Fattori tecnici e militari
Germania: il piano Schlieffen. Alfred von Schlieffen fu Capo di stato maggiore tedesco tra il 1891 e il 1906. Nel 1905 presentò un piano strategico che avrebbe permesso alla Germania di entrare in guerra con le nazioni della Triplice Intesa senza il rischio di venire schiacciata.
Il piano prevedeva che la Germania sconfiggesse prima la Francia con una campagna fulminea, per poi rivolgersi con tutte le forze contro la Russia. Sul fronte occidentale il nucleo dell’operazione era rappresentato dall’ala destra, su cui sarebbe stato concentrato il grosso delle forze tedesche, che con un “grandioso movimento aggirante” avrebbe superato la frontiera francese spingendosi direttamente verso Parigi. L’ala sinistra, invece, doveva contare solo 8 divisioni e proprio in questo stava l’audacia del piano, fungendo da esca, l’attacco francese dell’ala sinistra avrebbe reso ancora più micidiale la risposta dell’ala destra che avrebbe attaccato il fianco francese attraverso il Belgio. Sul fronte orientale, invece, Schlieffen aveva predisposto solo dieci divisioni che avrebbero dovuto contenere gli attacchi russi fino al completo successo sul fronte opposto. Fattore che rivela la lungimiranza del conte e che aveva previsto l’intervento della Gran Bretagna, che sarebbe sbarcata sul continente con un corpo di spedizione di 100.000 uomini “operante insieme con i francesi“.
Nel 1906 fu nominato Capo di stato maggiore, al posto di Schlieffen, Helmuth von Moltke il quale mancava del coraggio e della lungimiranza che avevano reso celebre il suo predecessore. Non comprendendo la genialità del piano ne smussò l’idea di fondo cercando di bilanciare quel deliberato sbilanciamento tra le due ali. Un’altra importante modifica riguardò i territori neutrali tra Germania e Francia: Schlieffen aveva previsto che l’ala destra fosse schierata non solo sul territorio belga, ma anche su quello olandese fino a Krefeld, il conte, pur sperando che la Germania riuscisse a ottenere per via diplomatica il consenso dei Paesi Bassi, aveva previsto che uno schieramento di forze così ingente avrebbe spinto i francesi ad oltrepassare la frontiera col Belgio per arroccarsi in posizione difensiva nella valle della Mosa. In questo modo il pretesto per avanzare in territorio neutrale non sarebbe mancato e la Germania avrebbe evitato qualsiasi riprovazione morale.
Moltke non afferrò l’audacia del pensiero di Schlieffen e preferì invadere il Belgio per conquistare con un colpo di mano Liegi. Così facendo, illudendosi di accrescere la sua sicurezza militare, si tirò addosso il biasimo dei neutrali, inimicandosi la stessa Gran Bretagna.
- Alfred von Schlieffen
Gran Bretagna: l’attraversamento della Manica. Sino al 1911 fu opinione dell’ammiragliato britannico che l’esercito dovesse essere trasportato direttamente sul suolo tedesco dando inizio a una campagna offensiva in cui la marina rivestisse un ruolo di primo piano. Ben presto si capì che queste non erano altro che vane speranze di visionari che credevano che il piccolo esercito inglese potesse combattere ad armi pari contro la macchina bellica tedesca. Si presentò necessario e inevitabile un rinnovamento completo delle alte sfere dell’ammiragliato. Fu affidato al difficile compito di repulisti il giovane Winston Churchill che nell’ottobre 1911 fu nominato Primo Lord dell’Ammiragliato. Conseguentemente la strategia del blocco ravvicinato fu prontamente sostituita dall’altrettanto efficace, ma più prudente strategia del blocco a distanza. Modifiche riguardarono anche il trasporto delle truppe lungo la Manica: il transito sarebbe avvenuto a occidente della linea Dover-Calais e la zona di concentramento fu fissata sulla linea Maubeuge-Hirson.
La corsa agli armamenti navali. Nel 1906 l’imperialismo si affievolì, le grandi potenze si concentrarono sulle questioni di politica interna. Col progressivo rafforzarsi delle forze democratiche si diffuse un sentimento nazionalistico che creò una forte aggressività nelle relazioni internazionali. Questa nuova circostanza venne messa in luce dalla rivalità navale tra Germania e Gran Bretagna. Approfittando di una flessione produttiva dei cantieri navali britannici, che preferirono concentrarsi sulla potenza piuttosto che sul numero, l’Ammiraglio Tirpitz inaugurò un ambizioso programma navale. La Gran Bretagna di fronte alla prospettiva di una concorrenza tedesca si allarmò. Inizialmente il governo Campbell-Bannermann sperava di risolvere la questione per via diplomatica, ma la proposta alla conferenza dell’Aia del 1907 di una generale riduzione degli armamenti fu nettamente rifiutata dall’Impero tedesco. Nonostante il kaiser Guglielmo II affermasse che la flotta tedesca non avesse finalità offensive, l’opinione britannica rimase inquieta, sfiorando un’agitazione quasi isterica.
Attentato di Sarajevo. Il Kaiser Guglielmo II si trovava a Kiel in occasione dell’annuale regata sull’Elba nell’ambito della “settimana di Kiel” quando il 28 giugno lo raggiunse un telegramma che annunciava che l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo in visita a Sarajevo era rimasto vittima di un attentato insieme con la consorte Sofia. L’erede al trono degli Asburgo si recò in visita ufficiale nella città serba il 28 giugno 1914, in occasione dell’anniversario della sconfitta che i turchi avevano inflitto ai serbi nella battaglia del Kosovo del 1389. L’organizzazione terroristica serba “Mano Nera” aveva affidato a sei giovani cospiratori il compito di attentare alla vita dell’arciduca in nome dell’indipendenza serba. In mattinata uno di questi lanciò una bomba contro la macchina dell’erede, ma l’ordigno, rimbalzando sulla fiancata, esplose contro l’automezzo successivo, ferendo due ufficiali. Nonostante il tentato assassinio, il corteo continuò il suo cammino e giunto in municipio Francesco Ferdinando apostrofò le autorità in tono adirato: “E’ così che accogliete i vostri ospiti? Con le bombe?“.
Il fallito attentato in realtà risultò decisivo per le sorti dell’Europa. L’arciduca, infatti, chiese di essere condotto all’ospedale per far visita agli ufficiali feriti e il fato volle che, l’autista costretto a rallentare per compiere un’inversione a “U”, dopo aver sbagliato strada, permettesse a Gavrilo Princip di avvicinarsi , esplodendo facilmente contro il “bersaglio mancato” due colpi, ferendo entrambi i passeggeri, che morirono lungo il tragitto. Al diffondere della notizia del crimine tutte le nazioni reagirono indignate e con orrore. Solo due paesi rimasero insensibili all’accaduto: l’Austria e la Serbia. Da una parte la stampa serba fece ben poco per dissimulare il suo compiacimento, come anche l’opinione pubblica e lo stesso governo, che, appena uscito dalle guerre balcaniche, non desiderava altro che pace e reagì apaticamente. L’Austria, del resto, diede inizio ad una debole indagine per determinare se la Serbia avesse effettivamente avuto parte all’attentato, dalla quale non emerse alcuna prova a sostegno di questa tesi.
- Attentato di Sarajevo

