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Francia, la protesta degli studenti non si ferma: 256mila in piazza

Di — In Politica
Ottobre 07, 2026
Proteste degli studenti in Francia
Terza giornata di mobilitazione in Francia per chiedere maggiori risorse e migliori condizioni per l’istruzione pubblica. Il ministero dell’Interno conta 256mila manifestanti, i sindacati 450mila. Cortei in numerose città, con episodi di tensione circoscritti a margine delle manifestazioni.

È stata una nuova giornata di mobilitazione per gli studenti francesi, scesi in piazza in diverse città del Paese per chiedere maggiori risorse per l’istruzione pubblica e migliori condizioni nelle scuole. Quella di oggi è stata definita il terzo atto della protesta, alla quale hanno aderito anche diversi sindacati.


Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, sono state circa 256mila le persone che hanno partecipato alle manifestazioni in tutta la Francia, di cui 56mila a Parigi. Una stima decisamente più alta è arrivata invece dalle organizzazioni sindacali, che hanno parlato di 450mila manifestanti, tra cui 100mila nella capitale.


Le prime manifestazioni sono partite già in mattinata in diverse città. A Lione, gli studenti hanno sfilato con slogan come «L’Istruzione è una priorità nazionale» e «Diritto a un avvenire». Tra i cartelli compariva anche il messaggio «I nostri cartelli sono di cartone, non la nostra convinzione». Un altro slogan, dai toni più provocatori, recitava invece «La jeunesse emmerde l’éducation nationale».


A Parigi il corteo principale è partito nel pomeriggio da Place de la République, con arrivo previsto a Place de la Nation. La manifestazione è stata in larga parte pacifica e ha visto la partecipazione non soltanto di studenti, ma anche di insegnanti, genitori e rappresentanti sindacali.
Le richieste della mobilitazione riguardano soprattutto il finanziamento della scuola pubblica, la presenza di un numero adeguato di insegnanti e il miglioramento delle condizioni di vita degli studenti.

La portavoce dell’Union Étudiante, Sabrine Kharbach, ha chiesto 10 miliardi di euro per l’istruzione, sottolineando la necessità per gli studenti di poter contare su servizi essenziali e su un numero sufficiente di docenti, anche nelle classi dell’ultimo anno delle superiori.
Secondo il ministero dell’Interno, le lezioni risultavano inoltre sospese, completamente o parzialmente, in circa 900 istituti, pari a un quarto del totale.


Accanto alla mobilitazione si sono verificati, in alcune città, episodi di tensione e scontri a margine dei cortei. A Parigi, una volta conclusa la manifestazione, gruppi di persone hanno lanciato pietre e altri oggetti e sono stati utilizzati lacrimogeni e altri strumenti per disperdere la folla. La prefettura ha riferito della presenza di circa 300 persone considerate ostili.


Anche a Strasburgo si sono verificati momenti di tensione. Dopo una marcia alla quale hanno partecipato migliaia di persone, alcuni gruppi hanno costruito barricate utilizzando cassonetti e materiali presenti in strada e hanno lanciato oggetti e pietre contro le forze dell’ordine. La polizia ha risposto con il lancio di lacrimogeni, riuscendo successivamente a liberare le strade interessate.


A Lione, invece, alcuni gruppi hanno sfidato la polizia nelle strade vicine a Place Guichard, mentre sono stati segnalati lanci di pietre contro un commissariato. A Marsiglia è stato invece segnalato un corteo non autorizzato.


Il bilancio fornito dalle autorità parla di 488 persone fermate nella giornata e di 43 agenti delle forze dell’ordine feriti. Dall’inizio delle mobilitazioni, il 28 settembre, sono state fermate complessivamente 6.547 persone, in larga parte minorenni.

Durante un intervento all’Assemblea nazionale, il primo ministro Sébastien Lecornu ha parlato di una situazione particolarmente grave sul fronte degli episodi di violenza. Secondo i dati da lui forniti, dall’inizio delle proteste sono rimasti feriti 215 studenti e 85 dipendenti dell’Istruzione pubblica.


Lecornu ha condannato gli episodi di violenza, ribadendo allo stesso tempo che il diritto a manifestare deve essere distinto dalle condotte illegali. Il premier ha inoltre annunciato una sospensione delle normali attività didattiche nei licei per permettere agli istituti di organizzare momenti di confronto con gli studenti e favorire un dibattito interno sulla situazione della scuola.


Anche il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha invitato al dialogo, sostenendo che le manifestazioni devono poter svolgersi nel rispetto della legalità. Secondo il ministro, elementi considerati ultra-violenti si sarebbero inseriti nelle mobilitazioni, prendendo di mira le forze dell’ordine.


La situazione è stata seguita anche dal presidente Emmanuel Macron, che ha convocato all’Eliseo una riunione con diversi ministri, tra cui Lecornu e il responsabile dell’Istruzione, per fare il punto sulle proteste e sulle tensioni registrate durante la giornata.


Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto sulla situazione francese con un messaggio sul proprio social Truth, attribuendo le proteste a immigrazione e Islam. Le sue dichiarazioni si discostano dalle rivendicazioni espresse dai manifestanti, che hanno posto al centro della mobilitazione soprattutto la scuola, le risorse destinate all’istruzione e le condizioni degli studenti.


La terza giornata di proteste si chiude quindi con una mobilitazione di dimensioni significative e con un confronto ancora aperto tra studenti e governo. Le autorità francesi dovranno ora affrontare sia le richieste avanzate dal movimento studentesco sia gli episodi di tensione verificatisi in alcune città.

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