Sei pezzi, sei caratteri: Re, Donna, Torre, Alfiere, Cavallo e Pedone.
Abbiamo conosciuto la scacchiera. Adesso possiamo finalmente conoscere chi la abita.
All’inizio tutto sembra molto ordinato: un Re, una Donna, due Torri, due Alfieri, due Cavalli e otto Pedoni per parte. Trentadue pezzi in tutto, sedici bianchi e sedici neri, schierati con una simmetria quasi rassicurante. Ma basta cominciare a giocare perché quell’ordine si dissolva e ciascun pezzo riveli la propria natura.
Perché i pezzi degli scacchi non si distinguono soltanto per il modo in cui si muovono. A forza di osservarli, finiamo quasi per attribuire loro un temperamento. C’è chi corre e chi procede lentamente, chi conosce soltanto la linea retta e chi trascorre l’intera esistenza sulle diagonali. C’è chi deve essere protetto da tutti e chi viene mandato avanti sapendo che difficilmente tornerà indietro. E ce n’è persino uno che, mentre gli altri rispettano gli ostacoli, li salta con assoluta indifferenza.
Forse è proprio qui che una regola diventa un carattere: il carattere di un pezzo è il modo in cui affronta i propri limiti.
Il Re: tutti lo proteggono, ma è il meno libero di tutti
Cominciamo dal Re, perché le gerarchie vanno rispettate almeno fino a quando non comincia la partita.
Può muoversi di una sola casa alla volta, in qualsiasi direzione, purché naturalmente non vada a collocarsi sotto attacco. Non corre, non attraversa la scacchiera e non può permettersi troppe imprudenze. Eppure tutto ruota intorno a lui.
Possiamo perdere la Donna, le Torri e perfino tutti i Pedoni e continuare a giocare. Quando invece il Re subisce uno scacco dal quale non esiste via d’uscita, la partita è finita.
È dunque il pezzo più importante e, nello stesso tempo, uno dei meno potenti. Tutti lo difendono proprio perché lui, da solo, può fare ben poco.
Sei pezzi, sei caratteri: Re, Donna, Torre, Alfiere, Cavallo e Pedone
Il potere possiede spesso questo paradosso: più diventa indispensabile, meno può permettersi di essere libero.
Per buona parte della partita il Re cerca quindi riparo. Poi, quando il campo si svuota e molti dei suoi difensori e dei suoi nemici sono scomparsi, cambia improvvisamente vita: nel finale esce dal rifugio, si avvicina al centro e diventa un combattente.
Forse anche i Re diventano coraggiosi quando rimangono senza corte.
La Donna: il potere senza corona
Accanto al Re troviamo il pezzo più potente della scacchiera.
La Donna può percorrere quante case desidera lungo colonne, traverse e diagonali, naturalmente finché la strada rimane libera. In lei convivono i movimenti della Torre e dell’Alfiere. Può cambiare fronte in una sola mossa, attaccare da lontano e comparire improvvisamente in una zona della scacchiera nella quale, fino a un momento prima, sembrava non avere nulla da fare.
La contraddizione è evidente: il Re, lento e vulnerabile, non può essere perduto; la Donna, potentissima, può essere sacrificata.
Negli scacchi, come talvolta nella vita, chi possiede più potere non è necessariamente colui che possiede più importanza.
Proprio la sua forza, però, può diventare una tentazione. Quando siamo alle prime armi ci innamoriamo facilmente della Donna e abbiamo fretta di portarla all’attacco. È uno degli errori più naturali: confondiamo il potere con l’invulnerabilità. La scacchiera, di solito, si incarica abbastanza presto di correggerci.
La Torre: non ama le deviazioni
La Torre ha un carattere molto diverso. Percorre colonne e traverse per quante case desidera, ma soltanto in linea retta. Non conosce diagonali, non fa curve e non sembra avere alcun interesse a impararle.
All’inizio della partita la vediamo quasi sempre relegata negli angoli, spesso imprigionata dai propri pezzi. Potremmo perfino dimenticarci di lei. Poi una colonna si apre e tutto cambia: quella figura rimasta a lungo immobile può attraversare improvvisamente la scacchiera e diventare una delle presenze più pericolose della posizione.
La Torre non pretende molte strade. Le basta che quella che ha davanti sia libera.
Ci sono caratteri che non chiedono molte possibilità: pretendono soltanto che quella scelta sia libera.
