Il ritorno di Diavolik.
Ma è con il nome Fantaman che è diventato famoso da noi grazie alla serie anime del 1967 (in Italia 1981) e ad una sigla interpretata da Douglas Meakin (frontman dei Superobots e Rocking Horse) che con la sua risata iniziale ha reso inconfondibile ed immortale questo brano.
Nonostante la serie sia appesantita dai suoi anni rispetto agli anime più moderni arrivati in Italia qualche anno prima (Goldrake per esempio è del 1975, quindi 8 anni dopo, ed è stato trasmesso nel 1978, quindi 3 anni prima), Fantaman riesce a ritagliarsi il suo spazio e nella classifica dei personaggi dei Tokusatsu, anche se in questo caso è un anime, si piazza idealmente al terzo posto dietro I-Zenborg.
Il più famoso degli eroi: Megaloman
Come dice una frase della sigla italiana, il più famoso degli eroi (e sicuramente il più amato del genere tra quelli arrivati in Italia) è lui: Megaloman.
Creato da Tetsu Kariya (autore di Ufo Diapolon del 1976), il guerriero della Fiamma di Megalopoli creato nel 1979 entra di diritto nel cuore degli amanti dei Kodai Hero, ovvero quello degli uomini che riescono ad accrescere la loro statura e la loro forza proporzionalmente.
Questa serie porta in Italia il concetto di Super Sentai ovvero 5 eroi associati a 5 colori diversi che combattono insieme contro un nemico comune. Uno schema in realtà già visto in alcuni anime ma che di fatto nasce proprio dai Tokusatsu e a cui gli anime hanno attinto.
Megaloman è erroneamente considerato il primo del filone Super Sentai ma in realtà il primato spetta a Go Rangen, serie del 1975 di Shōtarō Ishinomori, già autore di Cyborg 009, Gusylugger, Guerre fra galassie e Kamen Raider, personaggio iconico per il mondo giapponese.
La caratteristica più famosa di Megaloman è sicuramente la sua arma finale, ovvero una fiamma che si sprigiona dalla sua lunga chioma bianca dopo una rotazione della testa a mo di fionda.
Un movimento che in realtà ha origine dal teatro Kabuki e che rappresenta la danza Renjishi, ovvero la danza delle Divinità Shishi.

October 2013 – National Theatre, Large Theatre – “Shunkyo Kagamijishi”
L’eredità dei Tokusatsu
A dimostrazione di quanto il fenomeno sia importante, ci sono tanti esempi ma su tutti ce ne sono due: Hideaki Anno e Dandadan
Hideaki Anno è noto al grande pubblico per Nadia – Il mistero della pietra azurra ma principalmente per Neon Genesis Evangelion.
Anno non ha mai nascosto il suo amore per il genere Tokusatsu e infatti ha diretto una trilogia iniziata nel 2016 con Shin Godzilla e proseguita nel 2022 con Shin Ultraman e conclusasi nel 2023 con Shin Kamen Raider.
Dandadan anime del 2021 si mostra al grande pubblico con una sigla che si rifà totalmente alla sigla del 1966 di Ultraman sia nei colori che nella scelta delle sagome dei personaggi. Un chiaro omaggio a quel lavoro così importante che ha segnato e ispirato tanti artisti contemporanei.
Ma gli esempi sono tanti e riguardano anche altri artisti come ad esempio Go Nagai che, nella prima bozza di Mazinga Z propose una versione del pilder che ricordava molto la moto di Kamen Raider così come il foulard di Koji Kabuto era troppo simile a quella del protagonista della serie. Questo sicuramente è da ricondurre al fatto che Nagai fu allievo di Shōtarō Ishinomori, autore appunto di Kamen Rider e la sua devozione fu tale da rendere le sue idee un po’ troppo simili e infatti Toei bocciò la prima bozza e accettando quella che poi sarà l’immagine che tutti noi conosciamo di Mazinga Z.
Il successo dei Tokusatsu arrivò anche oltre il Giappone al punto che gli stessi Power Ranger altro non sono che una rivisitazione americana della serie Kyōryū Sentai Zyuranger ad opera di Haim Saban che acquistò i diritti della serie ha mescolando gli scontri originali giapponesi con delle scene recitate da zero da attori americani ovviamente la trama per renderla più adatta al pubblico occidentale.
© Si ringrazia l’Ass. Cult. Vite da Peter Pan per averci fornito le immagini usate nel corso del panel