All’inizio degli anni Novanta, il baricentro dell’automobilismo mondiale si è spostato improvvisamente nel Regno Unito. Non per la Formula 1, ma per una silhouette sinuosa, lunghissima e d’alluminio che sembrava concepita per viaggiare nel tempo più che su strada. Quella vettura era la Jaguar XJ220, un’auto nata quasi per scommessa e diventata, nel bene e nel male, una delle leggende più controverse e affascinanti della storia delle quattro ruote.
La genesi della XJ220 ha il sapore romantico delle imprese d’altri tempi. A metà degli anni Ottanta, il capo ingegnere della Jaguar, Jim Randle, decise di riunire un gruppo di colleghi al di fuori dell’orario di lavoro. Battezzatisi il “Saturday Club”, questi uomini iniziarono a lavorare nel tempo libero a un progetto segreto: creare una supercar che potesse competere con i mostri sacri dell’epoca, la Porsche 959 e la Ferrari F40.
Quando il prototipo venne svelato al Salone di Birmingham nel 1988, il mondo rimase a bocca aperta. Le promesse erano faraoniche: Un monumentale motore V12 da 6,2 litri, trazione integrale e una velocità massima teorica di 220 miglia orarie (da cui il nome XJ220).
I collezionisti impazzirono. Jaguar aprì i registri degli ordini chiedendo una caparra di 50.000 sterline. In pochissimo tempo, oltre 1.500 persone firmarono il contratto, desiderose di mettersi in garage il definitivo capolavoro ingegneristico britannico.
Quando la vettura definitiva venne presentata, i clienti si trovarono davanti a un’auto profondamente diversa: via il V12, sostituito da un 3.5 litri V6 bi-turbo derivato dalla MG Metro 6R4 da rally; via la trazione integrale in favore della sola trazione posteriore.
Se la storia commerciale fu un parziale fallimento, quella tecnica fu un trionfo assoluto che zittì ogni critica.
Nel 1992, sul leggendario anello di alta velocità di Nardò, in Puglia, il pilota di Formula 1 Martin Brundle spinse la XJ220 fino a 349,4 km/h (217.1 mph). Per circa un anno, fino all’avvento della McLaren F1, la Jaguar XJ220 è stata ufficialmente l’auto di serie più veloce del pianeta. Non solo: nel 1991, un prototipo registrò un tempo di 7:46.36 al Nürburgring, un record per le vetture stradali che rimase imbattuto per quasi un decennio.
I collezionisti di tutto il mondo oggi fanno a gara per aggiudicarsi i pochi esemplari rimasti, con quotazioni elevatissime.