E quando due Torri riescono finalmente a collaborare sulla stessa colonna o sulla stessa traversa, comprendiamo che la semplicità non è necessariamente debolezza.
L’Alfiere: condannato alla fedeltà
L’Alfiere vive sulle diagonali e può percorrerle per quante case desidera, sempre che nessuno gli impedisca il passaggio.
Possiede però una singolare limitazione. Se nasce su una casa chiara, rimarrà sulle case chiare per tutta la partita; se nasce su una casa scura, non conoscerà mai una casa chiara. Può attraversare l’intera scacchiera da un angolo all’altro, ma metà di quel mondo gli sarà per sempre preclusa.
È libero di andare lontanissimo, purché rimanga sempre nel proprio colore.
Ci sono fedeltà che durano una vita soltanto perché non abbiamo mai avuto la possibilità di tradirle.
È anche per questo che i due Alfieri si completano così bene. Ciascuno vede il mondo che all’altro è vietato vedere e, insieme, possono controllare entrambe le metà cromatiche della scacchiera.
Il Cavallo: l’irregolare
Poi arriva il Cavallo e la geometria, così ordinata fino a quel momento, comincia a comportarsi in modo strano.
Il suo movimento disegna una “L”: due case in una direzione e una in quella perpendicolare. Ma la vera particolarità è un’altra. Il Cavallo è l’unico pezzo che può saltare sopra gli altri.
Davanti a lui possono esserci Pedoni, Alfieri, Torri o perfino una piccola folla di pezzi: se la casa sulla quale deve arrivare è disponibile, il Cavallo non si preoccupa di ciò che incontra lungo il percorso. Non attraversa realmente quelle case; semplicemente compare dall’altra parte.
Forse è anche per questo che ci affascina. In un mondo nel quale tutti sembrano costretti a seguire una strada, il Cavallo pare conoscere un passaggio segreto.
Le regole diventano particolarmente interessanti quando concedono a qualcuno il privilegio di violarne l’apparenza.
Ma anche lui paga la propria libertà. Al centro della scacchiera può controllare fino a otto case; relegato in un angolo, soltanto due. Il Cavallo non ha bisogno di correre lontano: ha bisogno di avere molte possibilità intorno a sé.
Il Pedone: quello che può diventare qualcos’altro
Infine, arriviamo al più umile e numeroso dei pezzi.
Il Pedone avanza normalmente di una casa alla volta e, quando si trova ancora sulla casa di partenza, può scegliere di avanzarne due. Ma quando cattura cambia improvvisamente comportamento: non prende il pezzo che ha davanti, bensì quello che si trova in diagonale.
E soprattutto non può tornare indietro.
Ogni passo compiuto da un Pedone è definitivo. La Torre può avanzare e tornare sui propri passi, così come la Donna, l’Alfiere, il Cavallo e il Re. Il Pedone no. Per lui esiste soltanto una direzione.
Il Pedone possiede soltanto il futuro.
E proprio il pezzo che sembra avere meno possibilità nasconde il destino più sorprendente. Se riesce ad attraversare tutta la scacchiera e raggiunge l’ultima traversa, viene promosso e può trasformarsi in una Donna, una Torre, un Alfiere o un Cavallo.
Il Re nasce Re e rimarrà Re. La Donna nasce potente e rimarrà Donna. Il Pedone, invece, può arrivare dall’altra parte della scacchiera e diventare qualcosa che all’inizio della partita non era.
Forse è questa la più democratica delle regole degli scacchi: l’origine stabilisce da dove partiamo, non necessariamente dove arriveremo
Ora i sei caratteri sono davanti a noi. Il Re è indispensabile ma poco libero, la Donna potentissima ma sacrificabile, la Torre rigorosa, l’Alfiere fedele al proprio colore, il Cavallo irregolare e il Pedone lento, irreversibile, ma capace di trasformarsi.
Nessuno di loro potrebbe davvero sostituire gli altri. Ed è proprio la loro diversità a rendere possibile il gioco.
Una scacchiera popolata soltanto di Donne sarebbe forse terribilmente potente, ma dopo poco rischierebbe di diventare terribilmente noiosa. La perfezione può impressionarci per qualche istante; sono le differenze a permetterci di raccontare una storia.
Adesso conosciamo i personaggi.
Possiamo finalmente cominciare a guardarli vivere.
Alla prossima.