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Trump annuncia l’accordo, Teheran smentisce: tensione ancora alta

Di In Politica
Maggio 24, 2026
Donald trump

Dopo oltre tre mesi di combattimenti e trattative, la guerra in Medio Oriente, che vede coinvolti l’asse USA-Israele contro l’Iran e che ha avuto come principale oggetto di contesa lo Stretto di Hormuz, pare stia lentamente avvicinandosi a una possibile conclusione diplomatica. Nelle ultime ore, infatti, si sono intensificati i contatti tra Washington, Teheran e i principali attori regionali per arrivare a un memorandum d’intesa che possa almeno congelare temporaneamente il conflitto e riaprire una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta, dalla quale transita circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo quanto riportato dal The New York Times, uno dei punti centrali dell’intesa riguarderebbe il programma nucleare iraniano. Teheran, infatti, avrebbe accettato di rinunciare alle proprie scorte di uranio altamente arricchito, mentre le modalità operative della cessione verrebbero definite nel prossimo ciclo di negoziati tra le parti.

Trump annuncia la svolta: “Accordo ampiamente negoziato”

Ad alimentare le aspettative di una possibile tregua è stato direttamente il presidente americano Donald Trump, che sul social Truth ha parlato di un accordo “ampiamente negoziato” tra Stati Uniti, Iran e diversi Paesi del Golfo.

“Gli aspetti finali e i dettagli dell’accordo sono attualmente in fase di discussione e saranno annunciati a breve”, avrebbe dichiarato Trump, come riportato dall’Ansa. Il tycoon ha inoltre annunciato di aver avuto colloqui telefonici con i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein, oltre che con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo Axios, il memorandum allo studio prevederebbe una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto senza pedaggi o restrizioni, consentendo così la ripresa della libera circolazione energetica e commerciale nell’area.

Il nodo del nucleare iraniano

Il vero punto di scontro resta però il programma nucleare della Repubblica islamica. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, Teheran si sarebbe detta disponibile a sospendere l’arricchimento dell’uranio oltre determinate soglie e ad avviare discussioni sulla riduzione delle proprie scorte nucleari.

In cambio, Washington sarebbe pronta ad alleggerire progressivamente il sistema di sanzioni economiche e a sbloccare parte dei fondi iraniani congelati all’estero.

Tuttavia, la situazione resta estremamente fragile. L’agenzia iraniana Fars, vicina alle Guardie Rivoluzionarie, ha infatti ridimensionato l’ottimismo americano, sostenendo che non sarebbe stato ancora assunto alcun impegno concreto sul nucleare. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, Teheran considera molti annunci di Trump come semplici operazioni propagandistiche destinate all’opinione pubblica americana.

“L’Iran non si è impegnato in alcun modo e la questione nucleare non è stata discussa in questa fase”, avrebbe riferito Fars citando ambienti delle Guardie Rivoluzionarie.

Hormuz al centro della trattativa globale

Al centro del confronto diplomatico continua comunque a esserci lo Stretto di Hormuz, divenuto negli ultimi mesi il simbolo della crisi energetica globale e delle tensioni tra Iran e Occidente.

Secondo Axios, l’accordo prevedrebbe anche la bonifica dello stretto dalle mine e il ritorno della gestione ordinaria della navigazione commerciale sotto supervisione iraniana, mentre gli Stati Uniti manterrebbero temporaneamente le proprie forze militari nella regione fino alla definizione di un accordo definitivo.

L’obiettivo della Casa Bianca è evitare una nuova escalation militare che potrebbe avere conseguenze devastanti sui mercati energetici mondiali e sull’economia internazionale già provata dalle guerre degli ultimi anni.

Le preoccupazioni di Israele e il fronte libanese

La prospettiva di un’intesa diplomatica starebbe però creando forti tensioni all’interno del governo israeliano. Secondo il The New York Times, il premier Netanyahu sarebbe stato progressivamente escluso dal cuore dei negoziati, passando da un ruolo centrale a uno più marginale nella gestione della crisi.

Uno dei punti più delicati riguarda inoltre il Libano. La bozza del memorandum prevedrebbe infatti anche un congelamento delle ostilità tra Israele e Hezbollah, milizia sciita sostenuta dall’Iran. Una condizione che, secondo Axios, avrebbe suscitato le preoccupazioni dello stesso Netanyahu, intenzionato a mantenere libertà d’azione contro il gruppo armato libanese.

Nel frattempo, sul terreno continuano i combattimenti e i raid israeliani nel sud del Libano, segno che la strada verso un accordo definitivo appare ancora lunga e piena di ostacoli.

Iran frena: “Propaganda le dichiarazioni di Trump”

Nonostante i segnali di apertura, da Teheran arriva una netta frenata sul possibile accordo. Fonti iraniane vicine alle Guardie Rivoluzionarie, citate dall’agenzia Fars, hanno definito le dichiarazioni del presidente americano come “propaganda” e “operazioni mediatiche” prive di riscontro nella realtà.

Secondo la versione iraniana, non sarebbe stato raggiunto alcun impegno formale sul programma nucleare e la questione sarebbe ancora lontana da una vera intesa. Le autorità di Teheran ribadiscono inoltre che molte informazioni diffuse da Washington sarebbero parte di una strategia politica interna statunitense, utile a rafforzare la posizione negoziale della Casa Bianca più che a descrivere lo stato reale dei colloqui.

Nonostante ciò, la diplomazia internazionale continua a muoversi su un equilibrio estremamente fragile, tra annunci di accordo, smentite incrociate e il rischio costante di una nuova escalation militare nell’area.