La scorsa settimana, che sul calendario ha fatto da ponte tra il mese di luglio e quello di agosto, è stata caratterizzata dalla crisi di Ceuta. La città autonoma spagnola situata nel Nord Africa, affacciata sullo Stretto di Gibilterra e considerata un’exclave della Spagna e una semi-enclave rispetto al Marocco, è stata protagonista di un autentico assalto da parte di una consistente ondata di migranti marocchini.
Un caso, quello di Ceuta, che è diventato l’ennesimo argomento di distrazione di massa di questa lunga estate caldissima.
Secondo le stime fornite dal governo locale e riportate da Rai News, il numero dei migranti coinvolti si aggira tra le 3.000 e le 5.000 persone, molti dei quali giovani in età militare. Una situazione che ha spinto il premier spagnolo Pedro Sánchez a parlare di “attacco” e di violazione della sovranità territoriale della Spagna.
Sono oltre 80 le persone morte nel tentativo di raggiungere la città autonoma. Tra le vittime figura anche una giovane promessa del calcio femminile marocchino, Faten Ben Omar El Azizi, deceduta per annegamento durante la traversata a nuoto partita da Fnideq.
La gestione della crisi ha nuovamente diviso l’opinione pubblica spagnola attorno alla figura di Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo. Da una parte i suoi sostenitori lo descrivono come un leader coraggioso, capace di tenere testa a figure internazionali come il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Dall’altra, il premier è stato duramente contestato dagli oppositori scesi in piazza nelle scorse ore per chiederne le dimissioni. Tra questi anche il partito di destra radicale Vox, guidato da Santiago Abascal, che durante una visita a Ceuta ha sferrato un duro attacco contro Sánchez, dichiarando che il premier “dovrebbe essere sul banco degli imputati e andare in carcere”.
Il braccio di ferro tra Roma e Madrid
Non meno dure sono state le reazioni del governo italiano guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha annunciato la sospensione temporanea del regime di libera circolazione previsto da Schengen nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna.
Lo stop, entrato in vigore sabato 1 agosto 2026, prevede il ripristino dei controlli alle frontiere e ha una durata iniziale di un mese, con la possibilità di un eventuale rinnovo. L’esecutivo italiano ha giustificato la misura richiamando una possibile minaccia alla “sicurezza nazionale”, sottolineando che Ceuta è territorio spagnolo e quindi rientra nelle competenze dell’Unione Europea.
Una decisione che ha aperto un vero e proprio braccio di ferro diplomatico con Madrid. Una misura simile sarebbe stata più comprensibile se adottata dalla Francia, Paese geograficamente più vicino alla Spagna e potenzialmente esposto a un passaggio dei migranti attraverso lo Stretto di Gibilterra. La scelta italiana, invece, ha provocato la dura reazione di Pedro Sánchez nei confronti di Giorgia Meloni e del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il premier spagnolo ha replicato citando i dati di Frontex e sostenendo che l’Italia abbia registrato un numero di ingressi irregolari superiore rispetto alla Spagna, con la rotta del Mediterraneo centrale che continua a rappresentare la principale porta d’accesso all’Europa.
I numeri dei flussi migratori europei
Secondo i dati citati da Sánchez, il Mediterraneo centrale resta la rotta più utilizzata, con circa 478.600 ingressi irregolari rilevati. Un dato che conferma il ruolo dell’Italia come principale punto di arrivo dei flussi migratori verso l’Unione Europea.
Al secondo posto si trova la rotta dei Balcani occidentali, con 340.600 ingressi irregolari. I passaggi attraverso Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia restano infatti consistenti nonostante il rafforzamento dei controlli.
Segue la Grecia, con 259.800 ingressi irregolari, confermandosi uno snodo fondamentale per chi arriva attraverso il Mar Egeo e il confine con la Turchia.
La Spagna registra invece 234.760 ingressi, concentrati soprattutto sulle Isole Canarie e sulle due exclave di Ceuta e Melilla. Infine, sul confine orientale dell’Unione Europea sono stati rilevati circa 48.000 ingressi irregolari, la cifra più bassa tra le principali rotte monitorate.
