Nel marzo del 2016, in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Toei Animation, venne annunciato ufficialmente un nuovo progetto anime dedicato all’universo di Tiger Mask: Tiger Mask W.
Continuiamo il percorsto dedicato agli Spokon così come fatto in precedenza quando abbiamo parlato di titoli come Rocky Joe, Supercar Gattiger, Sampei, Judo Boy, Pat la ragazza del Baseball, Ken Falco , ecc…
Stavolta è il turno di una serie molto più recente rispetto alle serie che prendiamo in analisi in questa rubrica dato che non parliamo più di produzioni degli anni 70 che sono state trasmesse in Italia negli anni ’80 ma di un’anime realizzato nel 2026 e che aveva un compito arduo, riportare in vita il brand di Tigermask (Uomo Tigre in Italia) approfittando dell’anniversario importante, ovvero i 48 anni dalla sua nascita della serie televisiva (il manga è del 1968). Parlarne oggi a distanza di 10 anni da quella data può sembrare un pò fuori tempo ma essendo una serie in continuità con quella classica, che quest’anno di anni ne compie 57, non potevamo lasciarla fuori, considerando anche che Panini sta ristampando il manga originale a dimostrazione che il brand è ancora fortemente cercato dagli appassionati.
La serie di Tigermask W è stata realizzata dallo stesso studio che aveva prodotto gli storici adattamenti animati e nella storia sono stati inclusi numerosi cameo di celebri federazioni di wrestling reinterpretate in versione anime.
All’epoca l’annuncio generò immediatamente grande curiosità tra gli appassionati creando, come spesso succede, due fazioni diverse e inevitabili critiche dei fan più nostalgici, pronti a confrontare il nuovo progetto con la serie classica. Tuttavia è innegabile che l’anime originale, pur avendo una trama solida e ben costruita, oggi come 10 anni fa risenta inevitabilmente del peso degli anni soprattutto dal punto di vista tecnico e visivo, elementi fondamentali per conquistare il pubblico moderno.
Le origini dell’Uomo Tigre
Per comprendere davvero l’importanza del franchise bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente al 2 ottobre 1969, giorno in cui debuttò sulle televisioni giapponesi l’anime dedicato a Naoto Date, meglio conosciuto come Uomo Tigre (タイガー・マスク, Taigā Masuku).
Prima dell’anime, Tiger Mask nasce come manga pubblicato da Kodansha nel 1969. Alla sceneggiatura troviamo Ikki Kajiwara, mentre il character design fu affidato a Naoki Tsuji.
Successivamente, tra il 1969 e il 1971, la Toei Animation — già famosa per numerose produzioni legate ai robot di Go Nagai come Mazinga Z e Goldrake — realizzò una serie animata composta da ben 105 episodi. In Italia l’anime arrivò nel 1982 grazie alla distribuzione iniziale di ITB, per poi passare successivamente a Doro TV, società che contribuì in modo significativo alla diffusione degli anime giapponesi nel nostro Paese.
La serie originale dell’Uomo Tigre si distingue ancora oggi per i suoi toni particolarmente duri e maturi. Gli incontri di wrestling sono estremamente violenti, spesso accompagnati da scene crude e combattimenti al limite della resistenza fisica. Nonostante questo, Naoto Date riesce sempre a rialzarsi grazie alla sua determinazione e alla volontà di sconfiggere Mr. X e la terribile Tana delle Tigri, organizzazione senza scrupoli da cui lui stesso proviene e nella quale è stato addestrato attraverso allenamenti brutali.
Il finale della serie è ricordato ancora oggi come uno dei più drammatici mai realizzati in un anime sportivo, probabilmente poco adatto a un pubblico molto giovane. Un epilogo duro, intenso e allo stesso tempo straordinariamente emozionante per la sua forte carica tragica.
Tiger Mask II e la perdità di tragicità
Il successo ottenuto dall’anime spinse la Toei a produrre, nel 1981, un seguito intitolato semplicemente Tiger Mask II. Questa nuova serie, composta da 33 episodi, racconta le vicende di Tatsuo Aku — conosciuto in Italia come Tommy Aku — erede spirituale di Naoto Date. La storia è ambientata nove anni dopo gli eventi della serie originale.
Uno degli aspetti più evidenti di questo sequel è il notevole restyling grafico, che rese l’anime molto più moderno e piacevole da vedere rispetto alla produzione precedente. Sul piano narrativo, invece, venne introdotta una nuova organizzazione criminale: la Federazione Spaziale, destinata a sostituire la storica Tana delle Tigri, ormai distrutta al termine della prima serie.
