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Da Vannacci a Picierno: le scissioni che ridisegnano la politica italiana verso il 2027

Di In Politica
Giugno 14, 2026
Vannacci e Picierno

La politica italiana sta attraversando una fase di grandi cambiamenti che, inevitabilmente, andranno a influenzare le elezioni politiche del 2027. La Lega e il Partito Democratico, infatti, sono stati i due partiti che nell’ultimo periodo hanno subito una scissione dalle cui costole sono nati due nuovi soggetti politici.

A destra si è costituito Futuro Nazionale, il partito guidato dall’ex generale Roberto Vannacci, mentre a sinistra la novità si chiama Spazio Pubblico, il movimento fondato dal vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno.

Nonostante tutte le differenze che ci sono tra le due neonate formazioni, c’è una cosa che li accomuna: le divergenze che si sono create in quest’ultimo periodo con gli ormai ex rispettivi partiti.

Nei mesi scorsi, infatti, Vannacci ha accusato pubblicamente il Carroccio di non aver mantenuto le promesse fatte agli elettori e di aver, altresì, adottato una linea ambigua.

Il boom del tesseramento e l’effetto Vannacci

A pochi mesi dalla sua costituzione, Futuro Nazionale sta registrando numeri record sul fronte del tesseramento: circa 90 mila iscritti, un risultato considerevole per una forza politica nascente.

L’avanzata impetuosa del cosiddetto “vannaccismo” ha portato molti esponenti del centrodestra ad aderire al nuovo soggetto politico, come l’ormai ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo — famoso per aver accidentalmente ferito alla gamba il capo scorta dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro nella notte del 1° gennaio 2024, nel Biellese —, i leghisti Laura Ravetto, Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof e, infine, Attilio Pierro e Davide Bergamini provenienti da Forza Italia.

Ingressi di un certo spessore che non solo hanno portato alla creazione del gruppo di Futuro Nazionale alla Camera dei Deputati, ma anche a una crescita nei sondaggi che lo attestano attorno al 5%, un dato affatto da sottovalutare, soprattutto in una nazione come l’Italia, dove le elezioni sono purtroppo viste, tanto da destra quanto da sinistra, come una mera competizione sportiva in cui mollto spesso conta soltanto il vincitore della singola contesa, salvo poi riuscire difficilmente a governare e dover ricorrere a giochi di alchimia politica per tenere in piedi le maggioranze.

Il limite del “vannaccismo”

Tuttavia, nonostante le buone intenzioni di creare un partito che mantenga la parola data agli elettori, Futuro Nazionale non rappresenta il nuovo che avanza, bensì l’ennesimo contenitore politico che, più che su un programma strutturato, si regge sugli slogan, dando magari involontariamente una chiara continuità al modus operandi della Lega, di cui rappresenta la costola sovranista più marcata.
Un esempio è la famosa remigrazione, tema centrale della manifestazione delle scorse ore a Roma, che, seppur argomentata dal generale Vannacci durante la sua ospitata a Otto e Mezzo su La7 — ovvero il rimpatrio degli immigrati nei Paesi d’origine e, in caso di mancato accordo bilaterale con questi ultimi, il trasferimento in Paesi terzi che abbiano accordi bilaterali con il Paese d’origine —, fa acqua da tutte le parti.

È vero che l’immigrazione selvaggia e mal regolamentata ha portato in Italia e nel resto delle nazioni dell’Eurozona persone che, in alcuni casi, hanno contribuito a trasformare i grandi centri urbani in autentici Far West o che spesso vengono sfruttate da veri e propri sciacalli che lucrano sulla loro pelle, come accaduto ad Amendolara, in Calabria.

Ma parlare di deportazioni di massa senza affrontare le reali cause strutturali del fenomeno migratorio — dalle guerre alimentate dall’Occidente al saccheggio delle risorse africane, fino ad arrivare, senza andare troppo lontano, alla complicità  di alcune importanti associazioni di categoria nell’importare manodopera a basso costo per mantenere bassi i salari di tutti — sono fattori che non possono passare inosservati.

Se si ha l’ambizione di fare politica seriamente, serve proporre soluzioni concrete all’elettorato e non formule vuote come poi si è rivelato il tanto sbandierato blocco navale.

Il “Black Friday” della politica

Il generale Vannacci, nella trasmissione condotta da Lilli Gruber, ha dichiarato che nel suo partito accoglie “i rifiuti degli altri” e che lui, invece, vuole “la sporca dozzina”. Ma si sa, il periodo finale di una legislatura è come un grande Black Friday della politica e i parlamentari che già sanno, o fiutano, di non essere ricandidati con il partito nel quale sono stati eletti tendono a migrare verso altri lidi.

Allo stesso modo, gli esponenti del Gruppo Misto vengono spesso corteggiati da partiti e movimenti extraparlamentari per ottenere quel passepartout che consentirebbe loro di candidarsi alle prossime elezioni senza passare dalla scrematura della raccolta firme, una prassi che lo stesso Vannacci non avrebbe potuto evitare nonostante il suo status di eurodeputato.

Lo scontro con Giorgia Meloni

Ma mentre il fondatore di Futuro Nazionale continua a definirsi espressione della “vera destra” e a crescere sia in termini di adesioni sia nei sondaggi, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante una recente seduta di Palazzo Madama precedente al Consiglio europeo, ha attaccato i vannacciani rinfacciando loro di aver votato per ben sei volte contro la fiducia al governo da lei presieduto, insieme al centrosinistra e agli altri partiti di opposizione, come Italia Viva di Matteo Renzi.

