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Lega, Pini sfida Salvini: il ritorno del federalismo agita il Carroccio

Di In Politica
Settembre 02, 2026
Meloni salvini tajani image photo

“L’estate sta finendo e un anno se ne va”, cantavano i Righeira, e il 2026 che tra qualche mese ci lasceremo alle spalle è stata un’annata alquanto turbolenta per la Lega, il partito della coalizione di centrodestra guidato da Matteo Salvini.

A febbraio, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dovuto fare i conti con la paurosa scissione capeggiata da Roberto Vannacci, l’ex generale e oggi eurodeputato eletto nel 2024 proprio nelle liste del Carroccio, che ha portato via centinaia di iscritti e militanti dell’ala sovranista del partito, delusi dall’operato del governo di centrodestra, confluiti in Futuro Nazionale.

Il 19 marzo, invece, si è spento all’ospedale di Circolo di Varese Umberto Bossi, fondatore e segretario federale della Lega Nord dal 4 dicembre 1989 al 5 aprile 2012. Nel piazzale dell’abbazia di Pontida, città sacra per il popolo leghista, in occasione dei funerali del Senatur, si erano riviste le vecchie camicie verdi, simbolo storico della Lega, e i vecchi slogan inneggianti alla secessione e contro il tricolore italiano, cavalli storici del partito. Segni distintivi tutt’altro che messi in armadio in naftalina, in quanto negli annuali appuntamenti di Pontida si vedevano ancora. Tra le riforme proposte dal governo Meloni, inoltre, spiccava anche l’autonomia differenziata, una proposta tutta leghista, diventata uno dei principali cavalli di battaglia del Carroccio e pensata per dare maggiore autonomia alle Regioni, soprattutto a quelle del Nord.

Dopo anni passati a essere la minoranza interna del partito, a fronte della svolta sovranista adottata da Salvini, la corrente federalista sembra tornare prepotentemente alla ribalta. Negli ultimi giorni un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali capitanato da Gianluca Pini, ex segretario regionale dell’Emilia – Romagna, che ambisce a prendere il controllo della Lega Nord e del simbolo ha dato vita ad un comitato ad hoc nel tentativo di riuscire nell’intento inseguito da anni.

Chi è Gianluca Pini?

Ex parlamentare del Carroccio, classe 1973, Pini è uno degli esponenti storici dell’ala federalista e autonomista del partito fondato da Umberto Bossi. Fedelissimo del compianto Roberto Maroni, ex segretario della Lega e ministro dell’Interno, è stato tra i fondatori dei cosiddetti “Barbari sognanti”, la corrente che contribuì alla vittoria di Maroni nel congresso del 2012. Nel congresso del 2017, invece, sostenne Gianni Fava contro Matteo Salvini, opponendosi alla trasformazione nazionale del partito. Dopo la sconfitta in quell’assise, Pini ha lasciato la politica parlamentare, dedicandosi all’imprenditoria, soprattutto nel settore della ristorazione e alimentare.

La carriera politica di Pini è stata però accompagnata anche da alcune vicende giudiziarie. Nel 2012 finì sotto inchiesta per appropriazione indebita e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nell’ambito di un’indagine della Procura di Forlì legata al trasferimento in Italia di circa 400mila euro dalla Repubblica di San Marino. Secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato sottratto al fisco e successivamente reinvestito, mentre l’Agenzia delle Entrate ipotizzò una serie di operazioni societarie finalizzate a trasferire l’attività della Nikenny Corporation, gravata da debiti fiscali, a una nuova società riconducibile allo stesso Pini. L’ex deputato ha sempre respinto le accuse, sostenendo di essere a sua volta vittima della vicenda.

Più recentemente, nel giugno 2023, Pini è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta sulla fornitura di mascherine all’Ausl Romagna. Secondo l’accusa, le mascherine, provenienti dalla Cina, sarebbero state accompagnate da false certificazioni e vendute a un prezzo superiore a un euro l’una. Anche in questo caso, si tratta di contestazioni giudiziarie che vanno distinte dalla responsabilità accertata in via definitiva.

La Lega verso il 2027: Salvini riuscirà a tenere unito il partito?

Tuttavia, l’operazione di Pini e del suo gruppo non è l’unica iniziativa antisalviniana in seno alla Lega. Altrettanto viva è la protesta dei cosiddetti “ribelli” del Nord ancora dentro al partito, come il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e il governatore della Lombardia Attilio Fontana, che vogliono invece cambiare la Lega dall’interno, ridimensionando la leadership di Salvini e riportando al centro la questione settentrionale. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, Pini ha dichiarato: “Se lo immagina Salvini che si presenta con un simbolo dove non c’è l’Alberto da Giussano? Prende una percentuale da prefisso telefonico”. Per arrivarci, però, bisogna prima ottenere il congresso, che rappresenta l’unico scopo dichiarato del Comitato: “Dopodiché chi si candida, chi diventa segretario, elezioni o non elezioni, non è nei compiti di questo Comitato”.

L’attuale segretario federale del Carroccio e la sua corrente resistono nel mantenere la Lega per Salvini Premier. Il vicepremier era stato confermato segretario all’unanimità nel congresso nazionale svoltosi alla Fortezza da Basso di Firenze il 5 aprile 2025, che aveva visto la presenza di Elon Musk, all’epoca membro dell’amministrazione americana del presidente Donald Trump, in videocollegamento. Ora l’ala federalista sta tornando alla ribalta, quando manca poco alle elezioni politiche del 2027, e l’interrogativo è: come arriverà la Lega alle prossime consultazioni elettorali?

Federalismo e sovranismo: quale futuro per la Lega?

Un cambio di corso, o un ritorno alle origini, della Lega non deve essere visto necessariamente come una regressione, che paradossalmente fa rima con la secessione. Certo, da un lato si perderebbero i consensi ottenuti negli ultimi anni con la svolta sovranista, ma quell’elettorato ormai è stato assorbito quasi interamente da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Una corsa a tre con Fratelli d’Italia e il partito del generale, che si dichiara di “destra pura”, sul tema del sovranismo e su battaglie simili rischia solo di creare confusione e dispersione nell’elettorato di centrodestra.

Quindi, meno voti da un lato, ma un programma di respiro antico potrebbe dare al Carroccio una nuova linfa. Al federalismo, i possibili nuovi vertici del partito verde potrebbero affiancare anche istanze di stretta attualità, come l’immigrazione e la sicurezza, riuscendo così a tenere insieme la linea delle origini e le battaglie più moderne. Una Lega nuovamente ancorata al Nord, ma capace di parlare anche a un elettorato più ampio, potrebbe dunque trovare proprio nel ritorno alle origini la strada per rilanciarsi.

Nei prossimi mesi vedremo come evolverà la situazione in seno alla Lega e se il partito riuscirà a trovare una sintesi tra la sua anima sovranista, quella federalista e le nuove istanze che arrivano dal Nord.

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