Il Perù è diventato il protagonista della cronaca di questo inizio di agosto. Dopo l’incidente aereo avvenuto a Nazca, dove il piccolo velivolo turistico Cessna Grand Caravan C-208 è precipitato a causa di un guasto costato la vita a due famiglie lombarde originarie di Monza e Seregno, un altro episodio ha colpito nelle scorse ore la nazione sudamericana.
Alle 20:42 di domenica 2 agosto, un terremoto di magnitudo 5.7 è stato registrato nel dipartimento peruviano di Huánuco, nella parte centrale del Paese. Stando a quanto riportato dall’Istituto Geofisico del Perù, l’epicentro è stato localizzato a circa 53 chilometri a nord-est della località di Aucayacu, nella provincia di Leoncio Prado, mentre l’ipocentro è stato individuato a una profondità di 153 chilometri.
Secondo quanto riferito da Tgcom24, al momento, al netto della paura e della preoccupazione tra la popolazione, non risultano danni né a persone né alle infrastrutture.
Il Perù e la minaccia della cintura di fuoco del Pacifico
Quello registrato nelle scorse ore non rappresenta un episodio isolato. Il territorio peruviano, infatti, si trova all’interno di una delle aree più sismicamente attive del pianeta: la cosiddetta cintura di fuoco del Pacifico, una vasta fascia che circonda l’oceano Pacifico e concentra una parte significativa dei terremoti e dei vulcani attivi presenti sulla Terra.
Nelle settimane scorse un’altra scossa di magnitudo 5.5 aveva interessato la cintura di fuoco andina, colpendo in particolare la regione centrale di Junín e provocando crolli, vittime, sfollati e interruzioni delle forniture elettriche e idriche.
Ancora più drammatico è stato il terremoto di magnitudo 7.2 del 28 giugno 2024, che ha colpito la costa meridionale del Perù causando il ferimento di tre persone e facendo scattare un’allerta tsunami, successivamente rientrata.
Il Sudamerica resta sotto osservazione
L’attività sismica della cintura di fuoco riporta alla memoria anche il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela nel mese di giugno, con due forti scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 che, secondo i dati diffusi dalle autorità, hanno provocato circa 5.500 morti, oltre 16.700 feriti e 1.338 dispersi.
Il Sudamerica continua dunque a tremare e torna a essere un’area osservata speciale per la comunità scientifica internazionale. I sismologi continuano a monitorare costantemente l’evoluzione dell’attività tellurica, consapevoli che in una regione segnata dalla presenza della cintura di fuoco del Pacifico la prevenzione e il controllo dei fenomeni naturali restano strumenti fondamentali per limitare l’impatto di eventuali nuove emergenze.