A guidare la nuova minaccia troviamo Arman Hassan, emiro arabo spietato e deciso a conquistare il mondo del wrestling giapponese per espandere successivamente il proprio potere. Nel corso della storia, però, il personaggio attraversa una profonda evoluzione fino a comprendere i propri errori e redimersi completamente negli episodi conclusivi, dove mostra anche il suo valore come combattente.
Diversamente dalla conclusione tragica della serie originale, Tiger Mask II sceglie un finale molto più romantico: Tommy Aku, dopo aver rivelato pubblicamente la propria identità sul ring, dichiara il suo amore alla giornalista Midori, da tempo a conoscenza del suo segreto.
Tiger Mask W e la nuova generazione
Nonostante sia una storia nuova, Tigermask W resta fedele allo spirito originale ma non segue le vicende di Naoto Date o Tommy Aku e introduce due nuovi protagonisti: Naoto Azuma e Takuma Fujii. Sono amici d’infanzia che sono cresciuti insieme in un piccolo dojo di wrestling. La loro storia inizia quando la palestra viene distrutta dalla terribile Tana delle Tigri. A questo punto, le loro strade si dividono. Naoto decide di combattere il male diventando il nuovo Tiger Mask, mentre Takuma sceglie di entrare nell’organizzazione criminale e assume l’identità di Tiger the Dark.
La rivalità tra i due protagonisti è il cuore della serie. La trama riprende molti elementi classici del franchise, come la vendetta, il sacrificio, la redenzione e l’amicizia. Tuttavia, li rielabora con un ritmo più moderno e accessibile a chi non conosce l’opera originale.
Le animazioni moderne e i combattimenti spettacolari sono uno degli aspetti migliori di Tiger Mask W. La Toei realizza incontri dinamici e veloci, riuscendo a trasmettere perfettamente l’impatto fisico dei combattimenti. Le mosse sul ring sono spettacolari, ma non diventano eccessivamente irreali. Le animazioni sono solide e convincenti, soprattutto durante i match più importanti.
La regia degli incontri è molto riuscita, alternando momenti adrenalinici a scene più emotive senza spezzare il ritmo. La serie ha anche un forte legame con il vero wrestling giapponese, con la collaborazione di numerosi wrestler realmente esistenti della NJPW. Questo rende l’universo narrativo molto più credibile e autentico.
La colonna sonora e l’opening sono molto ben fatte, valorizzando i momenti più drammatici della serie. L’opening riprende la storica sigla dell’Uomo Tigre, aggiornandola con sonorità più moderne e aggressive ma oggettivamente lontane dalla qualità delle BGM di Tiger Man II e lontanissima da quella di Tiger Man I.
Ad ogni modo, Tiger Mask W è un ottimo revival che rispetta l’eredità storica del franchise senza rimanere intrappolato nella nostalgia. La serie riesce a parlare sia ai fan storici sia a una nuova generazione di spettatori grazie a combattimenti spettacolari, personaggi carismatici e una narrazione semplice ma coinvolgente. È uno dei migliori anime sportivi moderni dedicati al wrestling e dimostra come certi miti possano ancora funzionare anche dopo decenni.
Il mito di Tiger Mask nella realtà
Non tutti sanno che il successo dell’Uomo Tigre in Giappone fu talmente enorme da influenzare direttamente anche il mondo del wrestling reale. Diverse federazioni decisero infatti di creare veri lottatori ispirati al personaggio del manga e dell’anime, utilizzando il celebre costume di Tiger Mask come gimmick ufficiale.
Chi seguiva il wrestling giapponese sulle televisioni private italiane ricorderà probabilmente la voce di Tony Fusaro, storico commentatore che raccontava gli incontri di personaggi leggendari come Antonio Inoki, Giant Baba e André the Giant, tutti apparsi anche nell’universo narrativo di Tiger Mask.
Esiste inoltre un curioso episodio legato alla popolarità del personaggio: in Giappone, diversi orfanotrofi ricevettero negli anni donazioni anonime e regali firmati con il nome “Naoto Date”. Un gesto simbolico che dimostra quanto alcuni personaggi di anime e manga riescano a superare il confine della fantasia entrando profondamente nell’immaginario collettivo e persino nella vita reale.