Secondo Meloni, far cadere un governo di centrodestra equivale a fare il gioco della sinistra e, pertanto, rende difficile rivendicare il ruolo di autentica forza di destra.

Nelle scorse ore, dal palco dell’Auditorium della Conciliazione, dove si è tenuta l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il generale ha lanciato un chiaro messaggio al centrodestra, definendosi il vero “guardiano del sovranismo”. Ha inoltre affermato che risponderà al premier Giorgia Meloni quando sarà direttamente interpellato.

Il rebus del centrodestra verso il 2027

Nonostante la guerra aperta sui banchi istituzionali e il braccio di ferro tra Futuro Nazionale e il centrodestra, bisognerà capire se la coalizione attualmente al governo continuerà a seguire la propria strada oppure deciderà di cavalcare l’onda del vannaccismo per battere un centrosinistra che, almeno nella realtà in atto, appare tutt’altro che unito.

In caso di vittoria del fronte progressista alle politiche del 2027, non è da escludere che proprio Futuro Nazionale venga indicato da una parte del centrodestra come uno dei principali responsabili della sconfitta. Già oggi, infatti, non mancano segnali che portano a individuare nel partito di Vannacci il possibile capro espiatorio di un’eventuale debacle elettorale della coalizione di governo.

Spazio Pubblico e la sfida a Elly Schlein

Dall’altra parte, invece, Pina Picierno ha avuto un graduale allontanamento dal Partito Democratico per divergenze programmatiche, arrivando ad accusare l’attuale segretaria Elly Schlein di aver snaturato il partito, “chiesa della coalizione progressista”, privandolo della sua anima riformista e adottando, complice anche l’influenza del Movimento 5 Stelle, una linea più radicale e populista.

Si tratta della terza fuoriuscita importante per il Pd nel 2026, che nei mesi scorsi aveva già perso l’ex ministra della Pubblica Amministrazione dei governi Renzi e Gentiloni, Marianna Madia, avvicinatasi a Italia Viva, e l’eurodeputata Elisabetta Gualmini, che invece ha aderito ad Azione di Carlo Calenda.

Tre addii significativi che, nonostante destinazioni politiche diverse, hanno un denominatore comune: non sentirsi più a casa all’interno del Partito Democratico.

Un duro colpo per Elly Schlein, che non solo non è riuscita a replicare l’effetto referendum alle elezioni amministrative di primavera, ma che, a un anno dalle politiche, vede la strada verso Palazzo Chigi sempre più in salita. Una leadership insidiata sia dagli alleati della coalizione, come Giuseppe Conte, che in eventuali primarie potrebbe trasformarsi in un avversario, sia da figure interne al campo progressista come il sindaco di Genova Silvia Salis e l’ex premier Paolo Gentiloni.

Già nei mesi scorsi, la storica esponente dem aveva aderito al Partito Democratico Europeo (PDE) e, durante la campagna referendaria sulla riforma Nordio relativa alla separazione delle carriere, storico cavallo di battaglia del centrosinistra, si era schierata apertamente per il sì.

In un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, Pina Picierno ha dichiarato che “negli ultimi anni la politica è diventata uno spazio privato: una contesa tra leader e tifoserie, mentre ai cittadini veniva chiesto soltanto di schierarsi”.

Il progetto riformista di Picierno

Spazio Pubblico, come dichiarato dalla sua fondatrice, richiama la grande tradizione democratica europea, fondata su riferimenti culturali massicci come Hannah Arendt e Jürgen Habermas.

“Questo — prosegue Piciernoè il tempo del coraggio”. Per questo, secondo l’eurodeputata, serve “meno propaganda, meno algoritmi della rabbia e più politica”, perché mentre il dibattito pubblico si perde in polemiche sterili, il ceto medio si indebolisce e crescono le povertà salariali.

Anche Spazio Pubblico, così come Futuro Nazionale, sta registrando un boom di adesioni che, secondo quanto dichiarato dalla stessa Picierno, si attesterebbero attorno alle novemila unità.

A sposare il progetto dell’eurodeputata sono stati, in primis, l’ex parlamentare del Pd Anna Paola Concia e, successivamente, Marco Taradash, Stefano Esposito e Paolo Macry.

A guardare con interesse a questo nuovo soggetto politico come possibile interlocutore è anche Carlo Calenda che, insieme al Partito Liberal Democratico di Luigi Marattin, potrebbe dar vita a una nuova aggregazione politica di area riformista.

Due scissioni diverse, effetti simili

Nonostante tutte le differenze che separano Roberto Vannacci e Pina Picierno, così come le idee e i progetti profondamente diversi sul piano ideologico, Futuro Nazionale e Spazio Pubblico rischiano di produrre effetti simili nei rispettivi schieramenti.

Se il partito dell’ex generale, per stessa ammissione del suo fondatore, si colloca alla destra del centrodestra, Spazio Pubblico si muove invece su posizioni dichiaratamente europeiste e riformiste. Eppure, ironia della sorte, entrambe le formazioni potrebbero contribuire a erodere consensi e a ridisegnare gli equilibri politici dei partiti dai quali sono nate, complicando i piani tanto del centrodestra quanto del campo largo in vista delle elezioni politiche del prossimo anno.