Siamo in un periodo davvero buio per quanto riguarda il mercato videoludico, non ci sono altri modi per descriverlo, come si evince anche da gli articoli settimanali che scrivo, che praticamente potrebbero essere classificati come doomposting (ovvero, commentare con eccessiva negatività news e annunci di sorta). Il vero problema è che quando gli annunci che avvengono su base settimanale sono di portata così impattante e soprattutto nefasta, il confine tra la negatività e il realismo diventa molto labile.
Questa settimana Sony ha infatti annunciato, oltre la chiusura degli store di PS3 e PSVita, che dal 2028 interromperà la produzione di dischi fisici (blu-ray) a partire da gennaio 2028 per i nuovi giochi in uscita sulle console PlayStation. Questa scelta arriva sull’onda del medesimo annuncio di Rockstar e 2K per quanto riguarda l’uscita di GTA VI; disponibile sì in edizione fisica, ma senza la presenza del disco, sostituito da un codice da riscattare sullo store della console di riferimento. E ad una prima occhiata potrebbe sembrare che non c’è niente di male: sappiamo tutti che il mercato, per quanto riguarda tutte le forme di intrattenimento, si sta spostando sempre di più verso il digitale. Film e musica vengono ormai considerati principalmente dei prodotti da consumare digitalmente via streaming, e solo i collezionisti e gli appassionati comprano le edizioni fisiche.
I trend del mercato confermano questo senso anche per i videogiochi: infatti, all’incirca il 75% di tutti i giochi viene venduto in digitale. Una mossa quindi che ha perfettamente senso, giusto? No. Vediamo come, anche in questo caso, la scelta di Sony non solo non è giustificata, ma anzi si tratta di un danno enorme nei confronti dei giocatori.
Partiamo subito dal primo dato: il 75% di tutti i giochi viene venduto in digitale. Questo dato non tiene però conto che molti giochi, soprattutto le produzioni minori e gli indie games, viene rilasciato UNICAMENTE in digitale, alcuni tra l’altro senza abbandonare mai l’ambiente PC. Se andiamo a controllare i dati di giochi che vengono rilasciati anche in formato fisico, i dati si attestano su una leggera preferenza per quest’ultimo formato (ma comunque in ordini di grandezza comparabili).
Il danno maggiore viene però inflitto al mercato dell’usato: molti appassionati infatti utilizzano proprio il mercato di seconda mano per puntare a risparmiare sui videogiochi, sia esso tramite le catene di rivenditori come GameLife, o tramite privati su Vinted e gli altri siti e applicazioni specializzate. E, ovviamente, viene anche meno la possibilità di prestare i propri giochi agli amici, uno dei cavalli di battaglia della Sony dell’epoca PS4, che aveva anche fatto un video per ironizzare sulla scelta, poi rimangiata, di Microsoft di non permettere l’utilizzo dell’usato.
Ma qual è il vantaggio di passare a un modello “digital only”? Beh, innanzitutto, proprio per il discorso della nullificazione del mercato dell’usato, i prezzi dei giochi saranno più controllati e si svaluteranno più lentamente, dato che non ci saranno alternative economiche, e l’unica opportunità per risparmiare sarà comprarli durante i saldi sul PS Store. Questa politica porterebbe a un generale aumento dei costi, portando quindi più ricavi alla stessa Sony.
Il secondo motivo riguarda le percentuali di vendita sui giochi fisici: se infatti su un gioco fisico first party di $70 Sony incassa circa $47, sottraendo le percentuali dovute alla produzione del disco e a quella del rivenditore, sul medesimo gioco digitale Sony incassa l’intera somma di $70, un aumento percentuale di circa il 50%.
La mossa di Sony, infine, rappresenta un enorme danno anche per la preservazione e la conservazione dei videogiochi: quando i server degli store verranno spenti, o quando le licenze dei giochi scadranno, questi ultimi verranno rimossi dagli store, senza più la possibilità di essere comprati. Queste cose succedono anche tutt’ora, ma con il formato fisico è possibile preservare questi giochi e continuare a giocarci. Con un passaggio al full digital questo non sarà più possibile, e alcuni giochi verranno persi per sempre (a meno di ricorrere a metodi illegali).
In definitiva, con questo gesto, se ci fossero stati ancora dubbi, Sony ci ha ricordato che il “for the players” è definitivamente morto e sepolto, reliquia di un’epoca in cui si giocava senza tanti pensieri e con certezze che ormai non ci sono più.