HANOI – Per anni il Vietnam è stato uno dei simboli della manifattura asiatica. Le grandi multinazionali dell’elettronica hanno trasferito nel Paese parte delle proprie produzioni, attratte da costi competitivi, stabilità politica e una crescente integrazione nelle catene globali del valore. Oggi, però, Hanoi guarda oltre le fabbriche e punta a un nuovo traguardo: diventare un protagonista dell’intelligenza artificiale.
La strategia vietnamita si muove su due binari paralleli. Da un lato il governo vuole attirare investimenti e sviluppare competenze nel settore delle tecnologie avanzate; dall’altro sta costruendo un quadro normativo destinato a regolamentare l’utilizzo dell’AI in un’economia sempre più digitalizzata.
La svolta è iniziata nel 2021, quando le autorità hanno adottato una strategia nazionale per lo sviluppo e l’applicazione dell’intelligenza artificiale entro il 2030. L’obiettivo dichiarato è fare del Vietnam uno dei principali centri di innovazione tecnologica del Sud-est asiatico, favorendo la nascita di un ecosistema capace di competere a livello regionale.
Negli ultimi anni la corsa ha accelerato. Le istituzioni vietnamite hanno inserito l’intelligenza artificiale e l’industria dei semiconduttori tra le priorità strategiche della crescita economica, prevedendo incentivi per le imprese, programmi di ricerca e strumenti normativi per sperimentare nuove tecnologie in ambienti controllati.
L’interesse degli investitori internazionali conferma questa tendenza. Diverse aziende tecnologiche hanno ampliato la propria presenza nel Paese e nel 2025 Qualcomm ha annunciato l’apertura di un centro di ricerca e sviluppo dedicato all’intelligenza artificiale. Il progetto si inserisce nel più ampio tentativo del Vietnam di attrarre attività ad alto valore aggiunto e ridurre la dipendenza dalle sole attività produttive.
Accanto agli investimenti, Hanoi sta lavorando alla definizione di regole per governare la diffusione dell’AI. L’approccio adottato mira a conciliare innovazione e controllo, introducendo criteri di trasparenza, responsabilità e valutazione dei rischi per i sistemi considerati più sensibili. Un’impostazione che richiama alcune delle tendenze emerse anche in Europa, pur mantenendo caratteristiche proprie legate al modello economico e politico vietnamita.
Per il Paese asiatico la sfida è particolarmente importante. Dopo aver costruito la propria crescita sulla produzione industriale e sulle esportazioni, il Vietnam vuole ora conquistare un ruolo più rilevante nell’economia digitale globale. La competizione, tuttavia, è intensa: Singapore, Corea del Sud e Cina investono da anni miliardi di dollari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e dispongono di ecosistemi tecnologici più maturi.
Resta inoltre aperta la questione delle competenze. Per sostenere l’espansione del settore saranno necessari nuovi investimenti nella formazione, nella ricerca universitaria e nelle infrastrutture digitali. Senza una forza lavoro altamente qualificata, il rischio è quello di rimanere un semplice mercato di adozione delle tecnologie sviluppate altrove.
Nonostante queste incognite, la direzione scelta da Hanoi appare chiara. Se il Vietnam del passato era noto come una delle grandi fabbriche del mondo, quello del prossimo decennio punta a essere anche un laboratorio di innovazione e regolazione dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione che potrebbe ridefinire il ruolo del Paese nell’economia asiatica e globale.