Il quadro complessivo restituisce quindi l’immagine di un’Europa ancora sotto pressione sul fronte migratorio, con oltre 1,3 milioni di attraversamenti non autorizzati concentrati principalmente lungo il Mediterraneo e la rotta balcanica. Una sfida che continua ad alimentare tensioni politiche interne e divisioni tra i governi europei sulla gestione dei confini esterni dell’Unione.
Per domani, martedì 4 agosto, la riunione dei ministri dell’Interno europei annunciata dal premier irlandese Michael Martin e richiesta in una lettera firmata da 22 Paesi europei, con Italia e Danimarca capofila è “La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. E, per questo, la solidarietà è fondamentale”: lo sottolinea la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in una lettera indirizzata al premier spagnolo Pedro Sanchez. Von der Leyen spiega che occorre “raddoppiare gli sforzi in cinque aree chiave: prevenire gli arrivi degli irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi; rafforzare i confini esterni; attuare i sistemi di allerta; smantellare le reti di trafficanti; rafforzare i rimpatri”. “La Spagna – aggiunge la leader europea – può contare sul supporto della Commissione”.
Bruxelles cerca una risposta comune sulla crisi migratoria
La crisi di Ceuta torna così al centro dell’agenda europea, con Bruxelles intenzionata a evitare che la gestione dei flussi migratori continui a essere affrontata soltanto a livello nazionale. La posizione della Commissione Europea è chiara: la pressione sui confini esterni dell’Unione richiede una strategia condivisa, basata sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito, sul rafforzamento dei controlli e su una maggiore efficacia nei rimpatri.
Proprio per questo motivo, la riunione dei ministri dell’Interno rappresenta un passaggio importante nel tentativo di trovare una linea comune tra gli Stati membri, dopo le tensioni emerse negli ultimi giorni tra Madrid e alcuni governi europei.
Il ruolo del Marocco nella gestione dell’emergenza
Secondo quanto riportato da Rai News, la collaborazione del Marocco è stata considerata decisiva nella gestione della crisi di Ceuta. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha sottolineato come Rabat abbia offerto fin dall’inizio la propria collaborazione per contenere i flussi e favorire il ritorno dei migranti nel territorio marocchino.
In un’intervista all’emittente pubblica spagnola Tve, Albares ha definito Ceuta “l’ultima frontiera terrestre dell’Europa con l’Africa”, chiedendo un maggiore sostegno da parte dell’Unione Europea per affrontare una situazione che, secondo Madrid, rappresenta una delle aree di maggiore pressione migratoria del continente.
Il capo della diplomazia spagnola ha inoltre definito senza precedenti l’arrivo in massa via mare e via terra di migliaia di persone, ma anche il successivo rimpatrio avvenuto, secondo il governo iberico, in tempi molto rapidi grazie alla collaborazione con Rabat.
Disinformazione online e scontro politico con Roma
Albares ha poi indicato nella diffusione di false informazioni sui social network uno degli elementi che avrebbero favorito l’afflusso verso Ceuta. Secondo il ministro spagnolo, la circolazione di notizie non verificate avrebbe contribuito a spingere migliaia di giovani a tentare il viaggio verso l’exclave spagnola.
Come riportato da Rai News, il ministro ha parlato della necessità di monitorare i social network e contrastare la disinformazione, accusando inoltre una parte dell’area politica internazionale di aver amplificato la crisi attraverso una campagna di notizie false legate anche allo spazio Schengen.
Madrid replica alle critiche italiane
Non si è fatta attendere anche la risposta alle critiche arrivate da Roma sulla gestione dell’emergenza. Albares ha ricordato che anche l’Italia ha affrontato in passato importanti pressioni migratorie, citando in particolare le crisi ripetute sull’isola di Lampedusa.
Secondo il ministro spagnolo, Madrid sarebbe stata in passato solidale con gli altri partner europei e ora chiede lo stesso sostegno nella gestione della crisi di Ceuta. Una posizione che riaccende il confronto all’interno dell’Unione Europea sul tema migratorio, tra chi chiede una maggiore condivisione delle responsabilità e chi punta invece sul rafforzamento dei controlli nazionali.
La vicenda di Ceuta diventa quindi un nuovo banco di prova per l’Europa, chiamata ancora una volta a trovare un equilibrio tra sicurezza dei confini, cooperazione internazionale e gestione umanitaria dei flussi migratori.